I nuovi dati pubblicati oggi dall’Ufficio federale di statistica (UST) tracciano un quadro a due velocità per quanto riguarda la manodopera estera in Svizzera. Nel primo trimestre del 2026, il numero di frontalieri registrati in Ticino si è attestato a 78.562 unità, segnando una lieve flessione rispetto ai periodi precedenti.
I numeri in Ticino: una leggera contrazione
Il dato ticinese riferito ai primi tre mesi dell’anno evidenzia un calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Il confronto su base annua conferma questa tendenza negativa, con una diminuzione dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nonostante la variazione sia minima in termini percentuali, rappresenta un segnale di stabilizzazione o lieve arretramento per il mercato del lavoro del Cantone italofono.
Il contesto svizzero: crescita costante a livello nazionale
A differenza della dinamica locale ticinese, il panorama complessivo della Confederazione mostra una vitalità differente. A fine marzo 2026, il numero totale di persone straniere con un permesso G (permesso per frontalieri) attive in Svizzera ha raggiunto quota 413.000. Questo dato nazionale evidenzia una crescita dell’1,9% rispetto al primo trimestre del 2025.
Domicilio dei frontalieri: la Francia domina la classifica
La distribuzione geografica dei lavoratori con permesso G vede la Francia come principale bacino di riferimento. Più della metà dei frontalieri attivi in Svizzera è infatti domiciliata in territorio francese (58,3%). Seguono a distanza:
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Italia: 22,3% dei frontalieri totali.
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Germania: 16,3% dei frontalieri totali.
Questi dati confermano come la Svizzera continui a dipendere in modo strutturale dalla manodopera proveniente dai paesi limitrofi, con la Francia che consolida il suo ruolo di leader, mentre il Ticino, pur restando un hub fondamentale per i lavoratori italiani, registra una battuta d’arresto nel ritmo di crescita.