Quarant’anni di attività non sono bastati a salvare Georgia Furniture Mart, catena di arredamento statunitense nata nel 1986 con il nome di “Underpriced Furniture” e costruita attorno a una promessa semplice: mobili di qualità ai prezzi più bassi disponibili.
L’azienda ha annunciato la chiusura definitiva dei suoi due punti vendita di Norcross e Kennesaw, in Georgia, insieme al magazzino che gestiva la distribuzione per le vendite online e in negozio. La liquidazione finale è partita il 16 luglio, con forti sconti su un ampio elenco di articoli per la casa, mentre sito e canali social dell’insegna non facevano ancora menzione della chiusura, riportata dall’emittente locale di Atlanta WSB-TV.
Addio alla famosa catena di arredamento
Il fondatore Michael Hall ha salutato i clienti ringraziando chi ha fatto parte del percorso dell’azienda e ha affidato all’insegna le proprie case. Ma al di là del congedo, il caso è interessante perché si inserisce in una moria di catene di mobili che negli Stati Uniti prosegue da due anni: Value City Furniture ha liquidato i suoi 79 negozi dopo il Chapter 11 della capogruppo American Signature, che ha trascinato con sé anche i 10 punti vendita a marchio American Signature Furniture; hanno chiuso Circle Furniture nel New England, Metro Mattress nello stato di New York, American Mattress nel Midwest e 5th Avenue Furniture.

Le cause, secondo gli analisti, partono dal mercato immobiliare. La combinazione di mutui costosi e prezzi delle case elevati ha portato le compravendite ai minimi storici: se le persone non traslocano, non comprano divani e tavoli nuovi. Le vendite dei negozi di mobili americani sono scese di circa l’8% dal 2022, con un ulteriore calo del 4,8% nei primi due mesi dell’anno.
C’è poi chi, come il managing director di GlobalData Neil Saunders, invita a non scaricare tutto su economia ed e-commerce: sotto la superficie, sostiene, la causa primaria è quasi sempre l’incapacità di allinearsi alla domanda. Il mobile resta d’altronde l’acquisto domestico più facile da rinviare, complice anche l’usato di piattaforme come Facebook Marketplace.
Una lettura che riguarda da vicino anche l’Italia, dove il mercato del mobile convive con dinamiche simili: compravendite immobiliari altalenanti, consumatori più prudenti e una concorrenza crescente dell’online e delle grandi catene organizzate, che mette sotto pressione i negozi indipendenti e le insegne di medie dimensioni.
Non tutto il settore, peraltro, arretra. Negli stessi mesi delle chiusure, Bob’s Discount Furniture ha continuato ad aprire punti vendita occupando gli spazi lasciati liberi dai big box, Ashley Furniture investe in store di grande formato e Ikea spinge su nuovi format e su un modello centrato sulla logistica. La domanda si è ridotta, non è scomparsa: a fare la differenza, osservano gli addetti ai lavori, è la velocità con cui i retailer più solidi trasformano le chiusure dei concorrenti in occasioni per prendersi immobili, clienti e quote di mercato.
