Dietro quei numeri sconosciuti che fanno squillare il telefono per pochi istanti e poi spariscono può nascondersi il Wangiri, una truffa telefonica pensata per spingere la vittima a richiamare. Da lì possono partire costi salati o tentativi di furto di dati.
Il meccanismo, segnalato da anni da associazioni dei consumatori, autorità e operatori telefonici, è banale: arriva una chiamata, spesso dall’estero o da un numero difficile da riconoscere. Uno squillo. Poi più nulla. Ed è proprio in quel momento che scatta la trappola.
Il nome Wangiri arriva dal Giappone e vuol dire, più o meno, “uno squillo e via”. È una tecnica di truffa telefonica che punta su una reazione molto umana: la curiosità, o magari la preoccupazione, davanti a una chiamata persa. Si guarda il numero e si pensa a un corriere, a un ufficio pubblico, a un contatto di lavoro, a un familiare all’estero. Così si richiama. Ed è lì che il raggiro comincia davvero.
Secondo quanto ricostruito negli anni da associazioni dei consumatori e società di sicurezza informatica, la chiamata di ritorno può finire su numerazioni a tariffazione maggiorata o su centralini costruiti per tenere l’utente in linea il più possibile. A volte non risponde nessuno. Altre volte parte una voce registrata: “Attenda in linea”. Pochi secondi, in certi casi, bastano per far scattare addebiti o per confermare che quel numero è attivo.
Il punto è proprio questo: non serve rispondere alla prima chiamata per finire nel mirino. Lo squillo interrotto è già un test. Chi richiama dimostra di essere raggiungibile, pronto a reagire, forse più facile da colpire. Un dettaglio minuscolo, ma prezioso per chi organizza campagne massive di chiamate.
Prefissi esteri e numeri riciclati: i segnali da riconoscere subito
Tra i campanelli d’allarme più comuni ci sono i prefissi internazionali poco familiari. Non esiste, però, una lista chiusa e valida per sempre dei numeri usati dai truffatori. In passato sono stati segnalati prefissi come +375 per la Bielorussia, +53 per Cuba, +383 per il Kosovo, +371 per la Lettonia, +218 per la Libia, +373 per la Moldavia, +216 per la Tunisia, +255 per la Tanzania e +678 per Vanuatu. Ma non è necessario impararli a memoria.
La regola pratica è più semplice: se arriva una chiamata persa da un Paese con cui non si hanno contatti, meglio fermarsi. Non richiamare d’impulso. Attenzione anche ai numeri italiani dall’aria normale. Negli ultimi anni si è diffuso l’uso di numerazioni riciclate o che sembrano collegate ad attività reali: negozi, servizi locali, vecchi contatti commerciali. Un numero può apparire credibile. E non esserlo affatto.
È l’aspetto più insidioso del Wangiri. I filtri anti-spam degli smartphone e le app dedicate danno una mano, ma non sempre riescono a intercettare le nuove numerazioni. “Sembrava un numero della mia zona”, raccontano spesso gli utenti nelle segnalazioni online. Ed è proprio su quella sensazione di familiarità che la truffa fa leva.
Perché non richiamare mai: costi, dati personali e rischio svuota-conto
La prima regola resta una, netta: non richiamare numeri sconosciuti che hanno fatto uno squillo e poi hanno chiuso la chiamata. Il rischio più immediato riguarda i costi telefonici, soprattutto se la telefonata viene dirottata verso servizi a pagamento o numerazioni internazionali con tariffe elevate. L’addebito può comparire sul credito residuo o in bolletta, magari senza che l’utente se ne accorga subito.
C’è poi il fronte dei dati personali. Richiamando, si conferma che il numero è attivo e che dall’altra parte c’è una persona disposta a interagire. Questo può aprire la strada ad altre chiamate, sms fraudolenti, messaggi sulle app di messaggistica o tentativi di phishing più mirati. Prima lo squillo. Poi, magari, un falso avviso bancario.
Quando si parla di rischio svuota-conto, va chiarito un punto: una semplice telefonata, da sola, di norma non basta a svuotare un conto corrente. Il danno diretto, nella maggior parte dei casi, riguarda tariffe e servizi a pagamento. Ma quella chiamata può essere il primo passo di una catena più lunga, in cui la vittima viene spinta a comunicare codici, credenziali o dati bancari. Ed è lì che il pericolo diventa molto più serio.
Le azioni immediate: blocco del numero, verifica online e segnalazione
Quando arriva una chiamata sospetta, la prima cosa da fare è non richiamare. Subito dopo, conviene bloccare il numero dalle impostazioni dello smartphone. Su iPhone e Android bastano pochi tocchi: cronologia chiamate, informazioni sul numero, opzione di blocco. Una misura semplice, certo, ma utile soprattutto se gli squilli si ripetono nella stessa giornata.
Prima di qualsiasi contatto, si può controllare il numero con un motore di ricerca, sui database collaborativi anti-spam o tramite app dedicate, verificando se altri utenti lo hanno già segnalato come Wangiri, telemarketing aggressivo o possibile frode. Se il dubbio riguarda una consegna, una banca o un servizio pubblico, meglio passare dai canali ufficiali: sito dell’azienda, numero verde, area clienti. Mai dal numero comparso nella chiamata persa.
In caso di addebiti anomali, è bene contattare subito il proprio operatore telefonico, chiedere il dettaglio dei costi e valutare il blocco delle chiamate verso numerazioni internazionali o a sovrapprezzo. Le segnalazioni possono essere inviate anche alla Polizia Postale attraverso i canali ufficiali e, per i casi legati a pratiche commerciali scorrette o servizi non richiesti, all’Agcom o alle associazioni dei consumatori. La difesa, in fondo, parte da un gesto minimo: resistere alla tentazione di richiamare.
