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Como, si spacca il fronte taxi boat: “Noi, assenti in quella sala. Le priorità sono altre: sindaco, le affronti o si dimetta”

Frattura nel mondo della navigazione privata comasca mai così evidente come questa mattina. Nelle stesse ore in cui in Camera di Commercio a Como andava in scena un incontro con la presenza di Cna Lombardia Nord Ovest, Confartigianato Navigazione, Gdf e Guardia Costiera – circa 65 i partecipanti – l’Associazione noleggio da diporto (gruppo sponteano che unisce circa 60 società operanti sulla città, cioè la grande maggioranza del totale) non solo ha platealmente evitato di presenziare.

Ha anche pubblicamente rivendicato che i temi pur importanti trattati nella sala via Parini (tra gli altri le normative da adeguare, gli aspetti fiscali della nautica, le regole sulla sicurezza della navigazione) non sono le priorità di questo momento storico, visto che ce ne sono di estremamente più urgenti. E dall’associazione non è mancato nemmeno un affondo pesantissimo sul Comune e sul sindaco Alessandro Rapinese, alla fine veri destinatari di proteste e rivendicazioni.

“Noi come comitato spontaneo e Associazione noleggio da diporto abbiamo deciso di non presenziare oggi in Camera di Commercio perché i problemi seri sono altri rispetto a quelli trattati – conferma il president e portavoce Pietro Peddone – E poi, agli operatori non devono rispondere le forze dell’ordine come in quel convegno, o almeno non solo le forze dell’ordine, che pure svolgono un lavoro importantissimo, ma l’amministrazione comunale. Che invece tace, non risponde e parla a spizzichi e bocconi solo sulla stampa”.

“E’ finito il tempo delle chiacchiere – rimarca ancora Peddone – ora chiediamo un tavolo di confronto urgente con il Comune, confronto che invece altri hanno sempre frenato cercando di ‘tenerci buoni’ per chissà quali ragioni. Ma ora la nostra pazienza è finita, la situazione della navigazione è gravissima a Como”.

Tanti i temi roventi: “Prendiamo gli ormeggi a metà viale Geno che il sindaco vuole togliere agli operatori ma al quale il Consiglio di Stato ha dato torto, bloccando tutto almeno fino a dicembre – continua il presidente – Senza quelli, sui 508 posti barca totali in città ne verrebbe meno il 20%, tantissimi. Ma, al di là delle battaglie legali, il sindaco non ha mai chiarito cosa vuole fare di quegli ormeggi nonostante le tante richieste di chiarimento”.

C’è poi l’imminente chiusura del pontile per imbarcare i clienti a Sant’Agostino, con l’area che passerà alla Finanza, con trasferimento davanti a Villa Geno: “Noi abbiamo una perizia che dice che quella zona, dove dovrebbe essere attivato il pontile (foto qui sotto), è pericolosa e inadeguata. Ma non solo: la Navigazione ha già ribadito che esclude qualsiasi responsabilità nel caso in cui qualcuno dovesse cadere in acqua da quel pontile per le onde. E come non bastasse, Comune e Csu si rimbalzano le responsabilità sulla sicurezza”.

Il pontile di villa Geno cui sono destinati i taxi boat (foto ComoZero)

Non mancano i temi “del bando per i posti barca al Porto Marina, in proroga da due anni, con 400 posti di cui non si sa nulla con certezza” così come anche “il tema dell’abusivismo – rimarca Peddone – che proprio in questi anni è nato e cresciuto esponenzialmente, con un gruppo di irregolari che rende la vita impossibile a noi operatori ma anche agli stessi cittadini e turisti. E poi è assurdo che siamo l’unico lago che non ha un consorzio che possa avere in concessione gli spazi per vendere i tour in barca sul lago, tutto è lasciato alla legge della giungla”.

“Mi appello ancora al sindaco – conclude Peddone – Senza risposte rapide e sicure su questi temi, non gli resterà che dimettersi perché lo stato della navigazione a Como è davvero il simbolo di un fallimento. D’altronde, se ti tieni 13 deleghe, che le cose non funzionino è ovvio…”.

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