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Como, allarme nero per il Tessile-Abbigliamento. Tamborini (Smi): “Bollette più care fino all’830%, aziende a rischio”

Le aziende del settore Tessile e Abbigliamento, il cui peso per l’economia comasca non è nemmeno da sottolineare, lanciano l’allarme nero per il caro bollette. A farlo, il presidente di Sistema Moda Italia Sergio Tamborini. Dopo un biennio molto complesso a causa dell’emergenza pandemica, d’altronde, le imprese la filiera a cui appartengono messa in serio pericolo a causa degli aumenti delle materie prime e dei prezzi record dell’energia.

L’impatto di questi ultimi rincari sta influendo pesantemente sul comparto e sulle sue realtà imprenditoriali, che sono per la maggior parte di piccole dimensioni. Gli aumenti dei costi dell’elettricità si calcolano tra il + 470% e il +650% rispetto ai valori 2020, mentre quelli per il gas arrivano a circa +830% mettendo a rischio l’attività di tutti i settori energivori.

Nella nota di Sistema Moda Italia si parla espressamente “di forti rischi di tenuta, in un network fatto per la maggior parte da aziende già duramente messe alla prova in questi ultimi 2 anni. Questo scenario, che non accenna a migliorare, minaccia un impatto pesante sulla produzione industriale, con una possibile perdita di competitività sui mercati internazionali”.

Il Presidente di SMI Sergio Tamborini aggiunge: “Il continuo e, per ora, inarrestabile rialzo dei prezzi delle fonti di energia (elettrica e termica) sta mettendo ulteriormente sotto pressione l’intera filiera. Rialzi di questo livello non possono non riflettersi in un immediato aumento del valore dei prodotti e delle trasformazioni, in particolar modo nelle aziende a monte della filiera, composta da sempre da molte piccole imprese, soprattutto nell’ambito della nobilitazione che hanno maggiore difficoltà ad assorbire questi esorbitanti aumenti. Vi è una sincera preoccupazione per la tenuta della filiera stessa”.

“Sarebbero opportuni immediati interventi da parte del Governo – conclude Tamborini – in soccorso della seconda manifattura del Paese e per salvaguardare 50.000 imprese e 400.000 addetti, soprattutto cercando di fermare una speculazione che è l’origine primaria di aumenti di questi livelli, che non sono ascrivibili a oscillazioni di mercato, derivate dal rapporto economico tra domanda e offerta e pensare ad azioni quali il ricorso alle riserve strategiche nel breve termine e successivamente ad acquisti comunitari”.

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