Si leggono assurdità cubitali di vario genere, in queste ore, sui “meriti” per l’approvazione della mozione che invita sindaco e giunta a individuare un immobile (comunale o privato) da destinare a dormitorio permanente.
Al di là della sgradevolezza manifesta di certe invenzioni dai fini opachi, ma soprattutto totalmente slegate dalla realtà, i dati di fatto sono piuttosto chiari. E per quanto nel magma della politica sia sempre difficile tracciare righe e confini netti, alcuni punti fermi – al di là della tenera bramosia di qualcuno di mettere flosci cappelli su ruoli “decisivi” inesistenti – si possono stabilire. I seguenti.

Il merito a fondamento dell’indirizzo politico affermato dal consiglio comunale giovedì notte – con 14 voti a favore alla mozione pro dormitorio e 8 contrari (Lega e lista “Rapinese Sindaco”) – va prima di tutto alla consigliera comunale del Gruppo Misto Patrizia Maesani, sostenitrice primigenia dell’idea, del testo e dei contenuti in esso messi nero su bianchi.

Con lei, i puntelli essenziali perché quella mozione prendesse vita e alla fine spiccasse il volo sono state le altre cofirmatarie dall’origine: Patrizia Lissi (Pd) e Barbara Minghetti (Svolta Civica). Senza il passo concreto di queste tre amministratrici, non staremmo probabilmente nemmeno parlando del dormitorio, del testo approvato e via dicendo.

Assieme a loro, essenziale è stata la compattezza fino all’ultimo di tutti coloro che hanno da subito deciso di appoggiare politicamente la richiesta del dormitorio e di firmare la mozione stessa: dunque i gruppi del Pd, di Svolta Civica, del Movimento Cinque Stelle, di Civitas e – fatto di grande rilievo per scompaginare da subito assetti altrimenti già segnati – di Forza Italia.

Questo nucleo variegato e bizzarro, la cui tenuta pur tra qualche scossone e qualche tensione, ha retto fino alla prova del voto conclusivo, ha impiantato l’origine di tutto ed è nato ben prima di qualsiasi campagna stampa, di qualsiasi altro elemento esterno.

Un altro snodo decisivo è poi stato senza dubbio stato l’addio di Ada Mantovani al gruppo “Rapinese Sindaco”, avvenuto proprio perché la consigliera voleva sostenere una battaglia in cui credeva e sperava a costo di una ferita (anche personale) sanguinosissima. Non è stato solo un voto in più a sostegno della mozione, quello di Mantovani. E’ stata l’affermazione di un ideale sopra l’ordine di scuderia. Cosa rara, rarissima di questi tempi.

Ma, sperando che non se la prendano tutti coloro che sono stati citati finora e il cui ruolo resta determinante in senso assoluto, al momento del voto e persino molto prima, altri due sono stati gli elementi davvero decisivi per l’esito che ora conosciamo.
In primo luogo questo discorso del deputato di Fratelli d’Italia, Alessio Butti, che di fatto – al di là di emendamenti più meno incisivi – ha spostato voti e consensi prima impensabili a favore del dormitorio (i meloniani dispongono di 4 consiglieri e in tre, assente Lorenzo Cantaluppi, hanno detto sì alla mozione).

Infine, un fattore che troppi forse hanno sottovalutato e che se si vanno a vedere i numeri è invece stato assolutamente determinante: l’emergere di dubbi rispetto al no assoluto al dormitorio sostenuto inizialmente dalla loro lista, “Insieme per Mario Landriscina”, nelle consigliere Sabrina Del Prete ed Elena Maspero (assieme all’assessore Marco Galli, che pure come tutta la giunta non vota).

Silenzioso, mai in prima pagina ma evidentemente determinato a far valere opinioni e malesseri nonostante i muri alzati a inizio dibattito dal capogruppo Franco Brenna e dall’assessore Elena Negretti (la quale però alla fine ha dimostrato ancora una volta fiuto politico, magari strumentale, ma nitido), questo trio ha portato all’astensione completa del gruppo al momento del voto. Ed è difficile, peraltro, pensare che il sindaco – al quale la lista deve il nome – non abbia altrettanto silenziosamente benedetto questa scelta.

I conti sono presto fatti: ricordando ancora una volta i meriti indiscussi e indiscutibili dei primi firmatari della mozione, se gli assetti politici fossero rimasti quelli originari (con Mantovani messa in riga da Rapinese, con i voti di Fratelli d’Italia e di Insieme contrari alla mozione) il 14 a 8 che ne ha permesso l’approvazione sarebbe rimasto una chimera, si sarebbe ribaltato con ampio margine e il documento sarebbe rimasto lettera morta.
Questi dunque, i fattori e i nomi che hanno realmente determinato l’esito del voto di giovedì notte. Il resto – credeteci – è fuffa. Cubitale, ma fuffa.