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Como, il Comune vuole dimezzare gli Istituti Comprensivi. Lettera dalla scuola: “Gravi conseguenze e criticità. Qui l’eccellenza”

“La presente nota intende evidenziare le criticità e le gravi conseguenze che il trasferimento della Scuola dell’Infanzia ‘G. Rodari’ dall’I.C. Como Centro Città all’I.C. Como Lago comporterebbe nei confronti di un progetto pedagogico d’eccellenza”.

Comincia così una lunga lettera – che abbiamo letto integralmente – a firma della Referente di Plesso della scuola dell’infanzia di via Zezio Silvia Malanchin, indirizzata nei giorni scorsi al sindaco Alessandro Rapinese e all’Assessore alle Politiche Educative e Scolastiche Nicoletta Roperto per chiedere formalmente di ripensare alla decisione di trasferire la scuola a un nuovo Istituto Comprensivo.

Una scelta, questa, che è la prima misura concreta – almeno a quanto è trapelato finora – di un aspetto meno dibattuto del progetto di razionalizzazione scolastica approvato nell’ottobre 2025 che prevede, oltre alla ben nota chiusura di diverse scuole, il dimezzamento degli Istituti Comprensivi che passerebbero da 8 a 4.

Un tema che aveva già sollevato forti perplessità tra i consiglieri provinciali di centrosinistra e tra i sindaci dei paesi limitrofi, che hanno sui loro territori sedi scolastiche che fanno capo a istituti comprensivi di Como, ma che oggi riceve una stroncatura, motivata fin nei minimi dettagli, anche da parte di chi, in una di quelle scuole, lavora quotidianamente.

“Analizzando le conclusioni redatte dal Settore Servizi alla Persona del Comune di Como, appare doveroso chiarire l’incoerenza di ciascun punto rispetto alla realtà operativa della nostra scuola”, – si legge infatti nella lettera – la presunta esigenza di ridurre la frammentazione nella gestione dei plessi è da noi ampiamente superata, poiché l’I.C. Como Centro Città ha avviato da tempo il percorso di costruzione di un’identità didattica forte e integrata tra le sue tre scuole dell’infanzia, avvalendosi della formazione specialistica avanzata del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca”.

“Analogamente – prosegue poi – l’obiettivo di semplificare i rapporti con l’Amministrazione comunale risulta pretestuoso: il plesso di Via Zezio garantisce da sempre una sinergia impeccabile”.

Ma quali sarebbero le conseguenze concrete, se il Comune decidesse di tirare dritto nella sua scelta di accorpare l’asilo a un nuovo Istituto Comprensivo? Abbiamo provato a riassumerle, per maggior chiarezza, per temi.

La dispersione dei docenti

“La scuola di Via Zezio non è solo una struttura immersa in un’area verde di pregio nel panorama cittadino. Non è un semplice contenitore di aule, ma un modello educativo innovativo, saldamente integrato alla visione strategica dell’I.C. Como Centro Città, sia in termini di continuità orizzontale, sia verticale. Cambiare istituto significherebbe impoverire e smantellare un patrimonio didattico, umano e professionale costruito in anni di lavoro – scrive la referente – l’eventuale realizzazione della proposta di dimensionamento attiverebbe infatti un complesso meccanismo di mobilità, destinato a modificare l’assetto lavorativo dell’intero corpo docente dell’infanzia in servizio nell’istituto comprensivo. Poiché i docenti di ruolo non appartengono al singolo plesso, ma all’organico complessivo dell’istituto, la chiusura o la cessione di una sede comporterebbe una vera e propria ristrutturazione delle posizioni lavorative di tutte le insegnanti”.

Che, concretamente, si traduce nel rischio di un taglio delle cattedre, nella necessità di rielaborare le graduatorie coinvolgendo anche insegnanti di altri plessi e, in caso di sovrannumero, nello spostamento dei docenti in altri istituti della provincia: “Questo clima di profonda incertezza spingerebbe inoltre molte insegnanti di ruolo a presentare domanda di trasferimento volontario già dal prossimo mese di marzo 2027 per tutelarsi ed evitare lo spostamento d’ufficio – si legge inoltre – l’esito finale di tale processo consisterebbe in una reazione a catena che porterebbe alla perdita di figure storiche, al continuo avvicendamento del personale, minando alla base la continuità didattica e la stabilità dell’offerta formativa per gli alunni e le famiglie del territorio”.

La possibile contrazione delle iscrizioni

Davanti a uno scenario del genere, il rischio concreto è ovviamente che a gennaio i genitori possano decidere di iscrivere i loro figli altrove, con la conseguente contrazione forzata delle iscrizioni “in netta controtendenza rispetto al trend di crescita costante che la nostra scuola ha sempre mantenuto negli ultimi anni, in forte contrasto con la crisi demografica citata nel documento redatto dal vostro ufficio Settore Servizi alla Persona”.

Il danno agli spazi della scuola

Aspetto tutt’altro che secondario è che tutti i beni presenti nella scuola, acquistati negli anni grazie a fondi Pnrr e donazioni dei genitori sulla base di progetti strutturati come quello con il centro Loris Malaguzzi di Reggio Children, sono di proprietà dell’IC Como Centro e “in caso di cambio di istituto, tutto il patrimonio materiale e didattico appartenente all’IC Como Centro dovrebbe essere trasferito altrove. Il risultato sarebbe drammatico: aule svuotate, spazi resi sterili e la totale distruzione di un lavoro di eccellenza costruito con anni di dedizione”.

La perdita della continuità didattica nido-materna

“Anche la proficua collaborazione tra l’asilo nido comunale ‘Girotondo’ e la scuola dell’infanzia subirebbe un drastico arresto. Il progetto, capace di garantire ai più piccoli un percorso di crescita armonioso, integrato e di elevata qualità, nonché esempio virtuoso di attuazione del D.Lgs. 65/2017 e delle Linee Pedagogiche per il sistema integrato 0-6, trae la sua forza da una costante interazione sul campo, concretizzata in incontri cadenzati che vedono protagonisti sia i bambini sia il personale educativo delle due strutture. La città andrebbe a perdere un esempio virtuoso ed attualmente unico, di continuità pedagogica per la fascia 0-6 anni”, si legge.

Le responsabilità del Comune

Riconosciuto il pieno diritto del Comune di organizzare la rete scolastica, il documento sottolinea però che “tale potestà programmatoria, per espresso dettato legislativo, deve esercitarsi in stretta aderenza e rispondenza alle specifiche esigenze educative, formative e alla domanda reale del territorio di riferimento. Ne deriva che la facoltà di riorganizzazione attribuita al Comune non può tradursi in un esercizio discrezionale o meramente contabile, ma deve trovare il proprio fondamento giuridico nella capacità di rispondere alle reali istanze della comunità locale. Sradicare dal proprio comprensivo un plesso come quello di Via Zezio — che non soltanto risponde appieno alla domanda delle famiglie del quartiere con iscrizioni in crescita, ma esprime la massima continuità formativa ed educativa del bacino di riferimento — costituisce una chiara violazione del principio di rispondenza territoriale sancito dalla legge regionale”.

Da qui, la richiesta inequivocabile della referente di plesso: “Si richiede pertanto il formale riesame della proposta, al fine di confermare la permanenza della Scuola dell’Infanzia “G. Rodari” all’interno dell’I.C. Como Centro Città”. Ora si attende la risposta del Comune.

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