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Questa volta la Svizzera minaccia sul serio i comuni di confine: “Blocco ristorni, se ne discute a giugno”

Claudio Zali, presidente del Consiglio di Stato ticinese, lancia un avvertimento molto chiaro sulle pagine del Mattino della domenica: «I rapporti con l’Italia sono ai minimi storici, e quindi si discuterà del blocco dei ristorni in Consiglio di Stato prima di giugno».

Il problema principale al centro di questi disaccordi tra Svizzera e Penisola è la cosiddetta «tassa sulla salute». Si tratta di una nuova imposta che la Regione Lombardia vorrebbe far pagare ai «vecchi frontalieri». L’obiettivo dell’Italia è usare questi soldi per aumentare gli stipendi dei propri lavoratori del settore sanitario, cercando così di convincerli a non andare a lavorare in Svizzera. Questa situazione si aggiunge ad altre recenti polemiche diplomatiche sollevate dall’ambasciatore italiano a Berna.

Perché il Canton Ticino vuole trattenere i soldi

L’idea di bloccare i ristorni (cioè la parte di tasse sui lavoratori frontalieri che la Svizzera restituisce ai Comuni italiani) era già stata avanzata di recente da altri politici ticinesi, come Christian Vitta e Norman Gobbi. Ora è lo stesso presidente del Governo a rilanciarla come misura di difesa.

Zali spiega la situazione con fermezza: «L’Italia intende sottrarsi agli accordi internazionali stipulati con la Svizzera applicando ai “vecchi” frontalieri un’imposta supplementare giustificata con il pretesto di una tassa sulla salute».

Il presidente critica anche il Governo centrale svizzero per la sua mancanza di polso nella trattativa: «sembrerebbe che la Confederazione intende prostrarsi in ginocchio davanti all’Italia, e quindi sarebbe pronta a convalidare questa ennesima forzatura giuridica. E come sempre sarà il Ticino a doverne pagare il prezzo».

La soluzione proposta dal Consiglio di Stato è chiara: trattenere i soldi per riequilibrare i conti. Zali è convinto che «tutto quello che l’Italia preleverà in più sui “vecchi” frontalieri, deve essere compensato deducendolo dai ristorni». Per questo motivo, aggiunge e conclude: «ritengo necessario che il Consiglio di Stato torni in tempi rapidi a parlare di blocco dei ristorni».

I precedenti storici del blocco dei ristorni in Ticino

Non è la prima volta che in Canton Ticino si minaccia di non pagare i ristorni all’Italia. In passato, questa drastica misura è stata applicata in due occasioni specifiche:

  • Nel 2011: Il Cantone trattenne metà dei fondi (circa 28,4 milioni di franchi). Lo scopo era fare pressione sui governi di Roma e Berna per costringerli a negoziare nuovi accordi fiscali, discutere del problema delle «blacklist» e aggiornare il vecchio accordo sui frontalieri del 1974.

  • Nel 2019: Vennero bloccati 3,8 milioni di franchi per costringere il comune di Campione d’Italia a pagare i debiti arretrati che aveva accumulato nei confronti del Canton Ticino.

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