Gli Amici di Como o il Consorzio Como Turistica non l’hanno mai attaccato sullo spacchettamento dei bandi natalizi. Eppure lui riesce a inventarsi una polemica di fuoco, comodamente planata sulle “implacabili” pagine de La Provincia. Il protagonista, oltre a chi recepisce quotidianamente e metodicamente le sue sfuriate, è il sindaco del capoluogo Alessandro Rapinese, che con un ribaltamento assoluto della realtà dei fatti questa mattina si scaglia contro chi ha organizzato la Città dei Balocchi in città per quasi 30 anni e ora, in virtù anche della farraginosa nuova organizzazione messa in campo da Palazzo Cernezzi, ha semplicemente deciso – cosa che dovrebbe essere normale in un paese liberale e democratico – di portare la manifestazione a Cernobbio, senza peraltro eccepire nulla sulla linea del Comune di Como.
“Io non ho escluso nessuno”, tuona Rapinese dalle pagine della Provincia. Peccato che l’accusa da cui parte quello stesso ragionamento sia inventata di sana pianta, dato che non risulta da nessuna parte che nei suoi confronti sia stato puntato il dito su una estromissione forzata. Tanto che l’unica dichiarazione pubblica di Daniele Brunati – patron dei Balocchi (e presente nella compagine societaria che ci edita) – attraverso una nota diffusa a tutti i media (a differenza di quanto accade a Palazzo Cernezzi, che ha scelto da tempo a quali riferirsi e quali escludere totalmente dalla comunicazione politico-istituzionale, a differenza degli assessori per la gran parte sempre corretti anche con questa testata) si espresse così: “Dopo 29 anni di Città dei Balocchi, la nuova amministrazione guidata dal sindaco Rapinese, con piena legittimità, ha scelto una strada diversa. Dal canto nostro, abbiamo sempre evidenziato la massima e totale disponibilità al dialogo in vista del Natale cosa che abbiamo rappresentato in una lettera ufficiale. Rapinese ha scelto o, quasi certamente, aveva già deciso da tempo di prendere un’altra strada”.
Chiarito dunque che il sindaco risponde – o meglio, letteralmente inventa e diffonde – una polemica capricciosa che in realtà non è mai esistita (cela forse un rammarico postumo?), l’altra grande accusa mossa dal primo cittadino agli organizzatori dei Balocchi tramite il giornale di via Paoli è sostanzialmente di non aver partecipato alla serie di bandi con cui è stata suddivisa la manifestazione prima unitaria. Questa la frase testuale riportata da La Provincia: “Amici solo del loro monopolio”. Monopolio che poi, però – ma questa cosa sfugge alla furia del sindaco contro i suoi nemici immaginari – non è poi così cambiato. E non soltanto perché il vincitore delle casette di quest’anno proprio ieri – con questa intervista – ha candidamente ammesso di aver partecipato negli anni passati. Lo dicono anche altri fatti: per esempio cosa ha prodotto il metodo dello spacchettamento dei bandi, aggiudicati praticamente tutti all’unico concorrente che si è presentato (vale per la pista del ghiaccio così come per il mercatino di piazza Cavour) o che addirittura nemmeno sono stati degnati di attenzione, vedi quello andato deserto per l’albero di Natale. Dunque, se è verissimo che prima un solo soggetto si proponeva come organizzatore della kermesse, poi ovviamente erano altri singoli soggetti che si occupavano delle specifiche attrazioni. La sostanza, al di là della forma, è immutata, oltre al fatto che la messe di concorrenti non è apparsa all’orizzonte quest’anno.
Insomma, la famosa rivoluzione è diventata una riproposizione che negli esiti è totalmente sovrapponibile al passato (bandi andati a singoli partecipanti, senza concorrenti) ma senza gli storici protagonisti, che peraltro non hanno mai parlato di una loro inesistente “cacciata dalla città” ma hanno semplicemente preferito riproporre il pacchetto di eventi in forma unitaria come era possibile a Cernobbio. Ma tutto questo a chi recepisce a getto continuo gli sfoghi più o meno feroci del sindaco non interessa, così come la questione clamorosa dell’assenza, almeno finora, di un piano della mobilità (battelli, treni e bus speciali, aree di sosta, chiusure o meno di via Milano ecc) per il Natale a Como, questione liquidata – dopo anni di paginate e servizi infiniti su questo punto – a poche righe o al nulla. Come cambiano le cose, soprattutto se ogni questione diventa un grido polemico e incendiario che avvelena qualsiasi dibattito.