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Alzheimer in Rsa: “La Cassazione conferma: la retta è a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Ora rischio tsunami”

“Da oltre due anni richiamiamo l’attenzione del consiglio regionale e della Giunta regionale sul tema dell’esigibilità delle rette per gli ospiti delle Rsa che ricevono prestazioni sociosanitarie ad alta integrazione sanitaria ottenendo riscontri positivi da parte dell’assessore, ma nulla di fatto a livello concreto. La buona volontà non basta. Sarebbe servito introdurre azioni concrete per chiarire la normativa e metter fine al caos che si era già venuto a generare a seguito delle sentenze di primo e secondo grado che sancivano la non corresponsione delle rette a carico delle famiglie, e che con i recenti pronunciamenti della Cassazione rischia di trasformarsi in uno tsunami per il Sistema sanitario nazionale”, Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd, commenta così le recenti ordinanze con cui la Corte di Cassazione ha definito in modo netto l’applicazione della norma nazionale che stabilisce che chi ricovera in Rsa un familiare affetto da Alzheimer avanzato, da stato vegetativo permanente o da patologie neurologiche degenerative gravi ha diritto alla copertura dell’intera retta da parte del Ssn e chi ha già pagato può chiedere la restituzione delle somme versate all’Ats territorialmente competente.

“Ora la situazione è molto delicata e la preoccupazione è grande: le oltre 700 Rsa lombarde sono in difficoltà e lo è anche la Regione stessa, che si troverà a dover far fronte a nuovi e pesanti costi. Ma soprattutto sono in difficoltà le famiglie che hanno i propri cari malati di Alzheimer o di altre malattie neurodegenerative perché d’ora in poi sarà più difficile essere accolti nelle Rsa fino a quando non ci sarà la certezza normativa e la certezza sulla copertura finanziaria”, precisa il dem.

“Occorre una revisione seria della normativa, mettendo a punto criteri nazionali e regionali chiari per individuare con certezza i casi a totale carico del Servizio sanitario nazionale – ovvero dove la componente sanitaria è prevalente e inscindibile da quella assistenziale –, che devono rientrare in parametri di riferimento sulla salute clinica del paziente e le cure e l’assistenza effettivamente necessarie. È una questione di equità, ma anche di sostenibilità del sistema sanitario nazionale, perché se la platea degli aventi diritto alla copertura totale della retta in Rsa da parte del Ssn si allargherà impropriamente a suon di cause, metteremo a rischio la tenuta del sistema sanitario nazionale”, conclude Orsenigo.

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