Potrebbe essere il giorno dell’incoronazione di Barbara Minghetti quale candidata a sindaco, almeno per il Pd. Oppure il preludio di un “crash” forse impensabile nel centrosinistra. Giornata calda, insomma, quella che si apre oggi e che – prima di arrivare al nocciolo rovente – merita un altro sguardo alle turbolenze notevolissime che si sono innescate nelle ultime ore tra il polo più centrista della potenziale coalizione – quello di “Agenda Como 2030” che riunisce i calendiani di Azione, i renziani di Italia Viva e +Europa – e il Movimento Cinque Stelle.
Gli antefatti sono noti: da un lato ieri il capogruppo a Palazzo Cernezzi dei Cinque Stelle, Fabio Aleotti, ha ufficialmente aperto alla possibilità di un’alleanza struttrale con il centrosinistra in vista delle comunali 2022, pur con alcune condizioni (qui l’articolo). Ma subito, rispetto alla prospettiva di un ingresso dei pentastellati nella coalizione, è arrivato l’altolà secchissimo di Azione (qui l’articolo).
Ebbene, oggi il fossato tra l’ala centrista e quella “stellata” sembra destinato a farsi voragine.
Tra i vari punti essenziali posti da Aleotti per trattare con il resto del centrosinistra, infatti, figurava anche questo specifico passaggio: “No a opere inutili come il secondo lotto della tangenziale”. Che per il leader dei renziani comaschi, Alberto Gaffuri, è stato un po’ come sentirsi rovesciata una tazzina di benzina sui vestiti. E infatti ha – politicamente – preso fuoco contro i Cinque Stelle.
“Definire opera inutile il completamento della Tangenziale di Como – è sbottato Gaffuri su facebook – è tipico di chi non si mette in auto al mattino presto per andare al lavoro, di chi non vive nelle zone congestionate dal traffico, di chi propone soluzioni semplicistiche (la Como-Lecco in treno, per esempio, sicuramente un aiuto, ma altrettanto certamente non risolutiva se parliamo di 60.000 veicoli al giorno, la gran parte dei quali non si fermano in convalle) a problemi complessi come l’attraversamento est-ovest della città di Como”.
“Se fosse stato semplice, o poco costoso, risolvere questo nodo, qualcuno lo avrebbe già fatto. Io non sono per fingere non esista!”, ha chiuso il coordinatore provinciale di Italia Viva, che di fatto ha rimarcato (come fatto anche da Azione) una sostanziale e apparentemente incolmabile distanza dai pentastellati. Insomma: ipotizzare che nella stessa coalizione (magari a sostegno di Minghetti) possano sedersi almeno due spezzoni di Agenda Como 2030 e il partito di Conte e Di Maio, oggi pare utopia.
Ma c’è di più nell’aria, come si accennava in avvio.
Questa sera il Pd si riunisce in quella che almeno alla vigilia sembrava la serata del sì definitivo alla candidatura di Barbara Minghetti a sindaco. Eppure, la mossa dei Cinque Stelle di ieri ha smosso nuovamente le acque. Civitas, ad esempio – che da tempo conduce battaglie in parallelo ai pentastellati, non ultima quella sulla terza linea del forno Acsm Agam, e che finora ha sempre preferito il nome di Adria Bartolich per la corsa a Palazzo Cernezzi – sembrerebbe decisa ad accogliere, o almeno ascoltare, le proposte dei Cinque Stelle, così come una parte (la più a sinistra, minoritaria) del Pd e pure la galassia di Como Comune. Ma, come detto, questo eventuale “sbilanciamento” a sinistra farebbe certamente perdere all’alleanza il nucleo centristra di Agenda Como 2030 (dichiaratamente pro Minghetti).
In questo quadro, a parole tutti escludono fratture drammatiche e dichiarano di lavorare all’unità del centrosinistra. Ma in realtà, a oggi, non si può escludere affatto che la logica dei veti e alcune siderali lontananze politiche non possano persino portare ancora al Big Bang finale: Pd, Svolta Civica e Agenda Como 2030 uniti per Minghetti; Civitas, Cinque Stelle, Como Comune e magari pure le teoriche Sardine avanti con Bartolich.
La via “migliore”, insomma, per schiantarsi al voto 2022.