“I dati che emergono dall’indagine congiunturale – dichiara Gianluca Brenna, Presidente di Confindustria Como – confermano anche per il mese di marzo la sostanziale tenuta del sistema produttivo comasco, con livelli di attività e occupazione complessivamente stabili e segnali ancora discreti sul fronte di fatturato ed export, in uno scenario internazionale che resta complesso e condizionato da instabilità geopolitica e pressioni sui costi. All’interno di questo quadro, però, emergono con maggiore evidenza le difficoltà legate ai costi energetici e delle materie prime, che continuano a comprimere la marginalità e a incidere sulle decisioni di investimento”.
“In questo contesto, il settore tessile – prosegue il Presidente Brenna – mostra elementi di maggiore fragilità rispetto agli altri settori, soprattutto sul fronte dell’utilizzo della capacità produttiva e della redditività. Le imprese comasche confermano comunque una buona capacità di adattamento e tenuta sui mercati esteri, ma prevale un atteggiamento di prudenza sulle prospettive dei prossimi mesi, con un aumento delle ipotesi di rallentamento. In questa fase – conclude il Presidente di Confindustria Como – la priorità resta quella di preservare la capacità competitiva del sistema produttivo, in un contesto che continua a presentare elementi di forte incertezza e pressioni significative sui costi. La tenuta dimostrata dalle imprese è un segnale importante, ma richiede di essere accompagnata da condizioni sempre più stabili e prevedibili per poter essere mantenuta nel tempo”.

Commento relativo ai dati delle aziende di Como
Le aziende di Como rivelano, attraverso i giudizi espressi nell’ambito dell’Osservatorio Congiunturale sul mese di marzo, un quadro caratterizzato da una prevalente stabilità degli indicatori, in coerenza con quanto analizzato per il campione delle imprese dei tre territori provinciali globalmente considerati.
Gli ordini mostrano performance differenziate tra mercato domestico e quello estero; nonostante sia principalmente segnalato il mantenimento dei livelli (rispetto a quanto registrato a febbraio), in caso variazione in Italia resulta più diffusa la diminuzione mentre per quanto riguarda l’export lo scenario complessivo risulta più bilanciato. Nel dettaglio, gli ordinativi interni sono considerati mantenersi sui livelli del mese precedente dal 42,9% del campione, in espansione dal 23,8% mentre in calo da un’impresa su tre (33,3%). La domanda estera è invece valutata come stabile dal 43,9% delle realtà comasche aderenti all’Osservatorio, in riduzione dal 29,3% mentre in espansione dal restante 26,8%.
L’indicatore associato all’attività produttiva risulta generalmente orientato alla stabilizzazione rispetto a febbraio, con tre aziende su cinque (60%) che indicano il mantenimento dei livelli. Nei casi di variazione, risultano però più diffusi i pareri di crescita (25%) rispetto a quelli di diminuzione (15%). Il tasso medio di utilizzo degli impianti di produzione si attesa a quota 77,2%, dato più favorevole di circa un punto percentuale rispetto a quanto esaminato nel corso della precedente edizione dell’Osservatorio (76% ad ottobre 2025). Nell’ambito del campione d’indagine sono riscontrabili differenze riguardo l’impiego medio della capacità produttiva, sia distinguendo le aziende comasche in base alla dimensione, sia classificandole rispetto al comparto di attività realizzata. Esaminando nel dettaglio, le realtà con oltre 50 occupati indicano un utilizzo medio (82,4%) maggiore rispetto a quanto mediamente rilevato per le aziende più piccole, per le quali il tasso si attesta al 72,5%. Analizzando invece imprese di Como in base al comparto merceologico, si riscontra un impiego medio dell’83,5% per le realtà metalmeccaniche e meccatroniche, del 80,4% per quelle afferenti agli altri settori e del 68,6% per delle aziende tessili. Sul versante del fatturato è riscontrabile, al pari di quanto evidenziato a livello congiunto, una situazione caratterizzata da una prevalenza di giudizi di crescita, sia per quanto riguarda le vendite in Italia, sia per l’export. Il fatturato sul mercato domestico è segnalato come stabile sui livelli di febbraio dal 32,6% del campione, in espansione dal 41,9% mentre in diminuzione dal restante 25,5%. L’export è invece valutata come in crescita da quasi quattro realtà su dieci (38,5%), in mantenimento rispetto al mese precedente da un’azienda su tre (33,3%) e in contrazione dal rimanente 28,2%.
