Si è molto arrabbiato il sindaco di Como per la vicenda degli orti comunali e dei pensionati e non pensionati cacciati su due piedi con varie accuse nei loro confronti. Tanto che, a fronte dell’ennesima ondata trasversale di critiche per metodi e tempistiche, il primo cittadino Alessandro Rapinese dapprima ha pubblicato una serie di foto che egli ritiene probabilmente shock ma che di fatto immortalano primissimi piani di vegetazione un po’ incolta, classici bidoni blu per la raccolta dell’acqua e poi sì, un po’ di disordine tra reti, cartelli e canne dell’acqua ma senza che sia stato spiegato se questo riguardi un orto, due orti, dieci orti e così via.

Poi – poteva mancare? – sempre più indispettito per il vasto coro di critiche, ecco l’immancabile video con primo piano fisso su naso e profilo tra i sentieri della Valtellina, per quello che lo stesso Rapinese definisce un lunghissimo “pippone” contro giornali e giornalisti. Insomma, il campionario tipo del Rapinese furioso.
Nell’ennesimo capitolo sempre uguale di questa finta battaglia dell’eroe buono e solitario contro il resto del mondo, valida forse 4 anni fa ma ormai logora e frusta se non per gli adoratori-a-prescindere del personaggio, vorremmo però inserire un elemento in più. Anzi, addirittura una proposta all’amministrazione, che forse potrebbe mettere assieme una soluzione per gli orti pubblici, per il verde urbano e per il decoro generale.

Viste le condizioni disastrose dei nuovi, milionari giardini a lago – quelli inaugurati due mesetti fa con grottesca parata autocelebrativa di sindaco e assessori e nemmeno per intero, visto che metà è ancora un cantiere e nemmeno in avanzatissimo stato, dopo un ritardo accumulato di due anni e mezzo – perché non trasportare lì gli orti della discordia?


Perché dopo tanta attesa, tanti soldi e tante videochiacchiere al vento, non concedere l’area a melanzane e pomodori visto lo sconcertante degrado in cui è già finita l’intera area nobilissima e appena inaugurata metà? Perché non affidarsi a bidoni blu, annaffiatoi e canne dell’acqua per dissetare quella distessa brulla, bruciata (ma un sistema di irrigazione c’è? è stato previsto? funziona?) e orribile alla vista, sebbene si stia parlando di un’opera pubblica nuova di pacca, con ruolo da ‘mini Central Park’ della celebratissima Como turistica?

Insomma, per concludere, perché non ammettere che quel presunto degrado gridato ai quattro venti da Rapinese per una porzione di verde sociale, periferico e al profumo di cipolla non è comunque meglio di quella costosissima vergogna a cielo aperto pagata dai cittadini e senza nemmeno un bietola in cambio?
