Tra i ristorni a rischio e la sempre più contestata tassa sulla salute si inserisce anche un altro tema – per la precisione ritorna un vecchio tema – ovvero quello relativo all’erogazione degli assegni familiari per i lavoratori frontalieri, un meccanismo che si è progressivamente inceppato a partire dal 2022, anno in cui l’Italia ha introdotto l’Assegno Unico e Universale.
Nonostante le criticità, il Consiglio federale ha recentemente escluso una sospensione dei versamenti, pur riconoscendo le oggettive difficoltà nel calcolo delle prestazioni.
La richiesta di sospensione e la posizione di Berna
Le tensioni sono emerse in seguito a un’interpellanza della Lega dei Ticinesi che ha sollecitato la sospensione dei pagamenti agli aventi diritto residenti in Italia. La mancanza di dati affidabili da parte dell’INPS esporrebbe le casse svizzere al rischio di esborsi eccessivi o doppi nonostante il Governo svizzero ha respinto la proposta di sospensione dei versamenti, sottolineando che una misura unilaterale rappresenterebbe una violazione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone.
Il rischio dei doppi versamenti e il ruolo dell’Inps
Come noto se la famiglia di un frontaliere percepisce già un assegno in Italia, la Svizzera è tenuta a versare esclusivamente la quota integrativa (ovvero la differenza tra l’importo svizzero e quello italiano).
Per effettuare questo calcolo, l’Istituto delle assicurazioni sociali ticinese necessita di dati precisi caricati sulla piattaforma europea di scambio informazioni, attiva dall’ottobre 2021. La Lega ha denunciato una “negligenza” della sezione Lombardia dell’INPS nel caricamento di tali dati, rendendo di fatto impossibile per le autorità svizzere conoscere l’esatto importo percepito dalle famiglie oltre confine.
Il nodo giuridico: Assegno Unico o prestazione previdenziale?
L’origine del blocco risiede nella diversa qualificazione giuridica dell’Assegno Unico italiano.
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La posizione dell’Italia: Roma considera l’AUU una misura di politica familiare a carattere “universale” e non una prestazione previdenziale legata al lavoro. Per questo motivo, l’INPS ritiene di non dover trasmettere automaticamente i dati ai sensi del Regolamento CE n883/2004.
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La posizione della Svizzera: Berna ritiene che l’assegno rientri pienamente nel coordinamento europeo dei sistemi di sicurezza sociale, rendendo obbligatorio lo scambio dei dati per evitare sovrapposizioni di spesa.
Attesa per la Corte di Giustizia Europea
La risoluzione della controversia è ora nelle mani dell’Unione Europea. È infatti aperta – come scrive tvsvizzera – una procedura di infrazione contro l’Italia e si attende a breve una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Il Governo svizzero confida che la Corte qualificherà l’assegno italiano come prestazione previdenziale, obbligando l’INPS allo scambio elettronico dei dati.
Nell’attesa, l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha suggerito alle Casse di compensazione (CAF) di richiedere le informazioni direttamente ai lavoratori. Se la situazione non dovesse sbloccarsi post-sentenza, Berna ha annunciato un possibile intervento diretto presso la direzione regionale della Lombardia dell’INPS per tutelare l’integrità del sistema assicurativo svizzero.