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Tra ambizioni affascinanti e scoop, si scopre che la riapertura della piscina di Muggiò non esiste più

La raccomandazione, prima di tutto: l’articolo completo con le info dettagliate (per quanto è stato possibile ottenerle, da quanto si intuisce) e l’inquadramento generale, vanno reperiti sull’edizione odierna de La Provincia nel pezzo a firma Gisella Roncoroni dal titolo “Il piano per Muggiò. Palaghiaccio, piscina con verde e autosilo”. Ma al di là della sfida senza esclusione di colpi in corso tra Como e Varese per ottenere gli ormai famosi 25 milioni di euro di fondi Pnrr, gestiti dal Governo ma che saranno indirizzati poi definitivamente da Regione Lombardia, quello che colpisce è la novità sul futuro della piscina di Muggiò. Struttura per cui non sarebbe più previsto alcun recupero dell’esistente, come dichiarato invece da oltre un anno a questa parte dal sindaco (anche per giustificare l’archiviazione del progetto pubblico-privato di Nessi&Majocchi), bensì la completa demolizione e ricostruzione in un’altra zona (sempre della piana di Muggiò, pare di capire) con quattro vasche per differenti usi, di cui una esterna. Costi tra i 14 e i 18 milioni, riporta La Provincia.

Insomma, un cambiamento di portata copernicana rispetto a quanto annunciato dalla campagna elettorale 2022 a oggi dal primo cittadino. Il che, in sé, è difficile da giudicare come positivo o negativo: alla fine, la ricostruzione totale, con abbattimento del vecchio e malandatissimo impianto, era sembrata a chiunque (tranne che all’allora candidato primo cittadino) l’ipotesi migliore già dai tempi del progetto Nessi&Majocchi portato avanti dalla Giunta Landriscina e cestinato da questa. Quello che però sarà davvero interessante conoscere, riguarda i tempi di realizzazione di un progetto così radicalmente alternativo rispetto a quanto conosciuto finora (la ristrutturazione era stata sempre indicata dal sindaco come la via più breve e efficace per tornare a far nuotare atleti e società a Muggiò).

Il progetto parzialmente svelato oggi, dopo i ripetuti “no comment” nelle serate televisive del venerdì, sembra decisamente ambizioso, anche affascinante sulla carta. E probabilmente anche più adeguato a dare a Como spazi e ore d’acqua finalmente all’altezza di un capoluogo. E’ del tutto probabile inoltre, viste le indiscrezioni uscite oggi, che a Palazzo Cernezzi esista già anche una progettazione almeno preliminare, mentre sui fondi una quota dovrebbe essere già disponibile (non è noto quanta parte).

Insomma, a fari spenti – probabilmente in connessione con la speranza di ottenere dalla Regione altri finanziamenti per il nuovo palasport – l’amministrazione Rapinese ha svoltato a 360 gradi e cambiato radicalmente idea sul destino della vasca chiusa dal 2019. E fin qui, ci può stare assolutamente. Il tema, semmai, è un altro. Anche ad andar bene, tra progettazioni definitive-esecutive, approvazioni varie, iter burocratico, appalto, stanziamenti ad hoc, è presumibile pensare che non sarebbero pochi i mesi necessari per il taglio del nastro del nuovo centro del nuoto, così come reimmaginato oggi. E vista la partita tripla che si gioca sulla piana di Muggiò – dal nuovo palazzetto alla sfida per il Centro federale del ghiaccio, le cui eventuali “installazioni” nei 60mila metri in questione difficilmente potrebbero prescindere l’uno dall’altro – il gioco si fa interessantissimo ma anche delicatissimo. Soprattutto sul versante delle tempistiche.

Insomma, il quadro generale è per molti aspetti affascinante e anche apparentemente sensato, in questa nuova declinazione maxi. Ma sul caso specifico della piscina, però, i tempi per il ritorno del nuoto a Muggiò sembrano potenzialmente lunghi, se non lunghissimi, con così tanti tasselli da far quadrare. E questo, anche senza voler insistere troppo sull’archiviazione da un giorno all’altro delle intenzioni originarie (leggi ristrutturazione del vecchio impianto), volate via in poche righe, una mattina di luglio, soltanto un anno dopo le elezioni.

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