Mani che tengono un passaporto bordeaux parzialmente avvolto nella carta stagnola in aeroporto
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Tutti stanno mettendo il passaporto nella carta stagnola prima di partire per le vacanze

Il timore è sempre lo stesso: che il chip RFID dei documenti biometrici possa essere letto a distanza da qualcuno e usato per rubare dati personali. Una paura fondata o una precauzione rimasta indietro nel tempo?

La scena, raccontata dalla stampa olandese, è abbastanza curiosa. Al controllo documenti un passeggero apre la borsa, tira fuori un libretto blu o bordeaux avvolto con cura nella carta stagnola, lo scarta e lo consegna all’addetto. Non è nata come una trovata da social. Per molti è un gesto di difesa, semplice e un po’ artigianale, contro il timore che il passaporto biometrico possa “parlare” con un lettore non autorizzato.

Il fenomeno è stato notato soprattutto tra cittadini olandesi, da sempre molto sensibili alla privacy, ma non riguarda solo i Paesi Bassi. In diversi aeroporti europei capita di vedere documenti infilati in fogli di alluminio, buste schermate o portafogli anti-RFID. “Meglio non rischiare”, avrebbe detto un passeggero citato dai media locali. In poche parole: poca tecnologia, molta prudenza. E una certa diffidenza verso tutto ciò che trasmette dati senza contatto.

Chip RFID nei passaporti biometrici: come funziona e quali dati conserva

La cautela nasce dal funzionamento dei passaporti biometrici, arrivati in Europa nei primi anni Duemila e ormai normali nei documenti di viaggio. Dentro la copertina c’è un chip RFID, cioè Radio Frequency Identification, che scambia informazioni con un lettore attraverso onde radio. Il passaporto non ha una batteria: si attiva solo quando riceve energia dal segnale del dispositivo usato per il controllo.

Mani che avvolgono un passaporto in un foglio di carta stagnola in un aeroporto, con viaggiatori sfocati sullo sfondo
In aeroporto alcuni viaggiatori avvolgono il passaporto nella stagnola per schermare il chip RFID e proteggere i dati.

Nel chip sono salvati dati come nome, cognome, data di nascita, fotografia digitale e, nei passaporti più recenti, anche le impronte digitali previste dalle regole europee. Una piccola antenna, inserita nel documento, permette il dialogo con il lettore. Ed è proprio qui che nasce la domanda: se il chip può essere letto senza contatto, che cosa impedisce a qualcuno in fila, magari a pochi metri, di intercettare le informazioni?

In teoria, l’alluminio può bloccare le onde elettromagnetiche ad alta frequenza. Avvolgere il passaporto nella stagnola impedisce quindi all’antenna del chip di ricevere un segnale utile. Il principio fisico è corretto. Il punto, però, è un altro: capire se con i documenti di oggi il pericolo sia ancora reale.

Dalle prime allerte degli esperti al boom delle custodie anti-RFID

Il dibattito non nasce dal nulla. Nei primi anni Duemila l’esperto di sicurezza informatica Bruce Schneier segnalò i possibili rischi dei chip contactless nei documenti d’identità, indicando anche rimedi molto pratici, compreso l’uso di materiali schermanti. In quel periodo i primi documenti elettronici avevano protezioni meno solide di quelle attuali, e il tema della lettura a distanza entrò presto nelle discussioni sulla sicurezza dei dati.

A far crescere l’attenzione contribuirono anche alcune dimostrazioni pubbliche di gruppi come il Chaos Computer Club tedesco, che mostrarono come i chip potessero rispondere a segnali esterni se interrogati con apparecchi adatti. Quelle prove, riprese dai media europei, alimentarono l’idea che un passante con un lettore nascosto potesse accedere al contenuto di un passaporto. Una semplificazione, certo. Ma molto efficace.

Da lì è nato un piccolo mercato: custodie anti-RFID, portafogli schermati, porta-documenti con strati metallici cuciti all’interno. Gli stessi accessori sono stati poi venduti anche per proteggere carte bancarie contactless e badge aziendali. Rispetto alla stagnola hanno un vantaggio evidente: fanno il loro lavoro senza attirare sguardi al gate. E senza lasciare pezzetti d’alluminio nella tasca interna della giacca.

Passaporti moderni più sicuri: quando la schermatura può ancora servire

Le autorità che gestiscono i documenti d’identità, tra cui il servizio olandese competente per registri personali e documenti di viaggio, ricordano che i passaporti moderni usano sistemi di cifratura avanzati. La lettura del chip non avviene liberamente: il lettore deve prima acquisire i dati della zona a lettura ottica, le due righe in basso nella pagina con la foto, piene di lettere, numeri e simboli “<”. Da quelle informazioni viene ricavata la chiave necessaria per aprire una comunicazione cifrata.

Nei documenti più recenti si usa il sistema PACE, Password Authenticated Connection Establishment, che rende il dialogo tra passaporto e lettore molto più controllato. In pratica, senza avere il documento aperto e senza leggere la sua zona ottica, un estraneo non può semplicemente “aspirare” i dati passando accanto al titolare. Non basta avvicinare un dispositivo in metropolitana o in coda al check-in.

Questo non vuol dire che una schermatura sia sempre inutile. Chi ha un documento molto vecchio, oppure vuole ridurre al minimo qualsiasi contatto radio quando il passaporto è chiuso nello zaino, può usare una custodia RFID senza danneggiare il chip. È una precauzione legittima, e di sicuro più ordinata della stagnola. Per la maggior parte dei viaggiatori, però, il rischio concreto resta basso: tenere il passaporto biometrico in una tasca interna o in un porta-documenti è già una misura sufficiente.

Il futuro, intanto, va verso controlli sempre più digitali. Alle frontiere esterne dell’Unione europea il nuovo sistema di ingressi e uscite punta su riconoscimento facciale e impronte digitali per i cittadini non Ue, mentre Bruxelles lavora al portafoglio europeo di identità digitale. Il libretto fisico resterà ancora per anni nelle borse dei viaggiatori. La stagnola, invece, può restare in cucina.

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