Le ipotesi formulate riguardo l’andamento del business per il secondo trimestre 2026 delineano un quadro principalmente orientato alla stabilità, segnalata direttamente da oltre la metà del campione (51,2%). In caso di variazione, tuttavia, le attese di rallentamento (30,2%) risultano prevalenti rispetto a quelle di aumento (18,6%). Con riferimento alla visibilità sulla domanda, grazie agli ordini in portafoglio il 26,8% delle realtà comasche aderenti all’Osservatorio riesce a pianificare l’attività per alcune settimane, il 56,1% per un periodo di qualche mese mentre il rimanente 17,1% per un tempo superiore al trimestre.
Sul fronte dell’approvvigionamento delle materie prime le aziende di Como hanno segnalato, nel mese di marzo, criticità in termini di inasprimento dei listini praticati dai fornitori nonché di conseguenze sulla gestione dell’attività. Oltre tre realtà del campione su quattro (77,3%) hanno comunicato di aver dovuto far fronte ad aumenti dei costi delle principali commodities acquistate e necessarie per i propri processi produttivi. Per effetto combinato dell’inasprimento dei listini dei fornitori e dei rincari subiti dall’energia elettrica e dal gas naturale, oltre che dalle quotazioni del petrolio, il 40,9% delle aziende comasche ha dovuto ridimensionare o, in casi più gravi, posticipare gli investimenti aziendali mentre oltre otto realtà su dieci (81,8%) hanno subito una contrazione della propria marginalità. In aggiunta a quanto finora citato, sono stati riscontrati una riduzione parziale dell’attività aziendale e la necessità di riorganizzazione del lavoro o di parte dell’attività produttiva per circa una realtà su cinque (18,2%).
Gli sviluppi del contesto geo-politico internazionale registrati a febbraio e a marzo hanno determinato effetti sulle imprese comasche, influendo perlopiù negativamente sulla loro gestione. Una prima conseguenza riscontrata è stata relativa all’inasprimento dei costi. Quelli relativi alle materie prime sono stati visti in aumento significativo dal 36,4% del campione, in incremento moderato dal 38,6% mentre per il restante 25% delle imprese non sono state comunicate variazioni particolari. Nel caso delle fonti energetiche, in particolare gas ed energia elettrica, la metà (50%) delle imprese di Como ha segnalato crescite molto rilevanti, il 34,1% aumenti moderati mentre il rimanente 15,9% non ha indicato modifiche degne di nota. Per quanto riguarda, infine, il trasporto e le attività di logistica, quasi due realtà su cinque (39,5%) hanno rivelato aumenti di notevole importanza, il 46,5% degli incrementi moderati mentre per il 14% non sono stati segnalati effetti rilevanti. Un secondo ambito di criticità riguarda le difficoltà generate lungo le catene di approvvigionamento riguardanti ad esempio l’estensione delle tempistiche necessarie a ricevere le merci o il venir meno della disponibilità di componenti e materiali. Oltre un’azienda comasca su dieci (11,4%) ha riscontrato effetti rilevanti, il 22,7% problematiche di entità moderata e il 63,6% fenomeni distorsivi lievi; solo il restante 2,3% del campione non ha segnalato criticità.
I pareri qualitativi espressi dalle realtà di Como rispetto ai rapporti con gli Istituti di credito hanno delineato, per il mese di marzo, un quadro di generale e diffuso mantenimento delle condizioni praticate. Oltre nove aziende su dieci (95,4%) hanno infatti segnalato la stabilità dei costi di acesso al credito e della disponibilità degli Istituti bancari a concederlo mentre, nei casi di variazione, le indicazioni di miglioramento e peggioramento sono state residuali (per entrambe pari al 2,3%). Con riferimento al giudizio formulato riguardo alla propria liquidità, oltre due quinti (44,2%) del campione ha valutato il proprio quadro come nella norma, il 30,2% ha espresso soddisfazione mentre il rimanente 25,6% ha ritenuto la propria posizione finanziaria come migliorabile.
