Mano che seleziona la centrifuga sulla lavatrice con sportello aperto, stendino con asciugamani e deumidificatore
Magazine

Non ti serve usare l’asciugatrice per il bucato, con questo tasto risolvi il problema e risparmi tantissimi soldi in bolletta

I panni restano umidi per ore, a volte per giorni, e finiscono per prendere quel classico odore di chiuso. Una mano, però, può arrivare dalla lavatrice stessa: con una seconda centrifuga dopo il lavaggio si elimina più acqua dai tessuti e lo stendino fa meno fatica.

La doppia centrifuga è esattamente questo: finito il normale programma di lavaggio, si avvia un secondo ciclo di sola centrifuga. Il tasto cambia a seconda del modello: “centrifuga”, “spin” oppure “scarico e centrifuga”. Non parte un nuovo lavaggio, non entra altra acqua e non serve detersivo. Il cestello gira di nuovo ad alta velocità e spreme via altra umidità dai capi.

È un passaggio utile soprattutto con asciugamani, felpe, jeans, lenzuola e cotone pesante. Sono i capi che escono spesso ancora carichi d’acqua, molto più di una maglietta leggera o di un tessuto sintetico. Nei negozi specializzati, tecnici e rivenditori lo raccontano spesso: “Molti scelgono il programma e poi svuotano subito il cestello, senza controllare se i panni sono ancora molto bagnati”. E invece è proprio lì che un secondo giro può fare la differenza e accorciare i tempi sullo stendino.

Serve però un po’ di buon senso. La centrifuga va scelta in base al tessuto. Con i capi robusti si può salire ai giri più alti previsti dalla lavatrice, spesso 1.000, 1.200 o 1.400 al minuto. Con lana, seta, viscosa e indumenti delicati è meglio andarci piano, o evitare del tutto il secondo passaggio. L’etichetta interna resta il riferimento più sicuro.

Quanta acqua si portano dietro i tessuti dopo il lavaggio

Dopo un lavaggio normale, nei tessuti resta sempre una certa quantità d’acqua. Dipende dal materiale, da quanto è pieno il cestello e dalla velocità della centrifuga. Il cotone, per esempio, trattiene molta più umidità del poliestere. Un accappatoio può uscire pesante come un macigno, mentre una camicia tecnica sembra già quasi pronta da stendere. Basta prenderli in mano per accorgersene.

Mano che seleziona la centrifuga sulla lavatrice con oblò aperto e bucato sullo stendino vicino alla finestra
Impostare una centrifuga extra in lavatrice aiuta a ridurre l’umidità dei capi e velocizza l’asciugatura in casa d’inverno.

La seconda centrifuga, va detto, non asciuga il bucato. Però toglie una parte dell’acqua rimasta tra le fibre. E questo vuol dire meno lavoro per l’aria di casa, soprattutto in una stanza fredda e con le finestre chiuse per molte ore. Meno acqua nei vestiti significa anche meno umidità domestica che finisce nell’ambiente.

Conta molto anche come si carica la lavatrice. Se il cestello è troppo pieno, la centrifuga lavora peggio: i capi si schiacciano tra loro e l’acqua esce con più difficoltà. Meglio lasciare un po’ di spazio, distribuire bene i pezzi più pesanti e, quando il bucato è misto, separare asciugamani e lenzuola dagli indumenti più leggeri. Sono accorgimenti piccoli, ma si sentono.

Stendino, aria e deumidificatore: la routine che accelera l’asciugatura

Finita la doppia centrifuga, il bucato va tolto subito dal cestello. Niente panni lasciati lì appallottolati: in inverno è il modo più rapido per ritrovarsi con pieghe ostinate e odore di chiuso. Meglio scuotere i capi uno per uno e stenderli con ordine. Sullo stendino conviene lasciare spazio tra un indumento e l’altro, usare più fili possibile e mettere i pezzi più pesanti all’esterno, dove l’aria gira meglio.

Il punto è proprio questo: far muovere l’aria. Non serve per forza il caldo. Anche un piccolo ventilatore, acceso a bassa velocità e puntato verso lo stendino, aiuta l’acqua a evaporare perché evita che l’umidità resti ferma attorno ai tessuti. Chi ha un balcone coperto può approfittare delle ore centrali della giornata. In casa, invece, aprire una finestra per pochi minuti resta fondamentale. Anche se fuori fa freddo.

Il deumidificatore può fare il resto, soprattutto negli appartamenti dove si forma condensa sui vetri o dove compaiono già aloni sulle pareti. Messo vicino allo stendino, raccoglie nel serbatoio una parte dell’acqua rilasciata dai panni e aiuta a limitare il rischio di muffa. “Quando asciughiamo in soggiorno, in tre o quattro ore il contenitore si riempie”, raccontano spesso gli utenti nei gruppi dedicati alla gestione della casa. Non è un dato scientifico, certo. Ma rende bene l’idea: senza raccolta, quell’acqua resterebbe nell’aria.

Meno consumi, ma attenzione ai capi delicati

Rispetto a un ciclo completo di asciugatrice, una seconda centrifuga consuma di solito meno energia. Il motivo è semplice: non deve produrre calore. Il consumo preciso cambia in base al modello, alla classe energetica e alla durata del programma, ma far girare il cestello richiede in genere meno potenza che scaldare aria per decine di minuti. Per chi cerca risparmio energetico nella gestione del bucato, è una soluzione concreta.

Non tutto, però, può finire in una doppia centrifuga senza rischi. Maglioni di lana, capi con ricami, indumenti elasticizzati o molto delicati possono deformarsi se sottoposti a giri troppo alti. Meglio leggere l’etichetta, scegliere programmi adatti e, se c’è un dubbio, abbassare la velocità. Un capo rovinato costa più di qualche ora in più sullo stendino.

Occhio anche alla stanza scelta per stendere. Tenere lo stendino per giorni in camera da letto o in ambienti poco arieggiati aumenta l’umidità e può peggiorare la qualità dell’aria. L’ideale è usare una stanza che si possa ventilare, aprire le finestre a brevi intervalli e non appoggiare i vestiti direttamente sui termosifoni. Il calore diretto può irrigidire alcune fibre e rendere meno efficace la diffusione del caldo nella stanza. Alla fine, il metodo funziona perché mette insieme più gesti: centrifuga extra, capi ben distesi, aria in movimento e controllo dell’umidità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA