Il progetto si chiama Cargo Sous Terrain (CST) e prevede la realizzazione di una rete di tunnel lunga circa 500 km, posta a una profondità compresa tra i 20 e i 40 metri, destinata a collegare Ginevra a Costanza attraversando l’intero territorio elvetico.
Non si tratta di una semplice infrastruttura ferroviaria: all’interno delle gallerie, con un diametro interno di circa 6 metri, non circoleranno treni convenzionali ma veicoli automatizzati guidati, alimentati a induzione elettrica e capaci di muoversi in autonomia lungo tre corsie parallele.
I veicoli viaggeranno a una velocità costante di circa 30 km/h, mentre sul tetto delle gallerie è prevista una linea secondaria dedicata a pacchi e merci di piccole dimensioni, che potrà raggiungere i 60 km/h.
Il tunnel sotterraneo che metterà in collegamento l’Europa
Il collegamento con la superficie avverrà attraverso hub logistici verticali, dotati di ascensori automatizzati ad alta velocità per l’inserimento rapido dei carichi nel flusso sotterraneo. L’intero sistema sarà coordinato da un software centrale basato su intelligenza artificiale, incaricato di gestire le traiettorie di ogni veicolo e di ridurre al minimo tempi morti e rischi di collisione.

L’investimento previsto oscilla tra i 30 e i 35 miliardi di franchi svizzeri, finanziati interamente da capitali privati, tra cui operatori della grande distribuzione e società logistiche. Il primo tratto, tra Härkingen/Niederbipp e Zurigo, sarà lungo circa 70 km e dovrebbe entrare in funzione entro il 2031, offrendo un’anticipazione concreta di come potrebbe funzionare l’intera rete una volta completata.
Uno dei vantaggi principali del sistema riguarda la continuità operativa: mentre il trasporto su gomma in Svizzera è soggetto a restrizioni notturne e domenicali, il CST potrà funzionare 24 ore su 24, sette giorni su sette, riducendo i tempi di consegna e i costi legati al traffico stradale. Le stime parlano di una riduzione fino al 40% del traffico pesante sulle autostrade e fino al 25% di quello commerciale nei centri urbani, con benefici anche sul fronte acustico, dato che l’impatto in superficie resterà limitato agli hub di carico e scarico. L’energia necessaria al funzionamento della rete proverrà da fonti rinnovabili, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo.
Il progetto svizzero si inserisce in un filone di infrastrutture sotterranee che sta guadagnando terreno in diverse parti del mondo, dal tunnel sottomarino tra Gran Bretagna e Irlanda, ancora allo studio, fino ai tunnel per veicoli elettrici realizzati a Las Vegas. Rispetto a queste iniziative, il CST si distingue per la scala dell’intervento e per la natura interamente logistica del progetto, pensato non per il trasporto di persone ma esclusivamente per lo spostamento di merci lungo un corridoio strategico per l’economia elvetica.
Lo scavo di una rete di queste dimensioni comporterà inevitabilmente la produzione di milioni di tonnellate di materiale inerte, un aspetto che i promotori del progetto affermano di aver già considerato: il materiale estratto verrà in parte riutilizzato per il ripristino di cave dismesse e in parte impiegato nella produzione di calcestruzzo strutturale per gli stessi tunnel, secondo i principi dell’economia circolare richiamati anche dalle normative europee in materia. Un dettaglio non secondario per un’opera che, se rispetterà i tempi previsti, cambierà in modo sostanziale la geografia della logistica continentale nei prossimi decenni.
