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“Io, definita da Rapinese ‘quella di Nova Como’. Da donna e professionista provo imbarazzo. E sui ciliegi ecco la verità, nessuna vittoria”

Nuova replica al video pubblicato ieri dal sindaco di Como, Alessandro Rapinese. Ecco i primi due capitoli della vicenda

  1. Giardini a Lago, esulta Rapinese: “I ciliegi non vanno ripiantati”. A Gaddi: “Sergione, l’ha deciso il centrodestra, perché non protestavi allora?” 
  2. Ciliegi, Gaddi a Rapinese: “Un sincero complimento per aver annunciato, urbi et orbi, la tua ennesima sconfitta” 

Ora prende parola l’avvocato comasco, attivista e vicepresidente dell’associazione Nova Como, Teresa Minniti, definita ieri nel video del sindaco “quella di Nova Como”. Ecco una replica dura che parte dalla definizione di rapinese e arriva a un’analisi molto articolata della decisione arrivata dalla soprintendenza che offrirebbe, spiega l’avvocato, una lettura agli antipodi di quella offerta dal primo cittadino:

Prima ancora di replicare al video autocelebrativo apparso su RapiNews24, nel quale vengo citata come “quella di Nova Como” che difende i ciliegi, credo sia necessario anzitutto soffermarsi sul contenitore.

RapiNews24 è un canale social, con tanto di stacchetto e informazioni meteo, utilizzato dal nostro Sindaco come principale — se non unico — strumento di comunicazione diretta con la cittadinanza, dove il dissenso viene sistematicamente eliminato, censurato o bannato. Io stessa faccio parte della lunga schiera di cittadini bloccati che non hanno più accesso a quelle informazioni, pur pagando le tasse come gli altri e avendo pieno diritto di conoscere e partecipare alla vita pubblica della propria città.

Quando il canale personale di un Sindaco diventa megafono istituzionale, la comunicazione si trasforma in propaganda. Nella comunicazione del Sindaco Rapinese manca il contraddittorio e trasparenza, e il controllo dell’informazione si accompagna a toni aggressivi, sguaiati, delegittimanti e intimidatori che non risparmiano nessuno e che paiono mutuati da metodi e strumenti incompatibili con una sana cultura democratica. Il confronto pubblico viene svilito a spettacolo degradante e indecoroso.

Da cittadina, da donna e da professionista provo imbarazzo. Da madre provo inquietudine.

Ogni giorno cerco di insegnare a mia figlia il valore del confronto civile, la capacità di ascoltare chi la pensa diversamente senza trasformare ogni divergenza in odio o scherno. Cerco di insegnarle la forza di saper sostenere le proprie idee con equilibrio, rispetto e dignità. Come possiamo chiedere ai nostri figli di non bullizzare, se poi gli adulti che occupano cariche istituzionali utilizzano quotidianamente proprio quei metodi?

Prima e al di sopra di ogni scelta politica – che può essere condivisa oppure no ma resta legittima se adottata nella legalità e nel rispetto delle regole – esiste un tema di postura istituzionale, di credibilità e di autorevolezza inscindibile dal ruolo di primo cittadino. Rapinese è stato eletto democraticamente e ha pieno diritto di amministrare la città, quello che però non dovrebbe essergli concesso è l’accettazione passiva delle sue esternazioni. Perché ridurre le critiche a semplici mugugni, ripetuti quasi come una formula assolutoria, finisce per trasformarsi in una giustificazione permanente di comportamenti palesemente incompatibili con il ruolo istituzionale che ricopre.

Ma veniamo al merito.

Per rendere la questione più chiara e immediata, allego anzitutto come appariva Viale Marconi prima che il Sindaco Rapinese decidesse di far tagliare nottetempo i ciliegi nel mese di novembre 2025

Allego ora la simulazione della variante richiesta dal Sindaco per Viale Marconi: sostituire parte del cannocchiale rosa con peri ornamentali, mantenendo i ciliegi in Viale Cavallotti e realizzando quindi un tratto bianco e uno rosa. Questo è ciò che la Soprintendenza ha bocciato: la piantumazione dei peri che Rapinese voleva al posto dei ciliegi. Eppure, nel video del Sindaco i peri non vengono mai nominati. Nemmeno una volta.

Si racconta ai cittadini una vittoria che, in realtà, non c’è mai stata con una naturalezza nel deformare i fatti che sinceramente mi interroga e mi preoccupa.

Quando il Sindaco mescola deliberatamente la vicenda dei ciliegi di via XX Settembre — che sono ancora lì, vivi e vegeti, dopo quattro richieste di sospensiva al TAR respinte — con quella dei Giardini a Lago, che si trovano a oltre un chilometro e mezzo di distanza e appartengono a tutt’altro contesto urbanistico, lo fa con un obiettivo evidente: confondere i cittadini. Allora, caro Sindaco, perché non spiega ai cittadini cosa prevedeva davvero la sua variante? Si vocifera di uno stralcio importante della superficie verde a favore delle esigenze dello stadio. Può assicurare pubblicamente ai cittadini che non sarà così? Può garantire che verrà preservata l’unica grande area verde ad ampio respiro della nostra città?

Perché non racconta che il cantiere era già in ritardo di oltre un anno quando, a fine febbraio 2026, ha presentato la richiesta di variante alla Soprintendenza e che l’ente era assolutamente nei termini per esprimersi? Perché non spiega che, di fatto, la Soprintendenza ha confermato il semplice taglio degli alberi come da progetto dell’amministrazione precedente?

E già che ci siamo: vuole spiegare ai cittadini se siano già stati acquistati gli arredi ludici e sportivi annunciati e quando l’aerea giochi verrà consegnata ai nostri bambini? Oppure la manifestazione di domenica scorsa, con clown e intrattenimento per famiglie, era soltanto uno specchio per le allodole, mentre alla città — una volta smontato il palco — resta semplicemente un prato rasato sotto il sole cocente?

Teresa Minniti, Avvocato e Vicepresidente Associazione Culturale Nova Como

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