Strofinaccio appeso al rubinetto sopra un lavello in acciaio, con un secondo panno steso su una barra a parete
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Strofinaccio sul rubinetto, tutti lo posizioniamo sul lavello ma secondo gli esperti è un grave errore

Proprio lì, tra schizzi d’acqua e tessuto ripiegato, il panno rischia di restare umido più a lungo. È un gesto automatico: si finisce di pranzare, si sistema in fretta, lo strofinaccio va sul rubinetto. Comodo, certo. Ma il posto più vicino non è sempre quello giusto.

Lo strofinaccio sul rubinetto si vede in tante cucine. Si usa, si strizza appena e poi si appoggia sul miscelatore, pronto per la volta dopo. Il guaio è proprio lì: il lavello della cucina è una delle zone più esposte all’acqua. Basta sciacquare una tazzina, lavare una pentola o aprire il getto un po’ troppo forte, e il tessuto si bagna di nuovo.

Sembra solo una questione di ordine, ma non lo è del tutto. Quel panno, già passato sulle mani o sul piano di lavoro, avrebbe bisogno di restare aperto e lontano dagli schizzi. “Lo metto lì perché è comodo”, dicono in molti. Vero. Però in cucina la comodità, da sola, non basta quando si parla di igiene quotidiana.

Umidità, cattivi odori e asciugatura lenta: il problema dello strofinaccio piegato

Non si tratta di fare la guerra al rubinetto del lavello. Il punto è capire che cosa succede quando uno strofinaccio umido resta piegato per ore. Una parte del tessuto rimane schiacciata sull’altra, passa poca aria e l’asciugatura rallenta. Il risultato è quello più sgradevole: il panno non è zuppo, ma non è nemmeno asciutto.

Strofinaccio grigio appeso al rubinetto cromato sopra il lavello, con gocce d’acqua e un telo sullo sfondo
Uno strofinaccio appoggiato al rubinetto vicino al lavello: un’abitudine comune che rallenta l’asciugatura e favorisce l’umidità.

È questa umidità persistente che porta al classico odore di chiuso, quello che spesso si sente negli strofinacci lasciati troppo a lungo in cucina. Non servono situazioni estreme. In una giornata normale lo stesso panno viene preso e ripreso decine di volte: per le mani, per una posata, per una goccia sul piano. Se tra un uso e l’altro non riesce ad asciugarsi bene, meglio cambiarlo prima. Senza aspettare che l’odore diventi evidente.

Ganci, barre e punti ventilati: dove sistemarlo dopo l’uso

La soluzione più semplice è dare allo strofinaccio da cucina un posto suo, possibilmente lontano dal lavello e dagli schizzi. Può essere un gancio alla parete, una piccola barra porta asciugamani, un supporto fissato dentro o fuori da un’anta. L’importante è che il panno resti ben aperto. Non serve rivoluzionare la cucina: basta evitare che il tessuto rimanga accartocciato.

Un punto arieggiato, anche un po’ laterale rispetto al piano di lavoro, aiuta lo strofinaccio ad asciugarsi rapidamente. Meglio anche non mettere uno sull’altro più panni ancora umidi: il contatto tra i tessuti rallenta tutto. La regola è semplice: meno tempo il panno resta bagnato, meglio è. E se durante la preparazione dei pasti si inzuppa troppo, conviene metterlo da parte e prenderne uno pulito.

Un panno per ogni funzione: come organizzare strofinacci per mani, stoviglie e superfici

C’è poi un’altra abitudine molto comune: usare lo stesso strofinaccio per tutto. Mani, bicchieri, piano cucina, magari anche qualche residuo vicino ai fornelli. È pratico, sì, ma poco ordinato. Meglio separare i panni: uno per le mani, uno per le stoviglie e altri per le superfici.

Non esiste una frequenza di cambio valida per tutti, perché dipende da quanto si cucina e da come si usano i panni. Alcuni segnali però sono chiari: se lo strofinaccio da cucina è molto bagnato, macchiato, ha toccato residui di cibo o manda cattivo odore, va sostituito. Tenere qualche ricambio in un cassetto vicino al lavello rende tutto più facile. Il rubinetto resta libero. E il panno può asciugarsi come dovrebbe.

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