Ma hanno anche difetti che spesso si scoprono tardi, quando l’apparecchio è già in salotto, il tubo è infilato nel kit alla finestra e il rumore del compressore accompagna il pomeriggio. Sono utili, soprattutto in affitto o dove non si può montare uno split fisso. Raffreddano davvero. Il punto è che una parte di quel fresco, per come funzionano molti modelli, finisce sprecata.
Il limite più noto dei condizionatori portatili con tubo singolo sta nel giro che fa l’aria. Davanti esce il fresco. Dietro, però, l’apparecchio usa anche una parte dell’aria interna, già raffreddata, per portare via il calore del condensatore. Poi la espelle all’esterno attraverso il tubo. In sostanza, una quota dell’aria che si è appena pagato per raffreddare viene aspirata e mandata fuori casa.
Non è un difetto di fabbrica. È il normale funzionamento di questa categoria di prodotti. Nell’uso di tutti i giorni, però, si nota. Il pinguino portatile dà sollievo subito, soprattutto se si sta vicino alla bocchetta. Più difficile, invece, è far scendere in modo stabile la temperatura dell’intera stanza, come farebbe uno split fisso. La sensazione, raccontano spesso gli utenti, è quella di un apparecchio che “fa freddo, sì, ma rincorre sempre la stanza”.
Il problema si vede di più nei modelli economici o di fascia media con un solo tubo di espulsione, i più diffusi nei negozi e online. I BTU dichiarati contano, ma non raccontano tutto. Pesano molto anche l’isolamento della stanza, l’esposizione al sole, i metri cubi da raffrescare e quanto tengono davvero porte e finestre.
La depressione nella stanza richiama aria calda da porte e finestre
C’è poi un altro effetto, meno immediato da capire ma molto importante. Quando il tubo di scarico butta aria all’esterno, nella stanza si crea una piccola depressione. L’ambiente prova a compensare e richiama aria da dove può: sotto la porta, dai cassonetti delle tapparelle, dai bordi delle finestre, a volte dal corridoio o da stanze più calde.
Così, mentre il condizionatore lavora, una parte di aria calda esterna rientra senza sosta. Non serve avere una finestra aperta. Basta una guarnizione che non chiude bene, un foro nel pannello dove passa il tubo, un vecchio infisso in legno o una porta con un filo d’aria sotto. Sembrano dettagli. In un pomeriggio afoso, però, fanno la differenza.
Ecco perché molti notano un comportamento strano solo in apparenza: vicino al getto l’aria è fredda, anche molto fredda, ma il termometro scende piano. Dopo un’ora o due diventa chiaro che il raffrescamento reale è più basso del previsto. Intanto il compressore continua a girare e il rumore di fondo resta lì.
Il condotto disperde calore: il limite dei 4-5 gradi in meno
Anche il tubo posteriore, quello che porta fuori l’aria calda, ha il suo peso. Nella maggior parte dei condizionatori portatili, il condotto è in plastica corrugata, flessibile e non isolata. Si monta facilmente, certo. Ma mentre attraversa la stanza rilascia una parte del calore che dovrebbe finire all’esterno.
Succede soprattutto quando il tubo è lungo, piegato o resta esposto al sole vicino alla finestra. Basta toccarlo dopo mezz’ora di funzionamento: è caldo, a volte molto caldo. Alcuni provano a coprirlo con teli, asciugamani o materiali isolanti comprati a parte. Può aiutare, ma non risolve del tutto. Di solito, tra l’altro, questi accessori non sono compresi nel kit base.
Per questo, in molte case, il calo della temperatura resta contenuto. Secondo le prove d’uso riportate da siti specializzati in casa e tecnologia, un modello a tubo singolo può abbassare la temperatura percepita di pochi gradi, spesso intorno a 4-5 gradi in meno rispetto alla partenza, soprattutto se la stanza non è ben isolata. Durante un’ondata di caldo non è poco. Ma non è la stessa cosa di uno split fisso ben scelto e montato correttamente.
Quando conviene davvero un pinguino e quali alternative guardare
Il condizionatore portatile “pinguino” resta una scelta sensata quando non si possono fare lavori, si vive in affitto, il regolamento condominiale frena l’installazione delle unità esterne o serve raffrescare una stanza solo per alcune ore al giorno. In camera da letto prima di dormire, nello studio durante il lavoro da remoto, in una seconda casa: in situazioni così può risolvere un problema concreto, senza tecnici e senza opere murarie.
L’importante è comprarlo sapendo cosa aspettarsi. Conviene scegliere una potenza adatta ai metri quadrati, tenere il tubo il più corto possibile, chiudere bene il passaggio alla finestra e lasciare le porte chiuse. Va messo in conto anche il rumore: compressore e ventole restano dentro la stanza, quindi il livello sonoro è più alto rispetto a uno split, soprattutto di notte.
Le alternative ci sono. In alcuni mercati si trovano modelli portatili a doppio tubo, che prendono aria dall’esterno per raffreddare il condensatore e riducono il rientro di aria calda nella stanza. Esistono poi i condizionatori da finestra, con il compressore in parte all’esterno: in Italia sono meno diffusi, ma negli ultimi anni si rivedono. Per chi può installarlo, lo split fisso resta la soluzione più efficiente. Il pinguino, invece, è una risposta pratica. Ma solo se se ne conoscono prima i limiti.
