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“Turista a Como? Mi sono messo nei panni (scomodi) di Josh. E viaggiare è stato un incubo”

Salve, io sono Josh, un turista inglese di 32 anni, e con la mia compagna Evelyn abbiamo deciso di trascorrere le nostre vacanze a Como, per vivere da vicino il vostro lago, visitandone le attrazioni di cui ormai tutto il mondo parla. Arrivati a Malpensa, dove pensavamo che i collegamenti con una meta turistica tanto popolare non mancassero, ci hanno subito detto che le possibilità erano solo due: o servirsi del trasporto ferroviario, con un treno fino a Saronno e poi un altro fino al capolinea di Como Lago, per due ore di tragitto e 11 euro a testa; oppure il taxi, che però costerebbe la ragguardevole cifra di 130 euro (tariffa fissa).

Abbiamo optato per la prima soluzione e, nonostante l’affollamento di viaggiatori e i tempi d’attesa perché è domenica e con l’orario estivo i treni vengono dimezzati, siamo arrivati comunque a destinazione. Estasiati dal magnifico panorama, all’arrivo ci dimentichiamo persino di aver viaggiato in piedi in entrambi i treni, con i bagagli tra le gambe, perché “in certi orari qui è la regola, vedeste come viaggiano i pendolari tutti i giorni!”. Per non parlare dei due bagni: uno chiuso e inagibile, l’altro maleodorante e molto sporco. L’hotel non è proprio in centro, dove, se non già completi, costano uno sproposito, ma abbiamo optato per una soluzione periferica, d’altronde dal sito sembra che Montano Lucino sia “a breve distanza dal Como Lake”.

È domenica, ma sicuramente non avremo problemi a muoverci in una città così turistica, l’utilizzo dei mezzi pubblici ormai è incoraggiato in ogni luogo del mondo. Dappertutto tranne che a Como, evidentemente, perché immediatamente ci avvertono: “Eh no, anche i bus, nonostante tutta questa gente, osservano orario feriale e festivo a seconda del giorno”, dunque scopriamo che di domenica le corse sono dimezzate e non a tutte le ore, solo fino al tramonto in alcuni casi. Ma in fondo siamo anche ‘fortunati’ perché fra una settimana “entra in vigore l’orario estivo, con un’ulteriore limitazione delle corse”. Andiamo alla vicina stazione dei bus per fare il biglietto, ma sono le 12.30 e di domenica la biglietteria è chiusa dalle 12 alle 14, quindi bisogna aspettare perché ci confermano che “sul bus gli autisti non vendono biglietti”.

Abbiamo scoperto solo successivamente che esiste una app – ARRIVA – che consente di farlo online, ma la scarsa comunicazione rende quest’informazione un segreto. Nei giorni seguenti è persino peggio. Come tutti, utilizziamo Google Maps per conoscere orari e percorsi di qualunque mezzo in qualsiasi città del mondo e, dovendo rientrare dal centro storico di Como a Montano Lucino, abbiamo controllato che il C70 delle 13.50 ci riportasse regolarmente in albergo. All’arrivo del mezzo, l’autista scuote la testa e contrariato dichiara che “No, su questo mezzo non possiamo salire perché lui non fa servizio urbano e la cosa è segnalata chiaramente sull’insegna luminosa del bus”. Insomma, da turisti appena arrivati in città, avremmo dovuto sapere che una “U” rossa barrata indica che “il bus è solo scolastico, carica solo chi è in possesso di un abbonamento per quella tratta, e che anche questi passeggeri però non possono scendere prima della prima fermata dopo l’area urbana”. Tutto molto chiaro, vero?
Per caso ci siamo imbattuti in un C77, all’apparenza perfetto per il nostro tragitto.

 

Ma sbagliavamo: salendo scopriamo che si tratta di un bus di un’altra compagnia e quindi il nostro biglietto non è valido, dovevamo procurarcelo, cosa che immagino sia incomprensibile anche per un residente alle prime esperienze coi mezzi pubblici. La nota più dolente è arrivata però la domenica seguente, quando decidiamo di visitare i ridenti paesini del Lario e diamo un’occhiata agli orari per i bus, scoraggiati dalle code interminabili per i battelli sotto il sole cocente. Scopriamo che anche in questo caso, nei giorni festivi, nell’unica linea presente su una tratta così indispensabile, la C10, l’orario viene molto limitato e questo vale anche per qualsiasi altro bus di qualsiasi tratta; neppure uno ogni ora. Anche provando a prenderne uno dei pochi in circolazione, l’impresa risulta impossibile: non riusciamo neppure a salire perché effettivamente il mezzo è già strapieno alla partenza.

Per concludere, abbiamo passato da passeggeri una quindicina di giorni da incubo, con esperienze di ogni tipo che vanno dai mezzi costantemente pieni (in barba alle regole che il Covid avrebbe dovuto insegnarci), alle numerose corse saltate inspiegabilmente. Per non parlare di litigi furiosi di alcuni autisti con ignari vacanzieri a causa di biglietti sbagliati o solo per una richiesta di informazioni, oppure di pensiline con orari e percorsi indicati solo per alcune linee, illeggibili perché in bacheche usurate dal tempo o vandalizzate. Un discorso a parte meriterebbe infine la difficoltà di trovare una rivendita di biglietti aperta di domenica, al di fuori della Città Murata, praticamente l’equivalente di un’oasi nel deserto. Certo, con una mano sul cuore, ma anche sul portafogli avremmo voluto avvalerci di un taxi. Ma niente da fare, mai visto uno libero in giro e chiamando il centralino ci abbiamo scoperto che “le licenze concesse sono solo 45 (!) In tutta la città e dovevamo solo sperare di incrociarne uno”. Ma allora perché non sopperire alla grande carenza con utilissimi servizi come Uber o Lift?

Come avrete intuito queste disavventure non le ha vissute nessun Josh, ma io stesso. Mi sono calato nei panni di un turista qualsiasi che, giunto a Como, deve scontrarsi con inefficienze, mancanze e negligenze che già quotidianamente la città impone ai propri abitanti. È proprio questo il punto: non è tanto la città a non essere pronta a un tale flusso di villeggianti, forse lo è chi ancora oggi, ai posti di comando, non riesce a far tesoro dell’immensa opportunità di crescita economica, sociale ma anche mentale che ha di fronte, addossando le colpe a chi arriva. Quasi che il turista debba avere solo doveri e nessun diritto. E ormai questo tipo di atteggiamento non è più da imputare all’inesperienza e tantomeno al territorio, visto che sono anni che Como si vanta di essere una delle mete turistiche più celebrate del mondo.

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