“L’obiettivo è completare l’opera entro inizio 2027”. Così recitava il comunicato ufficiale condiviso da Comune di Como e Acinque il 30 gennaio 2024, dopo la presentazione in grande stile del progetto per riqualificare completamente l’area Ticosa, dopo oltre 4 decenni di degrado. Il progetto illustrato oltre 2 anni e mezzo fa è sempre quello arcinoto: con un investimento di 27 milioni di euro (di cui solo 10 a carico di Acinque, con una sproporzione evidente che inceppò subito l’iter) sarebbero dovuti sorgere quasi 1000 posteggi per auto, bus, camper e bici, più una maxi rotatoria tra via Grandi e viale Roosevelt, e infine il posteggio avrebbe dovuto essere coperto da 5mila metri quadrati di impianti fotovoltaici.

A completare il tutto, e siamo al nodo che di fatto sta bloccando tutto, era inclusa anche la bonifica della famigerata cella 3 dell’area, circa 5400 metri quadrati di terreno ancora pesantemente inquinati. Ma l’esborso milionario necessario per questa operazione (e il dilemma su a chi toccasse spenderli) ha fermato tutto, almeno finora: come noto, infatti, il sindaco di Como Alessandro Rapinese ancora recentemente ha annunciato novità imminenti per la Ticosa, probabilmente con atti e documenti destinati al consiglio comunale, ma non ruspe. Di più, però, al momento non si sa.
Ciò che si conosce, però, è come si presentano oggi quei circa 40mila metri all’ingresso della Como turistica, quando mancano solo 6 mesi a quell’inizio 2027 che tanti annunci e tante speranze aveva acceso nel 2024 (Spoiler paradossale: c’è il verde meglio “tenuto” di Como).

Le foto che vedete non hanno alcuna volontà di stupire, né tantomeno ricercano punti di vista particolarmente suggestivi o studiati. Sono scattate semplicemente da dove si può scorgere l’area Ticosa senza ostacoli davanti: in parte dall’alto, in via Regina, e in parte dal basso, da via Grandi e via Roosevelt. La boscaglia amazzonica che potete ‘ammirare’ dunque è esattamente come si presenterebbe l’area.

Fa veramente impressione come alberi, arbusti, cespugli e persino il laghetto – che nel frattempo è diventano enorme e verde fluo – si siano conquistati a forza tutta la vecchia superficie industriale (e poi di parcheggio).

Certo, alcuni scorci catturati da un normalissimo smartphone senza alcun artificio svelano persino una loro ‘bellezza’: dai campanili della Basilica di Sant’Abbondio che spuntano come misteriosi missili di pietra dal cuscino verde, fino alla laguna green che si intravede tra le frasche, dalle more che anticipano la vista sulla Spina Verde, fino agli scorci di città che bucano la ‘foresta’ e così via.

Certo, poi ci sono angoli trasformati miseramente in discariche a cielo aperto o antichi rimasugli d’asfalto e cemento che rompono qualsiasi idillio.

Eppure – benché beffardissimo rispetto ai roboanti proclami del sindaco sul decespugliamento entusiasta di inizio mandato – questa specie di bosco ha quasi un suo perché. Il problema è che quel perché coincide col fatto che finora, nei quattro anni di mandato, nulla di percepibile si è mosso sulla spianata-bosco.

Ma sono stata promesse imminenti novità dal primo cittadino. E vogliamo tutti crederci, con la stessa forza e la stessa pazienza con cui crescono gli alberi sotto i campanili di Sant’Abbondio.