Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
scuola

“Scuole aperte per i figli di lavoratori indispensabili”. Caos e caccia ai codici Ateco. Vitale: “Preoccupati”

A un anno esatto dalla prima volta in cui genitori e studenti hanno sentito parlare per la prima volta di didattica a distanza, la nuova chiusura delle scuole torna a preoccupare le famiglie memori dei quasi 100 giorni di chiusura continuativa vissuti l’anno scorso, quando i ragazzi erano arrivati a giugno senza più rimettere piede in classe.

Nei giorni scorsi però, dopo il Dpcm del 2 marzo, il Ministero dell’Istruzione ha infatti inviato ai dirigenti scolastici una comunicazione nella quale specifica che “restano attuabili, salvo ovviamente diverse disposizioni delle Ordinanze regionali … le disposizioni del Piano Scuola 2020-2021 nella parte in cui prevedono che vada garantita anche ‘la frequenza scolastica in presenza degli alunni e studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione’ nell’ambito di specifiche, espresse e motivate richieste e anche in ragione dell’età anagrafica”.

E sulle chat di classe, e non solo, impazzano elenchi di codici ATECO che inseriscono, tra chi ha diritto alla didattica in presenza, non solo i figli di personale sanitario, impiegati della pubblica amministrazione, della difesa, dell’istruzione ma anche di operai di moltissimi settori, trasporti, settore dell’informazione, attività finanziarie, legali, contabili, lavoro interinale, pulizie e chi più ne ha più ne metta.

Un elenco dei sogni che, però, rischia inevitabilmente di schiantarsi contro la realtà poiché le scuole non solo non hanno le risorse organizzative necessarie per accogliere tutte le richieste, ma non hanno neppure ricevuto direttive per accogliere eventuali richieste.

“Abbiamo appena ricevuto una comunicazione da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale che invita i dirigenti ad attendere chiarimenti rispetto alle categorie di lavoratori che hanno diritto a richiedere la didattica in presenza sottolineando che non si può in alcun modo eludere quanto indicato dall’ordinanza regionale, ossia la sospensione dell’attività didattica in presenza – spiega Lucia Chiara Vitale, dirigente dell’Istituto Comprensivo Como Albate – dobbiamo anche tener conto del fatto che i servizi comunali sono sospesi e non si può organizzare un servizio scolastico regolare. In ogni caso non si fa riferimento ai codici ATECO ma a servizi pubblici essenziali e questo è già chiaro fin da ora”.

“Sono davvero preoccupata per il caos che potrà generarsi perché qualunque cosa io faccia sono certa che sbaglierò – aggiunge – intanto devo decidere io chi svolge un’attività essenziale e chi no e questo è già aberrante. Se decidessi di far tornare a scuola tutti quelli che me lo chiedono, per timore di sbagliare, poi sarò colpevole di avere numeri troppo alti a scuola. Come troppo spesso accade noi dirigenti siamo in prima linea a metterci la faccia e a pagare le conseguenze, a fronte di indicazioni vaghe e nessun supporto da chi è sopra di noi”.

Per riuscire a districarsi nei meandri di queste disposizioni l’Associazione Nazionale Dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola (ANP) ha chiesto al Ministero l’emanazione urgente dell’atto dispositivo che chiarisca le linee guida da seguire:.

“Non riteniamo accettabile, soprattutto nello scenario in rapido peggioramento che caratterizza la situazione pandemica attuale, rimettere ai dirigenti scolastici l’individuazione delle categorie di cittadini legittimate a fruire della didattica in presenza per i propri figli – si legge sul sito dell’associazione – la nota, infatti, non opera alcuna precisazione sui parametri da assumere a riferimento per valutare le singole istanze. Se la didattica in presenza per i figli dei key worker costituisce un diritto, allora non è un dato arbitrario: non possono essere i dirigenti scolastici a individuare chi sia il titolare del diritto dando luogo, inevitabilmente, a ricostruzioni diverse e conseguenti disparità di trattamento nei confronti dei genitori”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti:

Videolab