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Tettamanti: “Un’isola centrale per la Napoleona. La Como futura? Le associazioni non propongono nulla da anni”

Architetto esperto di urbanistica, classe 1946, oltre cinquant’anni di professione e una lunga serie di ruoli istituzionali nel presente e nel passato, presidente della Commissione paesaggio in Provincia e ora in Comune, ha lavorato per il Parco della Spina Verde e per diverse amministrazioni del territorio, collabora attivamente con Acus (Associazione civica Utenti della Strada). A lui e al compianto Pietro Cinquesanti, si deve il progetto della rotatoria di piazza San Rocco e altre piccole grandi rivoluzioni viabilistiche della città.

Giuseppe Tettamanti ne ha pensati e messi a terra lei di progetti per migliorare la viabilità della sua Como?
In effetti sì (sorride) e mi permetta di ricordare anche le due altre proposte fatte con Acus e l’avvocato Lavatelli, poi attuate, ovvero la rotatoria di via Bellinzona e il doppio senso di via Moro, anche se si dovrebbe migliorare la segnaletica per chi viene da via Petrarca perché oggi non è chiara.

Prima di parlare di viabilità, mi piacerebbe partire da una riflessione sulla Ticosa, se è d’accordo.
Il sentimento comune è che realizzarvi soltanto un parcheggio sia un’occasione persa. E forse è proprio vero che si tratta di un’area, che pare aver attirato nel tempo una serie infinita di decisioni sbagliate e non efficaci. Dalla scelta di acquistarla, e dobbiamo risalire ai tempi di Spallino, a quella di abbattere il Corpo a C, quando vi era la proposta dell’architetto Enrico Mantero, ad esempio, di non demolirlo, con soluzioni positive. Cinquesanti pensò di realizzarvi un edificio scolastico. Poi la vicenda della Multi, la bonifica… Il maxi parcheggio è indubbiamente una scelta minimale. C’era già pronto un progetto in Comune, redatto dall’architetto Giuseppe Ruffo, per portare lì gli uffici pubblici, con la possibilità di mettere in Santarella una sala congressi e un teatro. Ci lavorò già sempre l’architetto Mantero a questa ipotesi, con i suoi studenti, lo ricordo bene perché tra quegli studenti c’era anche mio figlio. Visto che però non mi piace criticare e basta, dico anche che quell’area, dopo tutti questi anni, necessitava di una sistemazione. Ben venga il parcheggio, che se realizzato senza risorse enormi, può essere una soluzione provvisoria che non pregiudica qualcosa d’altro.

Ma ce la farà il sindaco Rapinese a portare avanti il progetto Ticosa?
Credo che la volontà politica ci sia, cosa che invece non aveva la giunta Landriscina con il progetto Ruffo, che peraltro ottenne riconoscimenti a Cannes e avrebbe avuto ripercussioni anche su Palazzo Cernezzi. Con il trasloco del Comune, si sarebbe potuto abbattere l’ala moderna e creare una nuova prospettiva, un nuovo disegno della città. A Como invece manca sempre un po’ di visione.

Nel progetto Ticosa, di Rapinese con Acinque, c’è però anche una modifica positiva della viabilità.
Mettere mano al nodo cerniera è indispensabile. Con Acus e l’avvocato Lavatelli abbiamo presentato alcune proposte, ma l’unica possibilità è andare su un doppio livello. Si deve spostare un flusso verso l’area Ticosa per superare la presenza del Cosia. In questo modo si risolverebbe anche quel maledetto semaforo tra via Gramsci e via Sant’Abbondio, che sono fuori asse. Spero che il maxi parcheggio risolva almeno il nodo di Sant’Abbondio. Tutto deve essere complementare alla rotatoria di San Rocco per rendere più fluida la Napoleona.

Lei ha lavorato anche sulla “nuova” Napoleona, vero?
Abbiamo presentato un progetto per la messa in sicurezza del curvone, disassando la corsia discendente verso un terreno incolto, che ha la necessaria profondità, per separare le due carreggiate. Un’isola centrale sarebbe anche un disincentivo a correre, ben più di un autoveox. Il progetto prevede anche la soppressione del semaforo di via Turati, che nelle ore di punta è terribile. Basterebbe invertire il senso di marcia in via Turati, riattrezzando piazza Camerlata per il collegamento diretto per Cantù.

Ma quante rivoluzioni viabilistiche ha pensato? Le ha portate anche in Comune?
Abbiamo fatto l’anno scorso un incontro con il sindaco, era ancora Enrico Colombo l’assessore alla viabilità. Abbiamo presentato una proposta per via Giussani e qualche ragionamento di ampio respiro. Si deve pensare al territorio comasco nel suo complesso, alla sua natura morfologica, un territorio di attraversamento di due grandi Statali, quella dei Giovi e la Briantea, che costituiscono dei tracciati non tangenziali, ma che penetrano nel cuore di Como, anche per chi deve solo attraversare.

Verissimo, ma come dice lei, per la morfologia della convalle è difficile evitare il flusso di passaggio.

Una soluzione si chiama prosecuzione della Tangenziale di Como verso Tavernerio, ma nel frattempo abbiamo proposto altri interventi tampone. Il primo è il superamento del passaggio livello di via Scalabrini, poi abbiamo un progetto per via Oltrecolle, che consentiva di eliminare il semaforo all’altezza di via Madruzza. Il terzo intervento riguarda via dei Mulini. Pensi a quando vi sarà la concentrazione degli uffici pubblici nell’ex Caserma De Cristoforis, quella zona di Como sarà congestionata. Avevamo studiato con l’ingegnere Ciro Di Bartolo del Comune un tracciato a fianco della futura ciclabile di via Mulini, anche carrabile, che eviti la risalita in Napoleona. Ma lei ha più notizie del Piano urbano del traffico? Noi, tra otto associazioni del territorio, avevamo presentato delle osservazioni, sono passati due anni e non è successo nulla.

Come mai secondo lei manca una visione urbanistica della città?
Dopo tutti questi anni mi sono convinto che il motivo è che prevalgono sempre le scelte economiche. Così è stato con la progressiva sostituzione dei vecchi impianti produttivi industriali sviluppando in altezza edifici residenziali. Così, in tempi più recenti, per la trasformazione del centro in una distesa di B&B, nulla viene gestito però da una regia e questo è pericoloso. Il turista ha sue esigenze, che sono ben diverse dal residente, il rischio maggiore è che si creino dei dissidi tra residenti e ospiti, perché tutto accade senza una visione, un tentativo di governare e anticipare i bisogni di Como.

Non sarà solo colpa di Rapinese però.
Assolutamente no, con il sindaco credo di avere un ottimo rapporto, anche personale. E’ vero che manca la regia, ma mancano soprattutto gli stimoli. Le associazioni, i gruppi di impresa, dalla Confindustria a Confcommercio, agli artigiani e alla Camera di Commercio, gli stessi Ordini professionali, l’Università, non propongono più nulla da troppi anni per Como. Si è persa quella vivacità che aveva portato importanti rivoluzioni. Se manca l’apporto di chi può avere un respiro più ampio e un’indiscussa autorevolezza, tutto si siede.

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