Il quadro delle pensioni italiane sta cambiando e i numeri più recenti mostrano una tendenza che riguarda sempre più lavoratori.
I dati del primo semestre 2026 evidenziano infatti uno spostamento significativo tra le diverse modalità di uscita dal lavoro. Per capire cosa sta succedendo bisogna osservare insieme pensioni di vecchiaia, uscite anticipate e differenze tra uomini e donne.
Pensioni di vecchiaia, balzo del 40,8% nei dati Inps 2023-2026
Secondo l’elaborazione della Cgil sui dati Inps, le pensioni di vecchiaia liquidate nel primo semestre sono salite da 93.774 nel 2023 a 132.039 nel 2026. L’aumento è del 40,8%. La crescita riguarda sia gli uomini sia le donne, anche se con ritmi diversi: per gli uomini il rialzo è del 45,4%, per le donne del 35,9%.
Sono numeri secchi, ma dicono molto. Una parte sempre più ampia di lavoratrici e lavoratori lascia il posto solo dopo aver raggiunto il requisito ordinario di età, senza passare da canali di uscita anticipata. Nel documento sindacale, la tendenza viene collegata all’inasprimento delle regole degli ultimi anni, dopo la stagione in cui le varie Quote avevano aperto qualche spazio in più. “Il sistema si sta richiudendo”, è la lettura che arriva dagli ambienti sindacali. E per chi ha avuto una carriera discontinua, lo spazio si fa ancora più stretto.
Anticipata ordinaria e misure temporanee: cosa resta dopo Quota e Opzione Donna
Il quadro cambia quando si passa alle pensioni anticipate. Dentro questa voce rientrano la pensione anticipata ordinaria, alcune misure temporanee, i trattamenti ottenuti con cumulo e totalizzazione e i diritti maturati negli anni scorsi. Oggi il canale ordinario richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Di fatto, è una strada aperta soprattutto a chi ha iniziato a lavorare presto e non ha avuto lunghe interruzioni.

Il calo più netto, secondo i dati citati, si vede nel primo semestre 2024, con oltre 8.700 pensioni anticipate in meno rispetto allo stesso periodo del 2023. La discesa continua nel 2025, mentre nel 2026 si nota un lieve recupero. Ma non basta per parlare di svolta. Può dipendere, segnala l’analisi, dalla lavorazione di domande arretrate, da diritti già maturati, dagli ultimi accessi a Quota 103 e Opzione Donna, oppure da pensionamenti arrivati attraverso canali tecnici come cumulo e totalizzazione.
Donne più penalizzate: il calo delle uscite anticipate pesa soprattutto sulle lavoratrici
Il dato più delicato riguarda le donne. Tra il 2023 e il 2026, le pensioni anticipate maschili diminuiscono di 2.780 unità, pari al 3,9%. Quelle femminili scendono invece di 5.309 unità, cioè del 14,5%. In totale si contano 8.089 pensioni anticipate in meno e circa il 66% della riduzione riguarda le lavoratrici.
Le ragioni sono diverse. Conta il restringimento di Opzione Donna, con platee più piccole, requisiti anagrafici più duri e ricalcolo contributivo. Ma pesano anche problemi ormai strutturali: carriere interrotte per la cura familiare, maggiore diffusione del part-time, salari più bassi e percorsi lavorativi meno continui.
Arrivare a 41 anni e 10 mesi di contributi, per molte, resta difficile. Così la pensione anticipata diventa meno raggiungibile proprio per chi ha spesso versato contributi in modo meno regolare. Il risultato è un sistema più lineare, certo, ma anche più rigido: chi non raggiunge i requisiti contributivi lunghi deve aspettare la pensione di vecchiaia.
