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VIDEO Fasci all’altare, tamburi in corteo e saluti romani: Mussolini rivive a Mezzegra

“Claretta Petacci è stata uccisa con l’uomo che amava. Vittorio Sgarbi ha definito quel fatto come un femminicidio e in effetti è stato un atto inutile”. Come ogni anno, don Luigi Barindelli, classe 1929, non ha lesinato termini forti duranti la messa in ricordo di Benito Mussolini e della sua amante, fucilati 73 anni fa proprio a pochi metri dall’altare della chiesa di Mezzegra.

E, almeno seguendo filologicamente l’orazione del sacerdote, l’espressione generica “a pochi passi” non ne tradisce il pensiero, poiché secondo il don – evidentemente – la versione ufficiale dell’esecuzione (davanti al cancello di Villa Belmonte attorno alle 16.30 del 28 aprile 1945) non si può dare per certa.

Altrimenti non si spiegherebbe un altro passaggio: “Preghiamo per Benito e Claretta. Per le persone, non per i personaggi storici. Dei quali non sappiamo ancora con precisione dove e come sono stati uccisi”.

Ha insistito molto, don Luigi, sui due piani diversi tra “la persona” e “il personaggio”, soprattutto in relazione al recente incontro proprio a Mezzegra con Edda Negri Mussolini, nipote di Benito Mussolini e figlia della sua ultimogenita Anna Maria, che pochi giorni fa è voluta andare in paese a vedere i luoghi della storia.

“Parlando con Edda – ha detto il prete – mi sono reso conto della differenza che c’è tra parlare del personaggio storico oppure di un proprio caro. Un conto è il duce, un conto è il nonno. Edda, tra l’altro, mi diceva che grazie a nonna Rachele ha imparato a perdonare. Ecco, io non capisco il perché di tanto odio soprattutto in politica. Qualche giorno fa abbiamo celebrato la Festa della Liberazione ma io aspetto un’altra liberazione, la vera liberazione. Quella dall’odio”.

Ma la messa in suffragio di Mussolini e Claretta – chiesa pressoché piena, i labari fascisti e del Veneto Fonte Skinheads, gli stessi del celebre blitz nella sede di “Como Senza Frontiere”, ai lati dell’altare – è stata soltanto un segmento della mattina a Mezzegra.

L’altro spezzone (nella fotogallery qui sopra), dopo la funzione, ha avuto un doppio fulcro: gli stretti tornanti che dalla chiesa portano al cancello di Villa Belmonte e la sfilata delle camicie nere con l’avanguardia di skinheads in bomber a muoversi con disciplina e stile militari, scandendo i passi inquadrati al ritmo del tamburo e sempre con emblemi e fasci ad aprire il percorso.

Enorme lo spiegamento delle forze dell’ordine, tra polizia e carabinieri, e nessuna tensione con la popolazione con contestatori di cui invece non s’è vista traccia.

Infine, una volta giunto il corteo davanti al cancello fatale (fotogallery sopra) – addobbato con enormi ritratti del duce, corone, bandiere e fotografie – il momento clou: il “Presente!”, articolato in 3 chiamate singole al grido di “Camerata Benito Mussolini!” e la folla nera schierata a cerchio a rispondere, appunto, “Presente!”. Poi, il sciogliete le righe. Letteralmente.

 

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