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“Paradosso sul Lago di Como: ora siamo noi a fotografare i turisti. Le 8 proposte per un Lario vivibile”

Diciamo la verità. Ci siamo ormai rassegnati. All’overturism intendo. Sarà perché ormai l’estate è finita, sarà per abitudine, sarà per adattamento, sarà per indole italica e pure lariana, ma non ci scandalizziamo più per i camper piantati lì ovunque, non ci indigna più la gelateria pluristratificata, non ci inquieta più la pizzeria inarrivabile o il ristorante impossibile da prenotare, non ci meraviglia più la coda per accedere alla funicolare che arriva quasi a Villa Geno, e ci divertono quasi le famigliole che apparecchiano sotto il tendalino della roulotte con vista lago.

Anzi, si è rovesciato il fenomeno: siamo noi lariani che li fotografiamo, i turisti intendo, nelle loro abitudini, manie, comportamenti bizzarri e a volte oltraggiosi. Un contrappasso, non più loro a riprendere i nostri luoghi (fanno solo selfie a uso di amici e parenti) ma noi a immortalare loro e condividere sui social le varie stranezze che notiamo. Siamo rassegnati, dicevo, anche perché girando l’Italia per le nostre vacanze, siamo stati avvolti da una sorta di consolazione: siamo tutti messi così.

Non è solo il Como Lake l’oggetto dei desideri, alle Cinque Terre non camminano più, in Salento non arrivano al mare, in Sicilia con respirano quasi (e non per il caldo), per non parlare dell’Amalfitana, di Venezia, Firenze, Roma, Bologna, il lago di Garda, le Dolomiti, i borghi toscani e umbri. Ovunque. Se ci consola la condivisione del fenomeno portandoci alla già citata rassegnazione, non ci diamo pace però per la mancata gestione dello stesso. Capiamo l’importanza del 10% di PIL che il turismo rappresenta, arriviamo persino a pensare che i 215 miliardi annui che il settore vale non caschino nelle tasche di pochi fortunati (e furbi), ma siano per buona parte spalmati su tutti i cittadini. Ma non ci rassegniamo a pagarne il prezzo con l’intensità attuale.

Che vuol dire, per fare esempi, che i residenti della Lariana debbano trovare dei mezzi pubblici che li riportino a casa da Como, che gli abitanti del lago possano trovare posto sulla navigazione, che i comaschi possano passeggiare sul proprio lungolago e anche trovare case in affitto dove viverci loro e che non servano soltanto, seppure legittimamente, per le vacanze di gente da tutto il mondo. Mettere in campo un minino di misure che adesso non vediamo: quote di visitatori ove sia possibile attuarlo, obbligo di prenotazione per taluni siti, posti riservati per residenti sui sistemi di trasporto, limiti viabilistici (con sequestri dei mezzi o delle patenti agli autisti, non multe ridicole), riduzione dei gruppi organizzati, per quantità e numero, regolamentazione degli affitti brevi, ganasce ai mezzi di trasporto messi lì dove capita, sensibilizzazione dei turisti alle regole e al rispetto delle stesse.

Chi lo deve fare? Quale istituzione cioè? Ognuno faccia la propria parte. Le regioni possono stabilire per esempio tetti massimi di nuovi posti letto, l’ha fatto il Trentino-Alto Adige. I Comuni possono fare il resto, le aziende di trasporto pure. Il Prefetto potrebbe organizzare un tavolo di confronto con i vari attori interessati e chiedi loro idee, progetti e periodiche misurazioni dei risultati. E non deve unicamente essere una questione repressiva, ma prevalentemente preventiva.

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