Questa volta saremo brevi.
Semplicemente, alla quarta o quinta volta in cui il principale quotidiano della città, La Provincia, associa ad articoli sul concetto di “bivacco” e per estensione a qualcosa che va sgomberato indistintamente, le foto a corredo di 3-4 persone di colore sedute sui gradoni del Mercato Coperto, attorno a una fontanella o sulle panchine dei giardini a lago (persone la cui unica caratteristica specifica, rispetto a un qualsiasi altri nucleo di persone pallide, gialle, verdi, o a strisce è, appunto, di avere la pelle nera), aggiungiamo qualche domanda a quelle già pubblicamente rivolte ai nostri amministratori, alle forze dell’ordine, a chiunque si occupi del tema e, in generale, ai nostri lettori (qui la risposta di Alessandro Rapinese).
Le nuove domande sono:
– il termine con accezione chiaramente negativa di “bivacco” vale soltanto per persone con la pelle nera?
– esattamente qual è il reato codificato, l’affronto al decoro e alla sicurezza che compiono 4-5 persone di colore sedute su un gradone, in una piazza o su una panchina?

– qual è il nesso tra il dormitorio pubblico e piccoli gruppi di persone di colore che di giorno si siedono in 4 o 5 sui gradoni del Mercato Coperto o sulle panchine dei giardini a lago?
– Questo qui sotto, ad esempio, è un bivacco anche se bianco e in piazza Cavour?

– E questo, sempre bianco ma a Villa Olmo, è un altro bivacco o no?

Grazie a chi ci potrà aiutare.
Per approfondire: Dormitorio, senzatetto, don Giusto: nella polifonia di una città manca la voce della Chiesa