Continua lo scontro frontale tra il vicesindaco e assessore ai Servizi Sociali, Alessandra Locatelli, e il suo predecessore – oggi consigliere di opposizione – Bruno Magatti.
Ieri, dopo il via libera a maggioranza dell’aula, mercoledì scorso, è nata ufficialmente, con tanto di atto notarile, la nuova Azienda speciale per i servizi sociali che comprende 23 comuni afferenti al Piano di Zona di Como per la gestione dei Servizi Sociali. E Locatelli non ha mancato di esprimere la soddisfazione per l’obbiettivo raggiunto.
“Si tratta di un ente strumentale in grado di avviare una più efficace fase di gestione dei servizi d’ambito e dei Servizi Sociali che tutti i Consigli Comunali dei comuni che appartengono allo stesso Piano di Zona hanno deciso di gestire attraverso questo strumento – ha scritto in una nota – La costituzione della nuova Azienda lascia inalterata, e nelle mani dei singoli comuni, la programmazione e gli indirizzi per l’erogazione dei servizi che resteranno quindi nelle competenze dei 23 Sindaci e dei loro Consigli Comunali, mentre la nuova Azienda Sociale Comasca Lariana si occuperà della gestione dei servizi affidati, uniformando le modalità di erogazione su tutto il territorio, e consentirà una risposta migliore e più puntuale alle esigenze dei cittadini, anche ricercando nuove risorse, partecipando ai bandi Regionali e Ministeriali che, per come strutturato oggi l’ufficio di piano, risultano di difficile attivazione”.
“I Sindaci dell’Assemblea distrettuale e i loro assessori sono soddisfatti di questo risultato che permette anche per l’Ambito di Como di utilizzare questa forma di gestione che già tutti gli altri Comuni della Provincia di Como hanno sperimentato con successo”, ha chiuso Locateli.
Poche ore prima però, Bruno Magatti – che aveva fatto un’opposizione durissima nella discussione in consiglio – aveva nuovamente espresso una netta contrarietà alla strada imboccata parlando di un scelta che porterà il capoluogo alla “rinuncia al proprio ruolo di capofila alla gestione associata, con altri 23 piccoli comuni della provincia, di buona parte dei “servizi sociali” con il loro conferimento a una costituenda ’Azienda consortile” (di dubbia legittimità), o se si preferisce, con una vera e propria privatizzazione dei servizi”.
“La diseconomicità della scelta è certificata dall’utilizzo di un terzo delle risorse per soli costi aziendali (oggi assorbiti dai costi generali del comune di Como) e degli amministratori anziché per i servizi alle persone fragili – ha aggiunto l’ex assessore – Per capirci: il “cittadino” che ha necessità di essere accudito dai servizi (adulto in difficoltà, minore, anziano, disabile) sarà trasformato in “cliente”; il capoluogo rinuncerà ad essere leader nelle scelte di politica sociale; il Consiglio Comunale cederà a un’azienda anche la scelta relativa alla compartecipazione ai costi dei servizi da parte degli utenti più fragili”.
“Per noi – ha concluso Magatti – è la certificazione della non volontà, oltre che dell’incapacità, di operare per dare ai servizi sociali del Comune di Como, stremati dopo un decennio di continua riduzione del personale imposta dalle normative anti-crisi, tutte le risorse umane necessarie per rispondere ai cresciuti bisogni dei cittadini più fragili”.