La prima lettera aperta per il neosindaco di Como Alessandro Rapinese arriva dall’Abbondino d’Oro (nonché fresco avversario alle elezioni, tra le fila di Como Comune che sosteneva Barbara Minghetti), Luigino Nessi. I temi sono quelli storicamente cari a Nessi, ossia i più deboli, i senza fissa dimora, gli stranieri (e in particolare i minori). E naturalmente – altra battaglia di sempre – quella per un dormitorio comunale aperto tutto l’anno (sui cui peraltro Rapinese si è espresso ripetutamente con un no assoluto, tanto che proprio la firma sulla mozione trasversale apposta da Ada Mantovani portò alla rottura tra la consigliera e l’allora capogruppo). Nessun tono polemico nel documento, ma una serie di promemora per l’avvio del mandato politico-amministrativo.
Pubblichiamo di seguito l’intervento integrale di Luigino Nessi.
Signor Sindaco, mi permetta queste note, ci conosciamo, abbiamo fatto cinque anni insieme durante l’Amministrazione Lucini, tra l’altro fianco a fianco, divisi dallo scanno; io in maggioranza, Lei all’opposizione, ma entrambi con il massimo impegno e rispetto reciproco.
Innanzitutto complimenti; non mi aspettavo una sua vittoria così netta. Mi sono trovato d’accordo con Lei per le sue parole appena eletto: niente festa, ma al lavoro. Le avrei dette anch’io; ripeto, ci conosciamo.
Ora mi permetta, però, di segnalarle alcune situazioni, che tocca a Lei, quale Sindaco della città, e alla sua Giunta risolvere.
Sono note che noi di Como Comune abbiamo condiviso con le altre forze politiche che sostenevano la candidata Minghetti, secondo noi importanti per la nostra città.
Mi permetto di ricordarle tutte le persone, chiamiamole senza fissa dimora, e molti lo sono davvero, che vivono all’aperto, dormendo la notte sotto i portici delle chiese o in qualche luogo nascosto, o sulle panchine. Serve assolutamente un dormitorio pubblico, aperto tutto l’anno, con animatori che seguano queste persone – lo sottolineo ancora – persone, che li aiutino a reinserisi nella società. Serve per loro, anche un centro diurno, un luogo dove possano trascorre la giornata, in attesa di trovare lavoro, che darebbe loro dignità. Non fa onore, meno che mai in una città ricca, come Como, vedere persone avvolte nelle coperte, tante volte sotto la pioggia, fuori delle chiese o in qualche altro luogo, senza alcuna ragione.
Mi permetto di ricordarle tutti i vani vuoti del nostro patrimonio pubblico: appartamenti sigillati, chiusi, dove interventi contenuti basterebbero per renderli agibili e vivibili. Il futuro per chi ha bisogno non sono i grandi dormitori, ma piccoli appartamenti dove due o tre persone possano condurre una vita “normale”. Qualche esperienza positiva in questo senso c’è già, ma non a Como.
Avere chiuso la Casa Albergo di Via Volta, tenerla chiusa, è stata una cosa non giusta, andrebbe riaperta così come altri luoghi che la città possiede.
Mi permetto di ricordarle tutte le persone fragili e vulnerabili che abitano nei nostri quartieri: anziani soli, portatori di disabilità, stranieri. Noi volevamo istituire, e ci permettiamo di consigliarlo a Lei, un portierato sociale, persone qualificate, preparate e disponibili, che si prendessero cura di questi luoghi e di chi li abita.
Mi permetto di ricordarle che a Como c’è quel luogo un po’ dimenticato, lontano in tutti i sensi, che è il Carcere del Bassone. Lì “vivono” oltre 400 persone, con bisogni individuali e familiari; molti vengono da fuori provincia, ma sono a Como. Importante è averne cura, dare loro la possibilità di reinserimento, come dice la nostra Costituzione. Ci vorrebbe, secondo noi, un consigliere comunale delegato a seguire questo luogo e le sue problematiche.
Mi permetto di segnalarle la situazioni dei tanti stranieri, magari in attesa del permesso di soggiorno, dei tanti stranieri minori non accompagnati di cui ora, come dice la legge, Lei è diventato responsabile. Servono luoghi di accoglienza e di inclusione, scuole di italiano, formazione professionale, tanto altro, in attesa di nuove leggi nazionali.
Penso che sia d’accordo sull’idea di una città che non sia costretta a vedere più le code di persone che vengono da altri paesi, in attesa dei loro documenti, fuori dalla Questura. Questa situazione merita un suo confronto con il Prefetto.
Anche perché Lei ha una fortuna che la invito a cogliere: a Como ci sono tante associazioni di volontariato e di promozione sociale, un Terzo settore, qualificato, impegnato, preparato nel progettare interventi risolutivi. Penso che conosca per esempio il Quartiere di Rebbio con le attività di Don Giusto e di tante associazioni.
Mi permetto di ricordarle che Como è città Messaggera di Pace, gemellata con una città tedesca, una palestinese, una israeliana, una giapponese. Con questo suo ruolo, conferitogli dalle Nazioni Unite, potrebbe davvero favorire il dialogo internazionale, luogo di incontro per la Pace dove vivere tutte e tutti in pace.
Sono queste alcune idee che pensavamo di realizzare se avessimo vinto domenica 26 giugno.
Ci permettiamo, con senso costruttivo, di comunicarle a Lei che ora è il nostro Sindaco.
Sperando in un dialogo positivo per la città. Le porgo distinti saluti.
Luigi Nessi, Como Comune