Anche sul versante dell’occupazione è riscontrabile, per le imprese di Como aderenti all’Osservatorio, un quadro principalmente orientato alla conservazione dei livelli rispetto a quanto registrato a febbraio. Nel dettaglio, quasi nove realtà su dieci (88,4%) hanno comunicato la stabilità, il 9,3% ha segnalato l’espansione mentre il restante 2,3% ha indicato una riduzione. Le aspettative occupazionali formulate per il secondo trimestre 2026 confermano sostanzialmente il permanere del quadro di generale stabilità tracciato per marzo; a fianco del 79,1% del campione che prevede un mantenimento degli organici, è riscontrabile un sostanziale bilanciamento tra le ipotesi di crescita (9,3%) e di diminuzione (11,6%).
OSSERVATORIO CONGIUNTURALE RAPIDO PER LE PROVINCE DI COMO, LECCO E SONDRIO: MARZO 2026
I dati dell’Osservatorio congiunturale rapido relativo al mese di marzo, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como, delineano uno scenario principalmente orientato alla tenuta degli indicatori, nonostante sia riscontrabile anche, in caso di indicazioni di variazione, una maggior incidenza dei giudizi di miglioramento rispetto a quelli di peggioramento. Gli ordini a livello italiano sono valutati come stabili rispetto a febbraio dal 43,2% del campione, in espansione dal 25,9% e in riduzione dal restante 30,9% La domanda estera si mantiene sui livelli del mese precedente dal 42,7%, è in crescita per oltre un’azienda su quattro (25,3%) mentre in decelerazione per il rimanente 32,0%. L’attività produttiva è considerata in conservazione nei confronti di quanto realizzato a febbraio dal 55,8% del campione, in aumento dal 26,0% e in diminuzione dal restante 18,2%. L’esame della capacità produttiva mediamente impiegata dalle realtà dei tre territori in marzo evidenzia un utilizzo sostanzialmente in linea rispetto a quanto esaminato nell’ edizione dell’Osservatorio congiunturale per lo scorso mese di ottobre 2025 (76,1%) mentre una situazione più favorevole di quella mediamente riscontrata nel secondo semestre dello scorso anno (72,7%). Nell’ambito del campione sono presenti differenze nel tasso medio di utilizzo degli impianti e in generale si riscontra un maggior impiego per le aziende di medie dimensioni (81,1%) rispetto a quelle più piccole (73,1% nel caso delle realtà fino a 50 occupati). Classificando le imprese sulla base del comparto merceologico di attività, è rilevabile inoltre un maggior ricorso agli impianti produttivi per le aziende metalmeccaniche e meccatroniche (78,6%) e degli altri settori (79,4%) rispetto a quelle tessili (68,8%). L’indicatore associato al fatturato descrive un scenario caratterizzato principalmente da giudizi di crescita e di mantenimento. Le vendite in Italia sono valutate come stazionarie, rispetto ai livelli di febbraio, per circa una realtà su tre (36,6%) in espansione per il 43,9% mentre in diminuzione per il restante 19,5%. Il fatturato oltre confine è segnalato in mantenimento sui livelli del mese precedente dal 36,1% delle aziende, in aumento dal 38,9% e, infine, in calo dal 25,0%.
Le previsioni espresse dalle imprese lecchesi, sondriesi e comasche riguardo l’evoluzione del business nel corso del secondo trimestre 2026 si confermano principalmente orientate al mantenimento, così come segnalato da quasi sei realtà su dieci (58,5%); in caso di pareri di variazione, le ipotesi di miglioramento (12,2%) risultano però meno diffuse rispetto a quelle di riduzione (29,3%). Per quanto concerne l’orizzonte di visibilità sulla domanda, gli ordini in portafoglio consentono di pianificare l’attività per qualche settimana nel 28,8% dei casi, per due-tre mesi nel 55% mentre per un periodo che supera il trimestre nel restante 16,3%.
