Il talento dei tempi teatrali, della mimica, cioè l’arte performativa perfetta di trasmettere sentimento e pensiero attraverso la narrazione quasi esclusiva del corpo, del ritmo che ti incolla, non gli mancano. E’ un complimento sincero, conosco attori che ci provano da 25 anni e non hanno la stessa genuina natura che ha lui nel mangiarsi in un boccone il proscenio e incantare chi lo ascolta.
Chiunque non riconosca alcune capacità potenti al sindaco di Como Alessandro Rapinese cade in grave errore e rischia di fallire in un confronto diretto.
Ciò premesso, oggi Rapinese ha inaugurato il suo personalissimo “telegiornale”, anzi come da hashtag: #FinalmenteUnTelegiornaleIndipendente.

Apprendiamo dal primo cittadino dunque che non vi sarebbero Tg indipendenti a Como. E siccome c’è n’è uno solo di Tiggì, fossi il direttore un filino mi incazzerei (e lo sono stato per un annetto in passato, quindi tifo per Etv senza se e senza ma). Ma magari siamo di fronte a una considerazione più globale, che comunque comprenderebbe l’ottimo telegiornale comasco. Ergo, idem come sopra.
Andiamo oltre ma non così tanto. Il sindaco propone sui social il solito monologo su un tema specifico. Cioè gli insulti che ha rivolto al Comitato civico per la tutela della zona stadio di Como dopo l’incontro pubblico in biblioteca e le reazioni che ne sono venute (al solito, in questo link la prima cronaca. E in questo la seconda).
Cita i giornali e argomenta per 13 minuti. Il tema stadio è importantissimo ma non ora.
Quello che si osserva è l’azzardo di una disintermediazione. Il tentativo di eliminazione dei media nel rapporto tra politica e cittadini. Figuriamoci se questa cosa possa scandalizzarci nel 2026, quando i mezzi digitali permettono a chiunque di scavarsi con la zappa dello smartphone il proprio posticino all’ombra o al sole o in qualche buchetto online.
Il punto è che il solito monologo in forma mimetica con grafiche e sigle da finto Tg, resta il solito monologo. Nient’altro.
Che i giornalisti siano brutti e cattivi è storia millenaria (“dai Sumeri” come ama dire il sindaco quando intende che qualcosa c’è da sempre). Che al politico, qualsiasi politico sia pure guascone e amico di tutti, stiano sulle palle i cronisti pure quelli molto vicini è altra cosa antica. Basta una riga storta e subito è lesa maestà di Diritto romano. Quella da pene gravissime come la confisca delle proprietà o la damnatio memoriae.
Ecco però, ci mancherebbe: non è lesa maestà quella di Rapinese nei nostri confronti (la categoria, non questo giornale). Faccia tutti i video che vuole ma si ricordi che che possedere un bisturi non fa di un Carneade qualsiasi un chirurgo. Così come fare un video social non fa del sindaco un giornalista.
Perché qui la questione si fa seria; ci vuole rispetto per mestiere, storia, fatica e formazione. C’è una professionalità oggi stanca, colpita dai cambiamenti, impreparata spesso a capirli poiché davvero veloci. Ma il nostro è un lavoro vero, normato tra professionisti e pubblicisti, qualificato per quanto delegittimato (spesso e volentieri da TaccoASpillo52 che commenta).
E comunque se non ti piace il tuo medico, non ti fai medico (non subito, almeno, no?). Al massimo cambi ambulatorio ma se l’esame del sangue è quello, resta quello.
Suvvia, siamo lavoratori e come tutti i lavoratori inciampiamo. Com’era? Chi non fa non falla. Ma il giornalismo, nella sua imperfezione, ha un precetto generale sacro, almeno per noi e per molti: essere contrappeso. Uno sbilanciamento al potere politico che altrimenti lasciato da solo finisce, sempre e fatalmente, a celebrarsi costruendosi monumenti, di pietra o verbali. Che poi possono diventare la stessa cosa, nel ripetuto e storicizzato atto onanistico del potere. Ma oggi nessuno ha sbagliato, ecco.
Però. Ancora una volta è riuscito il sindaco (e qui sta il genio, in quantomeno una delle sue forme) a far parlare di sé. Il format Rapinese andrebbe protetto con il copyright. Funziona e ci si possono fare un sacco di soldi. Chessò: RapiExpress, MasterRapi, RapiLol, Il Grande Rapi Vip.
Ma è un format e non è detto basti. Perché la destrutturazione dell’informazione offerta in quei 13 minuti è fallace e sposta il tiro. Peraltro nemmeno parla di noi ma di un articolo di un’ottima collega. E’ Giulia Giovanessi, ha lavorato in questo giornale prima di passare al quotidiano La Provincia (che giustamente ce l’ha strappata con somma nostra tristezza, ma ci sta. Sappiamo di formare molto bene).
Giulia è giovane vivaddio, ha talento da vendere ed è una delle ultime speranze per questo mestiere a Como, una ventata di aria freschissima, di idee e di rigore. La collega ha fatto il suo mestiere, ha raccontato. Cosa ci sia da contestare non s’è capito, sotto il link al video integrale per farsi un’idea.
In conclusione, tornando al “Tg” del primo cittadino, spiace scomodare ancora una volta lo zio McLuhan ma dal 1964 a oggi la potenza del suo “il medium è il messaggio” è trionfalmente reale e non ha data di scadenza. E se vale per noi, vale pure per Rapinese. No?
Comunque è da mesi che lo diciamo, si vota tra poco più di un anno ma la campagna elettorale è cominciata. E sarà lunghissima e faticosa, santocielo, un singolo voto d’altronde è come il basin di Jannacci: “Per on basin mi soo no ma quella sera avria daa la vita intera”. Evviva, come sempre.