Come abbiamo riportato con la lettera del sindaco Mario Pozzi, nella notte tra lunedì 17 agosto e oggi sono comparsi a San Fedele Intelvi oltre 700 manifesti e striscioni contro l’ordinanza comunale che vieta la vendita di alcolici e alimenti nel comune, in vigore dal 14 agosto al 13 settembre 2026, dalle 23 alle 6 da lunedì al giovedì, il venerdì e il sabato tra l’una della notte e le 6, infine di domenica dalla mezzanotte sino alle 6 del giorno successivo.
A firmarli è un gruppo spontaneo di villeggianti e residenti che vive la Valle e i suoi spazi e che ha deciso di prendere parola pubblicamente per spiegare le ragioni del gesto.

“Non rappresentiamo nessuno, se non chi ha a cuore questo territorio e non vuole vederlo spegnersi – spiegano Giulia e Martina, le promotrici dell’iniziativa sostenuta da numerosi aderenti – Negli anni abbiamo visto chiudere locali, attività, luoghi di ritrovo. La Valle ha progressivamente perso gli spazi che un tempo offriva ai suoi ragazzi.”
Un’ordinanza che interviene sui sintomi, non sulle cause
Il gruppo contesta l’impostazione del provvedimento: a dire dei promotori della protesta, vietare la vendita di alcolici e alimenti, sostengono, non risolve il problema di fondo, cioè la mancanza di spazi di aggregazione per i giovani in Valle: “Vietare non riporta indietro un locale chiuso, né riapre uno spazio comunale rimasto inutilizzato per anni. È solo uno specchietto per le allodole che accontenta coloro che si lamentano dei giovani dimenticandosi di essere stati giovani anche loro”.

Secondo le promotrici, un’ordinanza di questo tipo non responsabilizza le persone: si limita a vietare, senza costruire nulla. La protesta pacifica, inoltre – viene precisato – “non è e non deve diventare, una discussione sul “diritto a bere”. La questione è molto più seria e riguarda tutti”.
“Un’ordinanza non sostituisce un progetto vero per la Valle e per i suoi giovani. E non è attraverso il divieto che cresce una comunità più consapevole: invece che limitare la libertà di tutti, le istituzioni dovrebbero investire nella responsabilizzazione reale”, viene rimarcato.
Una misura che colpisce i lavoratori
Il gruppo sottolinea inoltre un aspetto rimasto meno raccontato: l’ordinanza colpisce direttamente bar e ristoranti, imponendo una restrizione sproporzionata e ingiustificata da eventi straordinari su specifiche attività commerciali. A pesare non è solo il divieto in sé, ma il metodo: i commercianti si sono trovati il provvedimento calato dall’alto, senza alcun margine di mediazione.

“Il tempismo aggrava la situazione”, sottolineano le promotrici. Il mese di agosto e in generale il periodo estivo sono, per molte di queste attività, il periodo in cui si costruisce buona parte del fatturato dell’intera stagione: è il momento in cui turisti, residenti e villeggianti tornano numerosi in Valle, e in cui bar e ristoranti dovrebbero poter lavorare senza ostacoli. “Colpire proprio in queste settimane significa penalizzarli nel momento più delicato dell’anno”.
La richiesta: progetti e investimenti, non nuovi divieti
Il gruppo rivendica un obiettivo preciso, opposto rispetto alla logica del divieto: non un paese con più restrizioni, ma un paese che torni a offrire gli spazi e le attività che negli anni ha lasciato spegnere. “C’è una contraddizione che salta agli occhi – affermano le promotrici – Agli adulti piace ripetere che i ragazzi vivono incollati al telefono, che non hanno più vita reale ma solo virtuale, che hanno perso la voglia di stare insieme. Ma la piazza dove potrebbero incontrarsi l’hanno svuotata loro, un pezzo alla volta. Il bar dove potrebbero ritrovarsi l’hanno chiuso loro. Non possiamo aspettarci che un ragazzo metta via il telefono e scenda in piazza, se quella piazza, un pezzo alla volta e anno dopo anno è stata svuotata”.

Sul breve termine, le promotrici chiedono l’apertura di un tavolo di dialogo con i giovani e con i commercianti della Valle, per arrivare insieme a una soluzione condivisa. Sul lungo termine, il gruppo chiede scelte politiche e investimenti per recuperare e creare spazi di aggregazione giovanile, dentro una progettualità seria e di ampio respiro, non un ulteriore divieto che si limita a spostare il problema.
Un percorso, non un episodio isolato
Il gruppo tiene a precisare che quello di stanotte non è un gesto isolato né un’azione fine a sé stessa, ma il primo passo di un percorso pensato per raggiungere obiettivi concreti portare avanti le proprie idee. Nei prossimi giorni sono già previste altre iniziative pacifiche. “Il messaggio lo abbiamo lanciato, adesso è il momento di dargli continuità. Non siamo soli e adesso si vede.”
Una domanda al Sindaco
“Al Sindaco vogliamo rivolgere una domanda molto semplice. Quando la sua generazione era giovane, in Valle esistevano bar, ristoranti e luoghi di ritrovo; locali come l’Orly rimanevano aperti fino a notte inoltrata. Oggi ai ragazzi viene offerto sempre meno: mancano spazi reali in cui i giovani possono trovarsi, fermarsi, vivere la loro età. E quando lo fanno, spesso lo fanno dove possono e non dove vorrebbero. Come si può chiedere ai giovani di essere responsabili, se non gli si restituiscono i luoghi in cui esserlo?” chiede il gruppo.
“Invitiamo il Sindaco ad aprire quanto prima un momento di dialogo e confronto con le parti coinvolte per arrivare insieme a una soluzione condivisa” concludono le promotrici.
