Ci sono zone della città che un destino avverso sembra aver condannato a essere eterne promesse elettorali, terreno fertile per slogan e progetti che poi alla fine, per mille ragioni, non vedranno mai la luce. Non si spiegherebbe altrimenti la triste sorte della zona intorno allo stadio, quella che ci ostiniamo a definire impropriamente “Cittadella razionalista” mentre il nome più azzeccato sarebbe senza dubbio “Parcheggio razionalista”.
Eppure c’è stato un momento in cui le parole vagamente generiche del programma elettorale dell’attuale sindaco Mario Landriscina dedicate a questa zona della città sembravano a un passo dal diventare realtà, in cui concetti come “valorizzazione” e “museo a cielo aperto” potevano prendere davvero forma prima ancora che le sorti di questa zona si legassero, potenzialmente, a una ipotetica concessione millenaria dello stadio al Calcio Como e tutto si ingarbugliasse ancora di più.
C’è stata una volta, insomma, in cui il Comune avrebbe potuto decidere di trasformare la zona dello stadio da pecora nera dimenticata tra la bellissima passeggiata di Villa Olmo e i futuri giardini a lago (il cui progetto, vale la pena ricordarlo, si ferma al Monumento ai Caduti e tanti saluti) in un percorso pedonale e ciclabile degno dei monumenti che ospita.

“A inizio mandato, il sindaco Landriscina mi ha contattato chiedendomi di predisporre un progetto per pedonalizzare questa zona – racconta l’architetto Attilio Terragni – un’ottima occasione non solo per salvare la cosiddetta “Cittadella razionalista” dall’assedio delle auto e dal degrado, ma anche un’opportunità per unire finalmente tutto il lungolago, da Villa Olmo a Villa Geno”.
E l’idea che ne è nata è quanto di più lontano dal purismo fondamentalista che ci si potrebbe aspettare dal pronipote del celebre architetto Giuseppe Terragni, padre del Razionalismo e artefice di capolavori assediati dalle auto come il Novocomum e il Monumento ai Caduti: “Il principio è stato quello di eliminare almeno le auto che oggi vengono parcheggiate lungo viale Vittorio Veneto e viale Puecher fino all’hangar senza illudersi di farle sparire del tutto ma togliendole almeno dalla superficie creando un parcheggio sotterraneo da 300 posti realizzato sotto la strada, che così sarebbe diventata pedonale – spiega – questo avrebbe evitato soluzioni rischiose come l’idea di scavare sotto lo stadio a favore, invece, di un progetto concreto e di veloce realizzazione per il quale c’erano già i primi contatti con una società interessata a realizzarlo”.
Libero dalle auto, il semicerchio tra l’ingresso dello stadio e via Sinigaglia si sarebbe così trasformato in un’area pedonale e ciclabile a disposizione di cittadini e turisti con una novità: “L’ipotesi prevedeva che gli oneri di urbanizzazione venissero trasformati in interventi di pavimentazione di tutta la nuova area, ma anche nella riqualificazione dello slargo dell’hangar, oggi impresentabile – dice Terragni – qui avevo previsto la realizzazione di una zona ristoro affacciata sul lago con un porticato e una terrazza da cui godere il panorama e lo spettacolo degli idrovolanti”.
E il resto dell’area? “Sarebbe stato bello ipotizzare di togliere completamente le auto da tutta la zona, e magari di intervenire per riportare lo stadio al suo disegno originale eliminando i sopralzi, ma occorreva essere concreti – chiarisce l’architetto – per questo non avevo previsto interventi radicali, ma sicuramente un’operazione di questo tipo non avrebbe ostacolato idee future ma anzi, avrebbe potuto innescare processi virtuosi”.
E poi? “È rimasto tutto in un cassetto del Comune, forse perché avevo pensato troppo in piccolo e con un taglio poco commerciale, per così dire – è l’amara conclusione – ma se fosse stato realizzato oggi avremmo una zona pedonale di grande valore e un intervento degno di quelli fatti da chi ci ha preceduto con idee come quelle della passeggiata di Villa Olmo, ad esempio”.
