Anche Civitas e Bruno Magatti si schierano apertamente a sostegno del cambio di nome dell’attuale via Cadorna, a Como, “destituendo” dalla toponomastica cittadina il generale e capo di Stato maggiore dell’Esercito italiano durante la Prima guerra mondiale fino alla storica disfatta di Caporetto quando venne poi sostituito da Armando Diaz.
Come rievoca anche Civitas, la proposta originaria venne già formulata dall’avvocato comasco Mario Lavatelli, che suggerì anche di intitolare la strada parallela a via Milano a don Roberto Malgesini, ucciso il 15 settembre scorso a San Rocco.
“Sono trascorsi esattamente sei mesi (15 settembre – 15 marzo) dalla morte di don Roberto – si legge nella riflessione di Bruno Magatti – e la triste ricorrenza sembra davvero opportuna per sostenere e rilanciare la proposta dell’avvocato Lavatelli, interpretando il pensiero di tanti e certamente degli aderenti a Civitas”.
E ancora, ecco alcuni passaggi a sostegno della tesi:
“Don Roberto, lo sappiamo, ha agito nella fedeltà a una precisa scelta, quella di testimoniare la prospettiva di un mondo nel quale la dignità della persona sovrasta e precede ogni interesse. Chi ha avuto il dono di conoscerlo personalmente, e tra costoro mi annovero, non può che certificarne l’assoluta e totale dedizione al prossimo espressa con uno stile mite e buono. Don Roberto ha davvero incarnato virtù e testimoniato valori che sono del tutto alternativi a quelli del generale Cadorna: la proposta di Lavatelli va raccolta come l’invito a un più consapevole e critico ripensamento di ciò che siamo stati e ci proponiamo di essere.
Ma perché, Lavatelli prima e Civitas ora, chiedono di rimuovere l’intitolazione della via al generale Cadorna?
Perché – scrive Magatti – “fin dall’inizio della cosiddetta grande guerra […] il generale Cadorna dirama ordini drastici, a suo dire necessari, per imporre e mantenere la disciplina […] Cadorna promuove e incoraggia quella che egli stesso indica come «salutare giustizia sommaria» da porre in atto senza eccezioni e da riservare «anche per chi, vigliaccamente arrendendosi, riuscisse a cader vivo nelle mani del nemico» per il quale «seguirà immediato il processo in contumacia e la pena di morte avrà esecuzione a guerra finita”.
E ancora: “L’ordine di Cadorna di ricorrere a fucilazioni sommarie e con ampia libertà, senza che ne siano esclusi nemmeno gli ufficiali, diviene esplicito nella tarda primavera del 1916, durante l’offensiva austro-ungarica. Nei giorni dell’ottobre 1917 che seguono la tragica disfatta di Caporetto, con non meno di 11.600 soldati italiani morti, 30 mila feriti e 350 mila sbandati, Cadorna si premura di trasmette al comandante delle truppe operanti sull’altopiano di Asiago il seguente ordine: «.. faccia fucilare, se occorre, immediatamente e senza alcun procedimento, i colpevoli di così enormi scandali, a qualunque grado appartengano. […] L’altopiano di Asiago va mantenuto a qualunque prezzo. Si deve resistere o morire sul posto».
Seguono molte altre argomentazioni, prima della chiusa finale.
“Questi brevi richiami ci confermano che è giunto il momento di sostituire anche nello stradario della nostra città il nome di colui che non si fece scrupolo a ordinare la fucilazione di giovani innocenti in spregio a qualunque legge ed etica con quello di chi è morto, per mano d’uomo, innocente e facendo solo del bene: il nostro don Roberto Malgesini”.