Sul fronte dell’approvvigionamento delle materie prime otto realtà lecchesi, sondriesi e comasche su dieci (80%) hanno rivelato, in marzo, un inasprimento dei listini praticati dai fornitori rispetto ai livelli registrati per il mese di febbraio. Le dinamiche legate al costo delle materie prime e delle forniture energetiche hanno determinato, o perlomeno hanno iniziato a generare in marzo, impatti sotto molteplici fronti. Tra le principali conseguenze sono stati indicati la necessità di riorganizzare parte del lavoro e dall’attività produttiva (18,1% del campione), il ridimensionamento o il posticipo di investimenti aziendali già pianificati (31,3%) nonché la contrazione dei margini di profitto (75,9%).
I giudizi formulati dalle realtà dei tre territori riguardo il loro rapporto con gli Istituti di credito, valutati nello specifico sulla base delle condizioni praticate, sono risultati diffusamente orientati alla stabilità nel mese di marzo: per oltre nove imprese su dieci (96,3%) i costi di accesso al credito non sono variati, per l’1,2% sono risultati più favorevoli e per il restante 2,5% sono peggiorati. Per quanto riguarda invece la valutazione espressa riguardo la liquidità aziendale, il 45,7% del campione ha considerato il proprio quadro nella norma, il 33,3% ha indicato soddisfazione mentre il 21% ha ritenuto la situazione finanziaria come migliorabile.
Risulta complessivamente in tenuta il quadro occupazionale delle imprese dei tre territori a marzo: a fianco del mantenimento dei livelli comunicato da oltre otto realtà su dieci (85,4%), si riscontra una crescita per l’11% mentre un calo per il rimanente 3,6%. Le aspettative per l’occupazione per il periodo aprile-giugno 2026 confermano il permanere del diffuso clima di stabilità.
EFFETTI DELLE DINAMICHE GEO-POLITICHE In sostanziale coerenza con quanto esaminato nelle precedenti edizioni dell’Osservatorio congiunturale, nel mese di marzo le realtà lecchesi, sondriesi e comasche del campione hanno segnalato effetti provocati dalle tensioni geo-politiche in atto e dal conseguente aumento dell’incertezza sui mercati. Sul versante dei costi, l’approvvigionamento delle materie prime è stato accompagnato da aumenti significativi per il 36,6% del campione, da incrementi moderati per il 45,1% mentre il 18,3% delle aziende aderenti all’Osservatorio non ha segnalato particolari variazioni. Per quanto concerne i costi delle forniture energetiche, in particolare gas e energia elettrica, il 41% delle imprese ha comunicato inasprimenti significativi, il 42,2% aumenti moderati mentre per il rimanente 16,8% non sono state riscontrate dinamiche. Con riferimento ai costi inerenti il trasporto e le operazioni di logistica il 37% delle aziende ha indicato crescite significative dei costi, circa la metà del campione (49,4%) aumenti moderati e il rimanente 13,6% nessun effetto.
Per quanto attiene alle distorsioni determinate lungo le catene di approvvigionamento, valutate in particolare in termini di estensione delle tempistiche e di variazioni della disponibilità di materiali, una realtà su dieci (11,1%) ha indicato criticità rilevanti, il 22,2% difficoltà moderate, il 49,4% problematiche di lieve intensità mentre il rimanente 17,3% del campione non ha registrato variazioni.
Analizzando infine i pareri formulati riguardo gli effetti generati sull’andamento degli ordini provenienti dai clienti e, più in generale, sulle prospettive di breve periodo, il 28,7% ha segnalato difficoltà con riduzione della domanda, il 25,3% ha indicato un crescente grado di incertezza, il 5,7% un aumento degli ordinativi mentre per il rimanente 40,3 non sono state comunicate situazioni particolari.
DOMANDA L’indicatore associato alla domanda nel mese di marzo è risultato caratterizzato principalmente da una conservazione dei livelli rispetto a quanto registrato a febbraio, sia per quanto concerne il mercato domestico, sia per l’export. Gli ordini in Italia sono stati valutati come stabili dal 43,2% del campione, in espansione dal 25,9% mentre in contrazione dal rimanente 30,9%. La domanda estera è stata invece indicata come in mantenimento sui livelli di febbraio dal 42,7%, in aumento dal 25,3% mentre in diminuzione dal restante 32%.
