Tensione ieri sera in consiglio comunale sul tema della fuga di dipendenti da Palazzo Cernezzi. A chiedere lumi alla giunta, in una dichiarazione preliminare, il consigliere del Pd, Gabriele Guarisco, anche sulla scorta della dettagliatissima lettera inviata alla redazione pochi giorni fa.
“Prendo spunto da un intervento che è apparso anche recentemente sulla stampa riguardo al personale e ai dirigenti del Comune – ha esordito Guarisco – Mi è dispiaciuto come amministratore e come persona che ha avuto un padre che ha lavorato in questo Comune per tanti anni, ormai tempo fa, e quindi è cresciuto pensando al Comune come un luogo dove non era facile lavorare ma si lavorava per il bene della cittadinanza”.
“Sicuramente questa è l’intenzione anche di questa giunta come di noi consiglieri – ha proseguito – e leggere di malcontento e persone che se ne vanno mi ha fatto preoccupare sul clima che si crea all’interno della macchina comunale. Io non posso giudicare rispetto a tutto quanto è scritto lì, perché ci sono anche questioni che può valutare solo chi le prova sulla sua pelle. Ma alcuni elementi suscitano timore: penso ad alcune partenze di funzionari che sono stati apprezzati in questa amministrazione e che sono anche stati ricordati in quest’aula anche dal sindaco per il loro lavoro. E penso ad alcune posizioni dirigenziali, perché con l’ultimo riordino vedo persone caricate da incombenze numerose e anche pesanti, e altre lasciate scariche. Siccome io credo che tutte le persone valgano e che non sia corretto caricare di mansioni eccessive alcune persone, forse qualche riflessione anche ulteriore deve essere fatta per consentire a tutti di lavorare meglio e proficuamente nell’interesse dei cittadini”.
Ha replicato il sindaco Alessandro Rapinese. “Per quanto riguarda le lettere anonime – ha detto – io adesso non capisco se siamo in un territorio infestato da killer e non ci si può esprimere liberamente alla luce del sole. Io ho portato qui temi tosti mettendoci la faccia, a me sembra di vivere in un territorio dove la libertà di parola e di pensiero è pienamente garantita dalla nostra Costituzione antifascista. Lei porta a valore delle letterucce anonime scritte da chi poi, senza aver dato un solo straccio di riferimento oggettivo alla sua dichiarazione. La ascoltavo aspettando qualcosa di concreto: se ha domande concrete le faccia, nome su nome, ufficio per ufficio, non stiamo amministrando una setta segreta, ogni nostra azione è pubblica. Troppo lavoro per questo, poco lavoro per quello: metta i nomi. Tutti gli atti sono stati approvati dalla giunta e sono pubblici. Il tema è serio, approcciamolo seriamente: se ci sono dubbi su cosa sta facendo la giunta, li espliciti in maniera chiara, nessuno farà del male a nessuno, siamo civili. Nomi e cognomi, cosa, chi, quando: riferimenti. Non succede niente, ne discutiamo volentieri”.
A quel punto ha nuovamente replicato Guarisco: “La lettera era uno spunto, gli elementi oggettivi riprendevano la tabella di riordino degli uffici in cui io vedo a occhio che ci sono persone che io stimo che hanno avuto un carico di lavoro eccezionale e altre, che altrettanto stimo, che l’hanno avuto decisamente minore. Mi chiedo se questo sia un modo corretto di amministrare le risorse umane preziose di questa amministrazione”.
Per fatto personale è poi intervenuto l’assessore al Personale, Nicoletta Anselmi: “Noi possiamo disquisire se questa riorganizzazione, come altre negli anni passati, abbia un contenuto assolutamente soggettivo, dove il soggetto è l’amministrazione e non la sottoscritta. Sulla correttezza però no, queste cose vanno fatte seguendo la norma e con una serie di passaggi che ne garantiscono la correttezza. Poi sul fatto di essere d’accordo possiamo aprire un mondo di discussioni, ma sulla correttezza no. Impariamo a utilizzare le parole per quelle che sono, altrimenti ci offendiamo inutilmente. Non credo che lei – ha concluso sempre rivolta a Guarisco – intendesse dire che siamo stati scorretti. Noi siamo qua: se avete voglia di venire e guardare questi atti, da parte mia c’è massima trasparenza. Siamo una casa di vetro, non nascondiamo nulla”.