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Punti di vista

“Negli orti sociali sgomberati nascevano amicizie e solidarietà. Como non è solo Champions League e lusso”

Continua a suscitare reazioni e riflessioni la cacciata dei cittadini dagli orti comunali via Tettamanti, a causa – ha ribattuto il sindaco – di concessioni scadute e accuse da parte di malagestione e degrado. Oggi ospitiamo l’intervento dell’ex segretario provinciale della Cgil comasca e tuttora dirigente sindacale del Varesotto, Giacomo Licata.

Gentile Direttore,
la notizia dello sgombero degli orti sociali di Rebbio lascia un senso di amarezza. Non solo per i cittadini, prevalentemente pensionati, che, dopo decenni, si vedono chiedere di liberare quei terreni senza che sia stato spiegato loro quale sarà il futuro dell’area, ma per il messaggio che questa decisione trasmette alla città.

Qualche tempo fa era toccato alla storica bocciofila. Oggi agli orti sociali. Viene spontaneo chiedersi: che cosa hanno fatto di male gli anziani di Como? Gli orti sociali, oltre ad essere appezzamenti di terra, sono luoghi di relazione, di cura, di presidio del territorio, di invecchiamento attivo. Sono spazi in cui persone che hanno lavorato una vita continuano a sentirsi utili, a coltivare non solo pomodori o zucchine, ma amicizie, solidarietà, dignità.

Per ragioni professionali mi occupo di anziani e pensionati tutti i giorni e, anche se in un’altra provincia, a Varese, mi relaziono quotidianamente con gli Enti Locali sugli spazi e i luoghi di socialità da destinare agli anziani. Conosco bene, quindi, il valore di queste esperienze.

Naturalmente ogni amministrazione ha il diritto di fare le proprie scelte urbanistiche. Ma le scelte hanno anche un valore simbolico. E quando, una dopo l’altra, vengono meno realtà frequentate soprattutto da persone anziane, è inevitabile chiedersi quale idea di città stia prendendo forma.

Como è una città meravigliosa. È giusto valorizzarla, renderla attrattiva, investire sul turismo. Ma una città non può vivere soltanto di cartoline, alberghi di lusso e visitatori di passaggio. Una città resta viva se continua a essere abitata, vissuta e amata dai suoi cittadini, a partire dai più fragili.

Tommaso Paradiso, nella canzone dedicata al Como Calcio, canta: “Sei bella come il Como, in una notte da campioni”. È un’immagine che emoziona molti comaschi. Ma prima delle notti di Champions League vengono le giornate ordinarie di chi quella città la vive ogni giorno: i bambini, le famiglie, gli anziani. Perché una città è davvero bella quando nessuno si sente di troppo.
Giacomo Licata
cittadino comasco

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