Anziano al tavolo di cucina mentre legge una lettera e documenti, con calcolatrice, penna e occhiali sul tavolo
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Inps, scattano i recuperi sulle pensioni: chi rischia di dover restituire i soldi

La nuova verifica dell’Inps sulle pensioni della Gestione pubblica può tradursi in trattenute per alcuni pensionati, ma non riguarda tutti gli assegni né introduce un taglio generalizzato.

Con il messaggio n. 2608 dell’11 agosto 2026, l’Istituto ha concluso il controllo sulle prestazioni collegate al reddito corrisposte in via provvisoria nel 2024. Il punto decisivo è il confronto tra i dati utilizzati inizialmente e quelli poi consolidati: quando emerge che una somma è stata pagata oltre il dovuto, può scattare il recupero.

Chi può essere coinvolto dai controlli Inps

La verifica riguarda le pensioni della Gestione pubblica liquidate attraverso i sistemi proprietari SIN e GPP e si concentra soprattutto su due prestazioni: la quattordicesima e i limiti di cumulabilità delle pensioni ai superstiti. Non basta quindi essere pensionati per finire automaticamente nella procedura: devono esserci prestazioni legate al reddito erogate provvisoriamente nel 2024 e un successivo ricalcolo che evidenzi una differenza.

C’è poi una precisazione importante sui redditi esaminati. Il messaggio Inps fa riferimento ai redditi diversi da pensione indicati nelle dichiarazioni 730, Certificazione Unica e Redditi Persone Fisiche 2024, riferite ai redditi del 2023, oltre ai dati del Casellario centrale dei pensionati per il 2023 e il 2024. Le informazioni consolidate dell’Agenzia delle Entrate sono state rese disponibili all’Istituto il 18 novembre 2025.

Se il confronto mostra che il reddito effettivo era superiore a quello considerato in fase provvisoria, il diritto alla prestazione può essere rideterminato. È in questo passaggio che può nascere un indebito pensionistico: l’Inps non “taglia” la pensione di base, ma recupera la parte di quattordicesima o di pensione ai superstiti risultata non spettante.

Quando partono le trattenute e quanto possono durare

Il calendario cambia a seconda della prestazione. Per gli indebiti relativi alla quattordicesima, il recupero partirà dalla mensilità di dicembre 2026; per quelli collegati ai limiti di cumulabilità delle pensioni ai superstiti, l’avvio è previsto da gennaio 2027. L’Inps specifica inoltre che le comunicazioni agli interessati saranno inviate entro il 31 dicembre 2026.

Mani di un pensionato che controlla documenti e una busta sul tavolo, con calcolatrice, occhiali e tazzina di caffè
Un pensionato verifica documenti e comunicazioni ricevute, tra calcoli e carte, in vista di possibili recuperi sulla pensione.

La trattenuta può arrivare a un quinto dell’importo complessivo della pensione, al netto delle ritenute Irpef e salvaguardando il trattamento minimo. Il piano di recupero può essere distribuito fino a un massimo di 60 rate. La durata effettiva dipenderà quindi dal debito accertato e dall’importo sul quale l’Istituto può effettuare la trattenuta.

Se la pensione interessata non consente di recuperare tutto il debito e il pensionato riceve un altro trattamento diretto della Gestione pubblica, il residuo può essere recuperato anche su quest’ultimo. Per eventuali somme ancora dovute sono previste altre modalità, tra cui l’avviso pagoPA o la trattenuta su un’altra pensione erogata dall’Inps.

Cosa fare se arriva la comunicazione dell’Inps

Chi è interessato riceverà una comunicazione dedicata tramite PEC, quando disponibile, oppure con raccomandata A/R. Nel documento saranno indicati il debito e le modalità di recupero. È quindi importante controllare con attenzione i dati reddituali utilizzati e confrontarli con la propria documentazione fiscale.

Dal momento della notifica ci sono 30 giorni per rivolgersi alla struttura territoriale Inps competente e presentare documenti utili a chiedere la rettifica della situazione accertata. Le sedi territoriali possono inoltre modificare, nei limiti previsti, il piano di recupero impostato centralmente, previa autorizzazione del responsabile.

Il punto centrale è dunque capire se si rientra davvero nella platea interessata. Il recupero riguarda soltanto posizioni nelle quali la verifica reddituale ha evidenziato somme corrisposte in eccesso. Chi non riceve alcuna comunicazione non deve presumere automaticamente di avere un debito; chi invece viene contattato dall’Inps ha interesse a verificare subito importi, redditi e tempi del recupero.

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