Gran giubilo a destra e sinistra per il sondaggio realizzato da Etv sul gradimento verso il sindaco di Como Alessandro Rapinese. Ma sarà giustificata tutta quell’euforia? E’ lecito dubitarne.
Andiamo con ordine. Si può davvero essere così sorpresi del fatto che, rispetto al 27% preso dal sindaco al primo turno delle elezioni 2022, oggi quella cifra sia scesa di circa 5 punti, dato peraltro non omogeneo ma frutto di una somma alla buona tra chi finora ne ha apprezzato molto (18%) e abbastanza (4%) l’operato?

Chi governa praticamente sempre lascia sul terreno qualche percentile, salvo rarissime eccezioni (fino al referendum, Giorgia Meloni era tra queste). Ma avere un credito ancora di un comasco su 5 o poco meno, per una lista ‘dittatoriale’, così ferocemente in battaglia con infiniti settori di Como e senza appoggi fuori dalle mura, non sembra poi cosa da poco. Ma non solo.
Andiamo a un altro dato per cui sia a destra sia sinistra ieri sono saltati tappi di champagne. Alla domanda se preferissero una futura amministrazione in continuità o in discontinuità con l’attuale, i comaschi hanno risposto rispettivamente al 28% (continuità), al 68% (discontinuità).

Facile puntare gli occhi solo sul 68% e vederci già la vittoria di chiunque altro che non sia Rapinese. Ma il dato che conta è l’altro: cioè il 28% che immagina o auspica un fil rouge tra un Rapinese oggi e un Rapinese domani a Palazzo Cernezzi. E, repetita juvant, al primo turno (quello che conta davvero, se vuoi arrivare e poi vincere il secondo) l’allora aspirante primo cittadino prese il 27 e rotti. Dunque, nella sostanza, i dati sono sovrapponibili. Rapinese è sempre lì, sostanzialmente. Sono gli altri che si muovono (o dovrebbero farlo, diciamo).
Insomma, forse sarebbe bene aspettare a fare commenti trionfalistici negli schieramenti opposti all’attuale sindaco. Se non altro anche perché non è stata proprio una ventata di oceanica freschezza veder sfilare ai microfoni di Etv volti e nomi che perpetuano se stessi e le rispettive storie politiche da 10 anni come minimo e da decenni come norma (fatta eccezione per un’ottima apparizione della vicepresidente di Nova Como, Teresa Minniti, e per le performance generali e robuste dei due big di Pd e Forza Italia, Angelo Orsenigo e Sergio Gaddi; ah, a proposito, al netto delle alchimie e delle guasconate, il Gaddi di ieri sera in qualsiasi altra città che non fosse quella dei pavoni e delle invidie, sarebbe il candidato sindaco del centrodestra senza nemmeno discutere; infine, chiudiamo questa parentesi-record con una raccomandazione disinteressata a tutti i partiti: in tv non ci possono andare tutti, e in ogni caso, quando ci si va, ci si prepara e ci si addobba all’uopo, magari senza massacrarsi a vicenda tra alleati come accaduto nei ridicolissimi primi 20 minuti di trasmissione quando il centrodestra si è fustigato in diretta sulle colpe e sui tradimenti che causarono la vittoria del Rapinese 2022, siparietto degno di Tafazzi e capace di spaventare subito tutti gli spettatori).
Per chiudere, la sintesi finale di ciò che si visto e appreso ieri sera, sembra lasciare un messaggio piuttosto semplice: Rapinese non è sulla breccia ma non è ancora sconfitto; semplicemente fa il Rapinese, sconta la solitudine politica della sua creatura e il regime dittatoriale interno (tristissimo constatare ancora una volta che se non c’è il Mahatma, nemmeno al telefono, allora in tv non ci va nessuno). Ma tutto sommato sembra ben lungi dall’essere crollato.
La realtà, più semplice, è che a Como non è mai stato Rapinese a vincere o a perdere le elezioni: con il 27%, il 22 o il 28 (e senza alleati) non decidi tu, non sei padrone del tuo destino. Solo il centrodestra e il centrosinistra – per numeri, coalizioni e storia – possono conquistare o buttare nel wc un’elezione. Cosa, quest’ultima del wc, che può anche sembrare impossibile, ma che poi – senza candidati forti, senza compattezza e senza figure capaci di imporre anche un registro di immagine e comunicazione oltre le proprie cerchie – alla fine può accadere sempre. Proprio come 4 anni fa, quando all’ipotesi del ‘golpe’ qualcuno sghignazzava. A occhio, molti erano gli stessi che lo facevano anche ieri sera.