PRODUZIONE L’attività produttiva in marzo ha mostrato andamenti stabili, rispetto a quanto registrato nel mese precedente, per oltre la metà del campione (55,8%); in caso di variazione, il 26% delle imprese ha indicato un aumento dei livelli mentre il 18,2% ha comunicato un rallentamento dei volumi realizzati. La capacità produttiva mediamente impiegata dalle realtà delle tre province si è attestata in marzo al 76,8%, sostanzialmente in linea con quanto esaminato per il campione nel corso del precedente Osservatorio congiunturale rapido (76,1% ad ottobre 2025) e più favorevole rispetto alla capacità mediamente indicata della realtà dei tre territori per il secondo semestre del 2025 (72,7%). Il tasso medio di utilizzo degli impianti rivela differenze all’interno del campione sia classificando le aziende in base alla dimensione, sia suddividendole a seconda dei comparti merceologici di appartenenza. Le aziende con oltre 50 occupati evidenziano un impiego del 81,1%, superiore a quello mediamente riscontrato per il campione delle realtà più piccole (73,1%). Per quanto concerne invece l’attività realizzata, si registra un tasso medio del 78,6% per le imprese metalmeccaniche, del 68,8% per quelle tessili e, infine, del 79,4% per le realtà afferenti agli altri settori.
FATTURATO Le vendite delle aziende lecchesi, sondriesi e comasche rivelano un quadro eterogeneo nel quale però i giudizi di espansione risultano più diffuse rispetto a quelle di diminuzione, sia per quanto concerne il fatturato estero, sia a livello italiano. Il fatturato domestico è indicato come stabile sui livelli di febbraio da circa una realtà su tres (36,6%) del campione, in aumento dal 43,9% mentre in riduzione dal restante 19,5%. Le vendite oltre confine sono invece valutate come in mantenimento rispetto al mese precedente dal 36,1% delle imprese dei tre territori, in crescita dal 38,9% e in calo dal restante 25,0%.
PREVISIONI Sul fronte delle previsioni formulate dalle aziende di Lecco, Sondrio e Como riguardo l’andamento del business per le prossime settimane è riscontrabile nuovamente una prevalenza di aspettative di mantenimento, così come comunicato dal 58,5%. In caso di ipotesi di variazione, risultano però più diffuse le segnalazioni di diminuzione (29,3%) rispetto a quelle di crescita (12,2%). Esaminando il giudizio espresso per l’orizzonte temporale di visibilità sulla domanda, gli ordini in portafoglio consentono una pianificazione di alcune settimane (inferiori ad un mese) per circa tre imprese del campione su dieci (28,8%), di qualche mese per il 55% mentre di un intervallo di tempo superiore al trimestre per il rimanente 16,2%.
CREDITO E LIQUIDITA’ Nel rapporto tra le imprese dei tre territori e gli Istituti di credito si registra, in marzo rispetto a febbraio, un diffuso mantenimento delle condizioni praticate: il 96,3% del campione non indica infatti variazioni rispetto ai costi di accesso al credito o alla disponibilità degli Istituti bancari a concederlo. Nei limitati casi di modifiche dello scenario, si riscontra un peggioramento per il 2,5% mentre un miglioramento per il rimanente 1,2%). Per quanto concerne il giudizio formulato riguardo la situazione finanziaria, oltre quattro aziende su dieci (45,7%) comunicano una situazione nella norma, un terzo del campione (33,3%) risulta soddisfatto della propria liquidità mentre il rimanente 21% la ritiene migliorabile.
OCCUPAZIONE I pareri qualitativi formulati riguardo l’andamento dell’occupazione nel mese di marzo tracciano un quadro di generale conservazione dei livelli a fianco della quale è riscontrabile, però, anche una prevalente indicazione di espansione rispetto alla riduzione. Oltre otto imprese lecchesi, sondriesi e comasche su dieci (85,4%) comunicano un mantenimento degli organici rispetto a febbraio, l’11% del campione comunica una crescita e il restante 3,6% una diminuzione. Le aspettative occupazionali per il secondo trimestre 2026 delineano un quadro caratterizzato ancora da un diffuso mantenimento degli organici; la stabilità, indicata dall’84,2% del campione, è ulteriormente avvalorata dal sostanziale bilanciamento tra le previsioni di crescita (7,3%) e di contrazione (8,5%) che assumono entità simili.