Poche settimane fa la conferma per acclamazione a coordinatore provinciale di Forza Italia, prima ancora l’exploit che lo portò in consiglio regionale, ieri sera il palcoscenico nazione del Tg1 delle 20 (unico intervistato sulle origini della creatura di Silvio Berlusconi davanti a 4 milioni di telespettatori) nell’ambito del congresso nazionale del partito che ha rieletto Antonio Tajani al vertice. E’ un lungo periodo ruggente, questo, per il comasco Sergio Gaddi, che ieri è anche intervenuto sulla questione delle nuove tariffe dei parcheggi varate dalla Giunta Rapinese: “Non capisco la guerra dell’amministrazione contro i residenti del centro storico di Como. Cancellare un’altra cinquantina di posti per spostarli all’autosilo di via Auguadri vuol dire creare un disagio stupido e autolesionista, perché un centro sempre più deserto diventa sempre più pericoloso, come dimostrano le cronache di oggi. E poi, con il consueto uso distorto delle parole, parla di “privilegi e assurdità” all’autosilo ma si guarda bene dal toccare le centinaia di posti riservati al Tribunale e al Comune. Cioè a se stesso”.
Intanto, di seguito, pubblichiamo la sua lunga intervista rilasciata a ComoZero Settimanale sulle prossime mosse sue e di Forza Italia in provincia di Como.
Il calciomercato di riparazione si è chiuso il 1° febbraio scorso e il Como si è distinto tra le squadre di serie B per gli acquisti. Ma a Como esiste anche un mercato della politica o dei consiglieri comunali? Qualche passaggio di casacca c’è sempre stato nel corso di un mandato elettorale, qualcuno anche clamoroso, altri un po’ meno. Ma il fatto che un personaggio di spicco della politica cittadina (oramai da oltre un ventennio) stia facendo campagna acquisti sta creando un certo fermento in città. La personalità in questione è Sergio Gaddi, consigliere regionale e coordinatore provinciale di Forza Italia.
Il fatto che i forzisti non abbiamo un rappresentante in seno alla minoranza di Palazzo Cernezzi è sicuramente un limite. Detto questo, Gaddi da solo, dall’esterno, non manca mai di intervenire su tutti i temi della città, facendo in molti casi più rumore e movimento di opinione di tutti i consiglieri comunali di minoranza messi assieme.
Quindi, Gaddi, Forza Italia è in cerca di un approdo sui banchi del Comune?
Non avere un consigliere comunale è sicuramente una limitazione ma non escludo novità nei prossimi ingressi, anzi li auspico in una rinnovata Forza Italia.
A questo punto faccia anche dei nomi.
Non nascondo di avere avuto avvicinamenti con Alessandro Falanga di Noi per l’Italia, mentre accoglierei a braccia aperte Giordano Molteni (candidato sindaco del centrodestra, eletto con Fratelli d’Italia, ma attualmente nel gruppo misto Ndr).
Uno dei problemi della politica cittadina è quindi il consiglio comunale secondo lei?
L’esperienza di Rapinese dimostra che una mono-lista, apparentemente nata per contrastare i guasti dei partiti, in realtà è molto peggio dei partiti, infinitamente peggio. Ne abbiamo la controprova dopo un anno e mezzo e passa di imbarazzante silenzio, non tanto degli assessori, che sono sotto la spada di Damocle della revoca, ma dei consiglieri comunali. Ricordate di aver sentito la dichiarazione di un consigliere della lista Rapinese Sindaco? Questo silenzio è colpevole e intollerabile. E i consiglieri comunali sono inamovibili per loro stessa natura. Questo significa prendere in giro la gente. Quale dignità ha un rappresentante eletto che non intervenire mai in un consiglio. I cittadini gli hanno dato mandato con la preferenza anche per esprimersi. A questa degenerazione della politica non è possibile arrendersi. Questa lista ricorda purtroppo a livello locale la fallimentare esperienza dei Cinque Stelle.
Non è che l’opposizione però stia brillando con i suoi interventi in Consiglio…
E questo un po’ mi stupisce, perché ricordo ai tempi, quando presiedevo io il consiglio comunale, come l’opposizione fosse di altra caratura. Avevo sui banchi persone del calibro di Sapere, Fammartino, Mantero, Rinaldi, Supino e lo stesso Rapinese. Personalità forti e battagliere. Se sedessero oggi in consiglio vivremmo sedute incendiarie come allora. Sui lavori dell’aula credo però pesi la grave responsabilità del suo presidente. Come i consiglieri, il presidente è inamovibile e deve tutelare l’assemblea, non essere un esecutore del sindaco. In aula Rapinese è solo un consigliere comunale e basta. La gestione attuale di Anzaldo non è rispettosa dei ruoli.
Vogliamo parlare un po’ di cultura, il suo campo? Come si sta muovendo il mandato Rapinese?
Non mi sento di infierire sull’attuale amministrazione su questo tema, perché i problemi sono nati oltre dieci anni fa. Questo sindaco non si discosta dai due precedenti. Il peccato originale però ha nomi e cognomi e un luogo preciso: Villa Olmo. Quando la giunta Lucini utilizzò i fondi Cariplo per il parco e il giardino della villa, invece che per l’edificio. Fu miopia assoluta, prima sistemo il dentro, poi il giardino, che tra l’altro, almeno nella parte verso il lago era meglio una volta. In quelle enormi aiuole si sono persi anche i camminamenti. La programmazione degli eventi culturali è desolante. Organizzavamo centinaia di concerti ogni estate. Ricordo solo i palchi fissi: piazza Volta, piazza Cavour e Cortile di Palazzo Cernezzi. Si usciva la sera con la sicurezza che qualcosa ci sarebbe stato. Adesso ci sono cartelli di eventi degni una pizzeria di provincia.
Come mai secondo lei la giunta attuale ha così tanti problemi con le associazioni? L’ultimo caso con il Carducci.
Con quella lettera inviata dal Comune al Carducci, a livello di contenuti e sintassi, si potrebbe fare al massimo un aeroplanino. La missiva gridava vendetta anche per come è stata scritta, e in ambito culturale la forma è sostanza. Per queste situazioni il confronto è essenziale. Mi rifiuto di credere visti i soggetti in campo, che, se seduti in maniera paritaria a un tavolo, Carducci e Comune non avrebbero compreso l’uno le ragioni dell’altro.
Un’ultima domanda. Non le dà un po’ fastidio che sia Rapinese a inaugurare il lungolago, progetto che anche lei ha vissuto in pratica dall’inizio in Comune e in giunta?
Il lungolago viene concluso perché è stato realizzato da Regione Lombardia, dopo che la giunta Maroni ha iniziato a gestire completamente il cantiere. Questo resta un dato incontrovertibile. Iniziamo con il dire che nessuno oggi, nonostante tutti gli anni di sofferenza e attesa, afferma che la situazione era migliore prima dei lavori. Questo sindaco sta percorrendo solo l’ultimo chilometro di un lungo tragitto. Su questi lavori la storia politica di Rapinese dice che da consigliere ha sempre votato contro. Sempre. Che si vanti ora della chiusura del cantiere mi sembra assurdo. Eppure vedo che partecipa volentieri a tutti i sopralluoghi e alle inaugurazioni. Confido che il giorno del taglio del nastro del nuovo lungolago, Rapinese inviti tutti i sindaci, a partire da Bruni e dall’assessore Caradonna. Nonostante quello che è successo, chiunque guardi oggi il lungolago, riconosce il progetto di Caradonna. La buona politica e il buon governo sono anche il coraggio di riconoscere la storia. Serietà e coerenza anche in politica sono un valore assoluto.
