L’ha detta netta don Giusto della Valle, parroco di Rebbio: “Paghiamo ancora gli effetti dei decreti Sicurezza di Salvini”, e lo fa nei giorni in cui l’enorme macchina dell’accoglienza e della solidarietà si muove. Da un lato gli aiuti da spedire in Ucraina per sostenere il popolo aggredito dall’attacco russo, dall’altro la preparazione di spazi e case in vista dell’arrivo dei profughi in fuga dal Paese. Lo ha fatto in un’intervista a ComoZero Settimanale alcuni giorni fa, articolo che ovviamente sul fronte delle cronache non tiene conto dei più recenti aggiornamenti ma che nella sostanza delle valutazioni espresse dal sacerdote rimane inalterato (per gli aggiornamenti più recenti vi rimandiamo a queste cronache).
“Purtroppo il modello di accoglienza è fallimentare in tutta Italia – spiega il don – certo, c’è da mangiare, da bere e da dormire, ma poi nulla dal punto di vista educativo, della formazione, dell’inserimento. Cooperative che avevano cento posti ora ne hanno meno della metà, hanno pochi soldi, faticano a pagare i collaboratori. I contributi sono bassissimi e la qualità dell’accoglienza è pessima se si parla di servizi. Questo è l’effetto dei decreti Sicurezza di Salvini, ma non che col predecessore Minniti fosse molto meglio e anche l’attuale Governo non si stacca troppo chi è venuto prima”.
E sempre sul fronte ucraino: “Aspettiamo ancora che si muova il pachiderma dell’accoglienza ufficiale, al momento tutto va a rilento, si fanno incontri dove peraltro l’associazionismo non è invitato nonostante si sia attivato dai primi istanti della guerra”.

Poi don Giusto pone il problema delle strutture pubbliche: “Como ne avrebbe per accogliere i rifugiati, penso al centro di via Sacco e Vanzetti a Prestino, a quello di via Conciliazione chiuso da tre anni per ristrutturazione e un’infinità di altri. Siamo alle solite” .
Il sistema accoglienza scricchiola? “Scricchiola tanto”.
Come ci si muove in questi giorni a Como? “Intanto – evidenzia il don – c’è Caritas che raccoglie i contributi economici e li gira alle sedi in Polonia per l’acquisto dei beni sul posto da destinare ai rifugiati e da spedire in Ucraina. Sul fronte dei beni donati i magazzini sono pieni ed è molto positivo (furgoni sono partiti dalla parrocchia di Rebbio alla volta del confine polacco-ucraino nei giorni scorsi, Ndr)”. E la solidarietà è percepibile: “Sì, tanto, e per il momento ben più, purtroppo, rispetto a quanto accaduto con altre emergenze dimenticate come quella degli afghani. Grande emozione collettiva subito e poi basta, non è stato coltivato un pensiero dopo, non sono state esercitate azioni o pressione politica. Non deve riaccadere”. Intanto a Rebbio la voglia di aiutare è evidente: “Quindici famiglie hanno già messo a disposizione le proprie case ed è molto bello. In parrocchia poi abbiamo spazi, anche se, come sempre, ci si deve adattare in vista di soluzioni migliori. Ci sono anche profughi in arrivo che chiedono di poter affittare appartamenti per brevi periodi. E’ complicato ma ci si prova”.
Insomma, l’enorme movimento dal basso è tangibile e reale, non solo a Rebbio ma in tutta la città e provincia. Don Giusto infine sottolinea l’importanza di fare rete: “A Como serve una guida che sappia interloquire e convocare le persone, l’associazionismo deve essere considerato in questi giorni, è un aspetto fondamentale”.
