In difesa del divieto di transito in bicicletta in centro storico (qui tutti i dettagli delle vie interessate), vicenda che ormai ha ampiamente superato i confini della città e della politica locale per raggiungere testate giornalistiche internazionali come The Guardian, la BBC, il New York Post, Paris Match, The Sun, solo per citare i le più note – fondamentalmente più per la curiosa consecutio investimento del sindaco da parte di una bici elettrica/divieto che per l’idea in sé – si sono schierati ieri, quasi all’unisono, il primo cittadino Alessandro Rapinese e il suo fedele braccio destro, nonché presidente del Consiglio comunale, Fulvio Anzaldo.

Il primo, infatti, ha pubblicato sui suoi profili social un post nel quale scrive: “Esistono zone ‘biciclette a mano’ in tutta Europa…eppure esistono persone che, rifiutando l’evidenza, sono in Grado di negarlo”.

Un giochetto di parole che accompagna, appunto, un’infografica del comune friulano che riporta in rosso le vie del centro interdette alle biciclette e, in verde, i percorsi ciclopedonali. Il tutto accompagnato dagli immancabili hashtag che, ormai, fanno quasi testo a sé: #NegazionismoON #CacciaAlleStregheON #SensoCivicoOFF.

Di lì a poche ore, ecco arrivare anche il sostegno di Anzaldo con un altro post, decisamente più articolato, nel quale elenca diversi esempi di città europee da lui visitate in occasione delle recenti vacanze estive nelle quali esistono divieti per le biciclette che vanno dai limiti di velocità di Colmar e Strasburgo fino alle fasce orarie nelle quali, invece, è possibile attraversare la città su due ruote come a Treviri, Heidelberg, Baden-Baden, Costanza, Innsbruck, “Per non parlare delle molte città italiane nei cui centri storici, mi dicono, è totalmente interdetta la circolazione alle biciclette, se non condotte a mano”, aggiunge.

Il discorso, poi, si sposta proprio sull’elemento che più a stuzzicato la stampa di mezzo mondo, ovvero lo strettissimo nesso temporale tra l’investimento (incidente) da parte di una bici elettrica denunciato e subito dal sindaco Rapinese e il divieto di circolazione per tutti i ciclisti, anche quelli in sella a comuni biciclette a pedali: “E qui mi aggancio al secondo aspetto che non comprendo: al di là della partigiana narrazione secondo cui il sindaco avrebbe agito per vendetta vietando l’uso di biciclette in molte parti del centro storico perché è stato investito da una elettrica, quel che andrebbe invece valorizzato è che un amministratore cittadino ha provato sulla propria pelle i rischi di una disordinata convivenza tra mezzi e pedoni in una zona della città in cui questi ultimi devono avere la priorità e, conseguentemente, ha agito immediatamente per evitare il ripetersi di analoghe situazioni. Solo chi non ha idea di cosa sia il bene comune può interpretare il divieto in termini di vendetta e/o di ritorsione – scrive infatti Anzaldo – tale polemica può essere compresa soltanto se si accettano acriticamente le regole di un gioco che ha ormai definitivamente abbandonato il buon senso a beneficio esclusivo di un ritorno mediatico o elettorale o personale. Ma a me le cose piace capirle davvero, anche se non mi piacciono, e questa logica non riesco proprio ad accettarla”.

