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Como, l’asilo chiuso per sempre: “Questo buio fa paura. Forse c’è ancora una possibilità”

L’asilo Magnolia a Como ha chiuso definitivamente i battenti dalla fine dello scorso anno scolastico. Il ricorso tentato dai genitori non ha dato esito positivo e così l’istituto oggi è vuolto (qui le cronache). In questo senso riceviamo e pubblichiamo un lungo contributo di Maria Grazia Bozzi referente della scuola di via Raschi che è fisicamente nella stessa struttura del Magnolia al piano superiore. Ecco quanto scrive

Arrivare ogni giorno a scuola e vedere quelle finestre buie mette tristezza. Fino a pochi mesi fa, nel mese di giugno, da quelle stesse finestre si potevano vedere bambini sorridere, correre e giocare. Si vedevano educatrici piene di entusiasmo, pronte ad accogliere ogni giorno i loro piccoli. Piccoli, sì, perché il nido rappresenta il primo, fondamentale snodo nel percorso educativo del bambino al di fuori dell’ambiente familiare.

Oggi, invece, quegli spazi sono silenziosi e vuoti. Una educatrice del Nido Magnolia racconta così il significato di quella struttura: «Quando penso all’Asilo Magnolia, vorrei usare la parola “CURA”, con la C maiuscola. Questa struttura ha muri spessi e massicci che, se potessero parlare, racconterebbero la dedizione, l’impegno e la cura con cui coordinatrici, educatrici, cuoche e tutto il personale ausiliario hanno svolto il proprio lavoro, sempre con grande professionalità. Racconterebbero anche di tanti genitori che hanno portato affetto, gratitudine e fiducia. E parlerebbero di bambini che sono cresciuti sereni e felici, in spazi sicuri e pensati proprio per loro».

Parole che restituiscono il valore umano ed educativo di un luogo che, per molte famiglie, ha rappresentato molto più di una semplice struttura scolastica. Resta difficile comprendere, per chi osserva oggi quelle aule vuote, la scelta dell’Amministrazione di chiudere una struttura educativa di questa importanza. Una decisione che, secondo molti, rischia di essere percepita principalmente attraverso la lente dei costi, senza tenere sufficientemente conto del valore sociale che un servizio educativo riveste per i bambini e per le loro famiglie”.

A due mesi dalla chiusura ufficiale del Nido Magnolia, sento il bisogno di parlarne in prima persona. È difficile rimanere indifferenti davanti a quelle aule buie, spoglie e silenziose, dove fino a pochi mesi fa risuonavano le voci e le risate dei bambini. Un luogo che apparteneva alla quotidianità di tante famiglie e che oggi rischia di diventare semplicemente uno spazio inutilizzato. Eppure, proprio al piano superiore, c’è la Scuola Raschi: una scuola viva, abitata quotidianamente da bambini desiderosi di imparare, sperimentare e fare nuove esperienze.

La scuola è un vero e proprio laboratorio di vita, un luogo prezioso nel quale prende forma la crescita globale della persona. È qui che si impara a stare insieme, a conoscere il mondo attraverso la meraviglia del gioco, a riconoscere e gestire le prime emozioni e a costruire relazioni autentiche. È uno spazio democratico per eccellenza, nel quale ogni differenza può essere accolta e valorizzata come una ricchezza.

Ed è proprio partendo da questo principio che nasce una domanda: se la scuola ha un valore così importante e se gli spazi educativi sono fondamentali per la crescita dei nostri bambini, perché lasciare al buio e all’abbandono gli spazi del Nido Magnolia? Perché non aprire un confronto con la Scuola Raschi? Perché non valutare la possibilità di restituire quegli ambienti a una funzione educativa e sociale?

Perché non aprire le porte al dialogo e mettere intorno a un tavolo Amministrazione, scuola, insegnanti, per capire quanto valore hanno quelli spazi per la scuola Raschi. Non si tratta soltanto di stanze vuote o di un edificio da utilizzare. Si tratta di luoghi che hanno ospitato bambini, relazioni, esperienze e momenti importanti della loro crescita. Quelle pareti hanno visto passare generazioni di bambini. Hanno custodito sorrisi, lacrime, giochi, primi passi, scoperte e tante piccole conquiste quotidiane. I bambini della scuola Raschi possono far tornare a sorridere quei “muri”.

Lasciare tutto questo nel silenzio e nel buio significa perdere, insieme a uno spazio fisico, anche una parte della memoria educativa della nostra comunità. Quando parliamo di restituire una funzione educativa a quegli spazi, non intendiamo semplicemente riempirli con altre classi. L’obiettivo è piuttosto ridare loro una funzione e un’identità educativa, trasformandoli in luoghi capaci di accogliere esperienze diverse da quelle che normalmente si svolgono nell’aula.

Si tratta di pensare a questi ambienti come spazi aperti e flessibili, a disposizione delle diverse fasce d’età, nei quali possano svolgersi momenti educativi al di fuori della classe: attività laboratoriali, motorie… Spazi che possano quindi essere abitati in modi diversi e adattarsi alle esigenze di chi li utilizza, favorendo forme di apprendimento differenti. Non semplici ambienti aggiuntivi rispetto all’aula, ma luoghi capaci di ampliare le possibilità educative della scuola. Forse è ancora possibile aprire un confronto. Forse è ancora possibile chiedersi quale futuro dare a quegli spazi. Perché dove prima c’erano bambini che correvano e giocavano, oggi non dovrebbe esserci soltanto buio.

Dovrebbe esserci ancora la possibilità di dare luce al futuro.
La referente della scuola Raschi
Maria Grazia Bozzi 

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