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‘Cellula tumorale’, ‘sterilizzazione delle amicizie’, ‘rifiuto della minoranza’. Il caso Lombardi e le 7 domande di Svolta Civica a Rapinese

Le spiegazioni offerte dal sindaco Alessandro Rapinese circa la cacciata dalla giunta dell’assessore all’Ambiente Ivan Matteo Lombardi per il gruppo di Svolta civica non bastano. Il caso è scoppiato lo scorso 27 dicembre: Clamorosa bomba politica: Rapinese ‘licenzia’ l’assessore di punta Lombardi. Scrive: “Venuta meno la fiducia”. Ne seguì una durissima ricostruzione dei fatti offerta dallo stesso Lombardi: Lombardi a Rapinese: “Io ‘cellula tumorale’, le mie amicizie ‘dubbie’, la visione di democrazia. Qual è la mia colpa, Ale? Ingiusto rimuovermi”. Quindi lunedì scorso, 30 gennaio, come stabilito dallo Statuto il sindaco ha dovuto motivare in Aula: Rapinese archivia Lombardi senza motivazioni. Poi sfottò alle minoranze: “Se vi piace Beautiful, abbonatevi a Sky”.

Oggi interviene appunto Svolta Civica, con i consiglieri Minghetti, Nessi e Vozella. Il gruppo ritiene insufficienti le motivazioni addotte dal primo cittadino sia nel documento di revoca che in Consiglio comunale. Tutto viene messo nero su bianco in un’Interrogazione. Eccola in forma integrale con 7 domande poste alla fine del documento:

I sottoscritti consiglieri, premesso quanto segue:

Lo scorso 27 dicembre il sindaco ha revocato l’assessore Lombardi nominato non più di sei mesi fa. La crisi non è stata accompagnata da spiegazioni fattuali da parte del primo cittadino. L’unica motivazione fornita, affissa all’albo pretorio e ribadita davanti al Consiglio nella serata del 30 gennaio, è stata: “Non v’è più convergenza in ordine alle modalità di perseguimento degli indirizzi di governo”. In pratica si afferma che è venuto meno il basilare rapporto di natura fiduciaria. Alla richiesta di ulteriori chiarimenti Rapinese aveva replicato che lui “Nomina e revoca in autonomia”. Giova ricordare che per giurisprudenza costante (da ultimo Tar Lazio, sez. II, sentenza n. 11143/22) si afferma che una congrua motivazione dell’atto di revoca ben può consistere nella lesione del rapporto di fiducia esistente tra il Sindaco e l’Assessore ma tale motivazione è stata giudicata sufficiente soltanto se il Sindaco ha quanto meno sommariamente menzionato il fatto che ha innescato la suddetta lesione. E ancora: Tar Puglia, Bari, sez. I, n. 583 del 29 aprile 2022 – E’ illegittimo l’atto di revoca di un assessore comunale che si limiti ad affermare che è venuto meno il rapporto di fiducia, non recando alcuno specifico riferimento alle ragioni per cui il Sindaco ha ritenuto di procedere. E Tar. Lazio, sez. II, sentenza n. 11143 del 10 agosto 2022 che ha annullato la revoca per difetto di motivazione in quanto la stessa era basata sul mero affievolimento del rapporto di fiducia è viziata da un difetto di motivazione sostanziatasi nell’omessa indicazione dei fatti che avevano cagionato tale affievolimento di fiducia. Poiché si tratta di una questione che riguarda l’intera città, non avendo il sindaco spiegato quali fatti siano accaduti nel caso specifico e non potendosi accontentare di una motivazione apodittica che cioè non spiega nulla non resta che riferirsi alle dichiarazioni rese dall’assessore Lombardi al proposito.

Afferma il Lombardi che il sindaco gli avrebbe riservato una definizione “cellula tumorale” capace di infettare il resto della giunta. Il secondo motivo di revoca sarebbe che il primo cittadino non avrebbe gradito i dialoghi che l’assessore avrebbe tenuto con la minoranza in occasione della discussione di alcune delibere poi approvate a larga maggioranza (vedi delibera riguardante l’istituzione dell’Ispettore Ambientale ) perché per governare bene Como non ci debbono essere intese con la minoranza e/o con chi dissente. Concetto ripreso successivamente in una intervista rilasciata al giornale La Provincia nella quale in relazione al mancato dialogo con le minoranze il sindaco ha risposto “Dovrei forse confrontarmi con chi ha devastato la città. Non ho tempo per i perdenti rancorosi”.

SI CHIEDE

– quali sono i fatti che hanno comportato il venir meno della “convergenza in ordine alle modalità di perseguimento degli indirizzi di governo”;
– se è vero e per quali fatti il sindaco ha ritenuto di definire l’assessore Lombardi una cellula tumorale;
– se corrisponde al vero e con riferimento a quale attività istituzionale il sindaco ha ritenuto di affermare che “non ci debba essere alcuna apertura della sua lista e dei suoi membri al dialogo con la minoranza e/o con chi dissenta”;
– se è vero che il sindaco non intenda confrontarsi con le legittime istanze della minoranza;
– se ritenga che rientri nel suo diritto di sindaco di rifiutare, a priori, i contributi della minoranza;
– se è vero che nella sua visione di democrazia il sindaco ritenga “che il successo della sindacatura sia collegato alla perfetta sterilizzazione dell’ambiente di lavoro e della cerchia amicale con compiutissima aderenza del singolo alla sua persona”;
– se è vero che il sindaco pretenda che i consiglieri della sua lista e gli assessori non frequentino persone/amici che non lo abbiano votato.

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