Il dibattito sul futuro del nostro territorio si accende spesso partendo da un timore diffuso: il rischio di trasformare il lago in una vetrina esclusiva per soli vip, allontanando chi ci vive. Una preoccupazione emersa chiaramente anche nella lettera inviata a ComoZero da un cittadino di Menaggio, che citava il caso del Lido comunale, oggi affidato in gestione a un grande albergo a scapito dei residenti.
A stretto giro, aveva risposto il sindaco, Michele Spaggiari: l’accordo con i privati ha permesso di riqualificare la struttura a costo zero per l’ente pubblico, liberando risorse fondamentali per il bilancio del paese. Grazie a questa scelta, il Comune ha potuto finanziare interventi urgenti e attesi da anni: il completamento della scuola secondaria, l’ampliamento dell’asilo nido e della materna, e il rifacimento del campo sportivo, pur continuando a garantire tariffe agevolate ai residenti per l’accesso al Lido.
La questione, tuttavia, apre una riflessione molto più profonda che tocca la carne viva del territorio: l’impatto della pressione turistica sulla qualità della vita dei residenti, che spesso si sentono messi ai margini dall’afflusso di visitatori. Per approfondire il tema abbiamo contattato il sindaco di Menaggio, intercettandolo in un momento che racconta bene il suo legame con la comunità: si trovava, infatti, a bordo di un pullman, insieme alla Commissione Anziani, per accompagnare un gruppo di pensionati menaggini a trascorrere una settimana di vacanza al mare. È da qui che comincia la nostra analisi su una metamorfosi epocale
Sindaco Spaggiari, come è cambiato il tessuto economico e sociale del lago?
La storia del nostro territorio ha vissuto mutamenti profondi. Siamo passati da un’economia di sostentamento alla nascita di una piccola-media industria — pensiamo sul lago alla ferriera Falk o all’industria serica — che ha trasformato la società. Poi la conformazione del lago non ha permesso di sostenere le esigenze di una produzione crescente e le industrie si sono spostate altrove. Come successo alla Gloriamed, l’azienda farmaceutica che da 100 anni aveva sede a Menaggio e che si è trasferita a Traona perché qui non trovava spazi sufficienti per un nuovo capannone. Per questo ora il turismo è diventato la base della nostra economia: porta occupazione, tanto che da noi la disoccupazione è allo 0%.

Una crescita vertiginosa che però si scontra con limiti evidenti. Qual è la situazione reale?
Il problema è che, davanti a una crescita simile, il territorio resta quello che è. Menaggio ha un’estensione di è di 11 chilometri quadrati complessivi, di cui appena 4 sono quelli del centro effettivamente visitato dai turisti. Ma, se da un lato i nostri centri storici fino a poco tempo fa erano in parte abbandonati perché scomodi, pieni di scale e inaccessibili in auto e ora hanno ritrovato vita grazie alle case vacanze, dall’altro è diventato praticamente impossibile trovare appartamenti in affitto. Il risultato oggi è che i menaggini si spostano in altri paesi e, a livello comunale, possiamo fare ben poco. Siamo davanti a una vera rivoluzione a livello urbanistico: se si riesce a guidarla è un’occasione, altrimenti rischiamo solo di venire travolti.

Sul fronte dell’emergenza abitativa e degli affitti brevi, cosa si potrebbe fare?
Recentemente il Comune di Firenze ha vinto al Tar sul tema dei limiti agli affitti brevi, ma serve un intervento a livello nazionale. Personalmente credo che se una famiglia decide di mettere a reddito la casa della nonna, generando un piccolo profitto in attesa che in futuro serva a un figlio, non possa essere trattata come chi acquista case in serie per puro business. Si potrebbe forse ragionare su un totale di licenze, come si fa per i taxi.
Come state usando le risorse del turismo per difendere i residenti?
Il grosso introito per il nostro Comune arriva dalla tassa di soggiorno e dai parcheggi e abbiamo scelto di trasformarlo in benefici concreti per i cittadini, inclusi coloro che vivono in paesi limitrofi ma usufruiscono dei nostri servizi. Offriamo libri di testo gratuiti per tutti gli alunni delle scuole medie, sosteniamo le società sportive e musicali, interveniamo sugli edifici scolastici e abbiamo acquistato la sede dei Carabinieri che, altrimenti, si sarebbero spostati a Como con gravi disagi per chi vive sul lago.

Lei racconta di un paese che, in parte, si spopola davanti all’avanzata delle case vacanze ma che continua a offrire servizi utili anche a chi già vive, o va a vivere, nei paesi limitrofi. Alla luce di questo, crede che sarebbe utile ragionare a livello sovracomunale?
Di fatto c’è già una forte commistione tra Comuni. Chi va via dalle zone turistiche si sposta in realtà più decentrate, che poi magari si ritrovano a farsi carico dei servizi sociali sgravando noi. Poi, però, quei cittadini vengono a scuola o a fare sport a Menaggio, perché grazie alla tassa di soggiorno abbiamo risorse da investire. Davanti a questo scenario, vorremmo poter condividere le ricadute positive del turismo e programmare meglio per affrontare quelle negative e unendoci in macro-aree sotto un’unica amministrazione potremmo farlo in modo più strutturato. Chi ha più turisti condividerebbe i benefici economici della tassa di soggiorno, e chi ha aree edificabili le potrebbe mettere a disposizione l’edilizia convenzionata, offrendo alle giovani famiglie la possibilità di rimanere qui. Oggi, con diverse amministrazioni e i continui cambi di sindaci è impossibile fare programmi a lungo termine. Per questo servirebbe ragionare seriamente sulle fusioni.
Un nodo cruciale riguarda anche la viabilità e i trasporti. Come si può gestire?
La variante della Tremezzina prima o poi sarà conclusa e non dobbiamo vederla come un incentivo a far arrivare più turisti, ma come uno strumento per far muovere meglio chi vive e lavora qui. Ma serve una visione d’insieme. La chiusura ai pullman del parcheggio di Griante, ad esempio, è una scelta comprensibile, ma ha semplicemente spostato altrove il problema: per questo insisto sul fatto che serve un ragionamento comune.
Al momento esiste già una forma di coordinamento tra i vari sindaci?
Abbiamo il CIO, il Comitato Istituzionale Occidentale, che unisce 31 amministrazioni comunali tra Cernobbio e Sorico e punta a includere tutti i 5o Comuni del territorio (è rimasto fuori solo San Nazzaro Val Cavargna, Ndr). L’obiettivo attuale è monitorare i lavori della variante della Tremezzina e coordinare i futuri interventi viabilistici sulla Regina ma bisogna fare di più. Il turismo va gestito, programmato, cavalcato per le cose buone che può portare, altrimenti viene solo subìto. E non intendo un intervento punitivo del tipo ‘turisti non venite più’, anzi. Ma servono interventi di pianificazione che potremmo ottenere solo se li chiederemo tutti insieme, unendo le nostre forze. Se no, da soli, non si va da nessuna parte.
