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Urticante e “cattivo”, ma Rapinese ci mette la faccia. Dormitorio: le risposte alle 5 domande (più 7 sue)

Oggi abbiamo messo nero su bianco cinque domande per gli amministratori comunali alla (presunta) vigilia del voto sulla mozione trasversale per avere un nuovo dormitorio permanente in città. Le trovate qui nel contesto dell’articolo, ma le ripubblichiamo per chiarezza ulteriore.

1) quali garanzie reali potrebbe dare l’approvazione della mozione sulla sparizione, o almeno sulla sostanziale riduzione, dei cosiddetti “bivacchi” sotto il sole, diurni, come ad esempio quell sotto gli occhi di tutti in questi giorni a San Francesco, esattamente davanti all’ingresso di una mostra aperta al pubblico?

2) come e in che modo, questa mozione – seguendo sempre il filo di chi urla contro “i bivacchi di giorno” – garantirebbe un miglioramento di altre situazioni oggettivamente border-line, come gli “accampamenti” al Broletto dall’alba al tramonto?

3) quali certezze si possono dare sul fatto che gli ospiti notturni dell’eventuale nuovo dormitorio, una volta lasciata la struttura al mattino, non tornino a trascorrere le giornate negli stessi luoghi di oggi per occupare le 12 ore tra uscita dalla struttura e ritorno, di fatto non modificando di una virgola la situazione attuale durante il giorno?

4) Esiste un nesso tra i potenziali benefici di un nuovo dormitorio e quell’abominio di parola chiamato “decoro”, considerando per esempio anche gli altri fenomeni buttati in questi giorni nel calderone dei “bivacchi”, a partire dalla questua o dalla banale permanenza su una gradinata di cinque ragazzi di colore? O sono cose diverse che, ragionevolamente, non hanno nulla a che spartire e restano indipendenti l’una dall’altra?

5) In estrema sintesi: qualcuno può dire con chiarezza se la costante associazione tra i “bivacchi di giorno” e la lodevole intenzione di aprire un dormitorio notturno abbia davvero un senso e una prospettiva di chiara efficacia (che qui si fa fatica a trovare) o se invece le due cose assieme diventino poco più che una forzatura strumentale, inconsistente, per larghi aspetti demagogica e potenzialmente ingannatoria in primo luogo dei cittadini e dell’opinione pubblica?

Prima ancora della prova dell’aula, il consigliere Alessandro Rapinese – il più esplicito nella contrarietà alla mozione e al nuovo dormitorio permanente come proposto dal documento – ha risposto. Di seguito, pubblichiamo integralmente i suoi punti (nel caso, la mail è redazionecomozero@gmail.com)

1) Nessuna. Aggiungo che i due dormitori oggi presenti in città funzionano bene proprio perchè il disastroso comune di Como non ne è coinvolto. Le associazioni cerchino immobili di persone/ONLUS che possano garantire una buona gestione/manutenzione e semmai chiedano al Comune di contribuire SOLO economicamente.
2) I bivacchi al sole andrebbero vietati applicando le norme. Così come non si può parlare al cellulare in macchina e come non si può non pagare le tasse non si può pregiudicare il decoro di una città. Punto.
3) Nessuna. Di giorno non cambierebbe una mazza. Anzi. Il nuovo dormitorio richiamerebbe molti altri ospiti. Esattamente come il fu campeggio sotto stazione

4) Il dormitorio non darà alcun beneficio. Puntualizzo che il colore della pelle e/o la fede religiosa dei bivaccanti mi è indifferente. Sempre bivaccanti sono.
5) Aprire un dormitorio non è una lodevole intenzione (lo dice ANCHE la Caritas) e non vi è alcuna alcuna garanzia che l’eventuale apertura di un dormitorio risolverebbe (chissà poi come) il degrado oggi presente in città. Degrado che personalmente non consentirei e che risolverei semplicemente sgombrandolo di volta in volta, chiedendo a chi non paga le tasse sui fondi che percepisce proprio per queste finalità, di occuparsene.

Domande non richieste:

1) quanti dei senzatetto in strada andrebbero in un dormitorio?
2) Dell’oltre 70% di stranieri (secondo me di più) quanti sono usciti volontariamente dal percorso di accoglienza ministeriale?
3) Quante sono le scuole e/o le case popolari del Comune, che rispettano tutte le normative minime che dovrebbe rispettare il dormitorio?
4) Meglio spendere soldi per comaschi che vivono in topaie comunali (per le quali pagano pure un canone) oppure mettere a norma un intero palazzo e affidarlo ad associazioni che in parte esortano a violare la legge in nome del QUI NESSUNO E’ STRANIERO (cosa che anche l’ONU biasima)?
5) Le leggi dello stato si applicano solo ai ricchi (sempre a prescindere dal colore della pelle e/o dalla fede)?
6) Quante proprietà immobiliari amministra la Chiesa Cattolica in nome e per conto di Gesù Cristo? Delle 388 parrocchie della Diocesi di Como dedicarne una, una soltanto (notte e giorno con l’ausilio di volontari cattolici di tutta la Provincia), a queste poche persone? L’unico Comune che deve occuparsene è il Comune di Como? Beregazzo? San Fermo? Sono autorizzati forse a mandare tutti i loro disperati qui?
7) Che solidarietà riceve un imprenditore in difficoltà dal Comune di Como? Che solidarietà riceve una famiglia in difficoltà dal Comune di Como? Possibile che l’unico pensiero della politica sia riferito a soggetti che in questa comunità non hanno MAI e poi MAI versato un centesimo e MAI MAI contribuito? E gli altri? Un pò di equità? I Servizi Sociali devono per forza spremersi solo ed unicamente per gli stranieri (moltissimi dei quali pure irregolari)?

Concludo. Il dormitorio così come concepito è, come direbbe Fantozzi, una cagata pazzesca.

 

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