Medico in pronto soccorso controlla documenti mentre una mano del paziente con dito fasciato e suturato riposa sul lettino
Magazine

Diagnosi errata in pronto soccorso? Ora puoi ottenere il risarcimento: la sentenza è storica

Un errore nella valutazione iniziale in Pronto Soccorso può avere conseguenze che vanno ben oltre il momento dell’accesso.

Quando una lesione non viene riconosciuta subito, infatti, possono cambiare tempi di cura, possibilità di recupero e responsabilità della struttura sanitaria. Una recente decisione del Tribunale di Salerno chiarisce quali elementi diventano decisivi quando il paziente chiede un risarcimento.

Il caso deciso dal Tribunale di Salerno: ferita suturata, ma la lesione tendinea non viene vista

Tutto nasce da un incidente in casa. La donna prova ad afferrare un bicchiere di vetro che sta cadendo e si procura una profonda ferita da taglio al terzo dito della mano destra. Va al Pronto Soccorso, dove la lesione viene medicata e suturata. Sembrava finita lì. In realtà, come ricostruito nel processo, sotto quel taglio c’era una lesione del tendine che non era stata riconosciuta, nonostante la profondità della ferita e il punto interessato richiedessero controlli più accurati.

Quel mancato accertamento ha avuto conseguenze concrete. La diagnosi errata, o meglio l’omessa diagnosi, ha fatto slittare l’intervento chirurgico necessario e ha lasciato alla paziente problemi funzionali alla mano. Il Tribunale non si è fermato all’errore iniziale, ma ha valutato anche ciò che è venuto dopo: il tempo perso. La domanda decisiva era semplice: se la lesione fosse stata scoperta subito, la donna avrebbe avuto una reale possibilità di guarire meglio? Per il giudice, la risposta è sì.

Triage e diagnosi tempestiva: cosa deve fare la struttura sanitaria secondo le linee guida

La sentenza richiama anche il ruolo del triage, che non è una formalità né un passaggio burocratico. Le linee guida della Conferenza Stato-Regioni del 2021 prevedono che sia svolto da personale formato, presente nell’area di accoglienza del Pronto Soccorso, in grado di leggere segni e sintomi e assegnare il giusto codice di priorità. Non basta “smistare” i pazienti. Bisogna capire quando una situazione, se sottovalutata, può peggiorare.

Operatore sanitario con guanti esamina un dito della mano con fascia e punti di sutura su lettino medico
Controllo clinico di una ferita suturata alla mano in ambulatorio, tema legato a diagnosi e responsabilità in pronto soccorso.

Nel caso esaminato a Salerno, la struttura è stata ritenuta responsabile per una condotta omissiva: non aver individuato la lesione tendinea al primo accesso. Una ferita profonda alla mano, soprattutto sulle dita, può richiedere verifiche specifiche sulla funzionalità dei tendini. Il senso della valutazione emersa in giudizio è chiaro: non si trattava di una semplice abrasione. Da qui il principio richiamato dal Tribunale: la diagnosi tempestiva fa parte dell’obbligo di cura della struttura sanitaria, non è un dettaglio in più.

Nesso causale e prova del danno: il criterio del “più probabile che non” nella responsabilità medica

Per riconoscere il risarcimento del danno, il Tribunale ha applicato il criterio del “più probabile che non”, usato nei giudizi di responsabilità medica. In sostanza, non serve provare con certezza assoluta che l’errore dei sanitari abbia causato tutto il danno. Bisogna invece stabilire, guardando alle conoscenze scientifiche e al caso concreto, se sia più probabile che quel danno dipenda dalla condotta omessa piuttosto che da altre cause.

Per la paziente, il giudice ha ritenuto dimostrato che una diagnosi corretta e tempestiva avrebbe permesso di intervenire prima, con una ragionevole probabilità di evitare o ridurre gli esiti permanenti. È il punto centrale della decisione: il ritardo diagnostico può essere risarcito quando toglie al paziente una concreta possibilità di ottenere un risultato migliore. Non ogni errore medico porta automaticamente a un indennizzo, ma quando l’omissione incide sul percorso di cura, la struttura sanitaria può essere chiamata a risponderne.

© RIPRODUZIONE RISERVATA