Addio trenino dei giardini a lago. Dopo la demolizione del minigolf (qui i racconti) e la chiusura del chiosco su viale Marconi, oggi è stato il turno di una delle attrazioni più amate da generazioni di bambini comaschi. E se la ragione è l’inizio, si spera a breve (e al netto dell’ultimo ricorso: qui), dei lavori per il rifacimento dell’intero parco, vedere smontare il piccolo tunnel, i lampioncini e le piccole balaustre che separavano i binari dalla “stazione” è comunque un colpo al cuore per moltissimi comaschi.

Alzi la mano, infatti, chi non ha almeno un ricordo legato a quel piccolo trenino rosso e nero, con i genitori o i nonni sfiniti dalle preghiere per fare almeno un giro e con le corse per accaparrarsi il posto sulla locomotiva, costi quel che costi, per poter suonare a tutto spiano la campana. E poi il vagoncino in fondo, piano B per eccellenza di chi si era visto sfuggire il posto da macchinista, dove le curve dei binari si sentivano meglio e si cadeva a destra e a sinistra ridendo come matti o l’ingresso in galleria, pochi metri di cerata rossa che sembravano un viaggio verso chissà dove.

E poi lo zucchero filato lì accanto alla cassa e via a giocare sull’altro trenino, quello di cemento ideato da Luisa Aiani, moglie di Ico Parisi, che sarà preservato e troverà posto nei nuovi giardini, ultima memoria di un luogo che sta per cambiare completamente volto e che, anche se indubbiamente necessita di un ripensamento, porta con sé i ricordi di tanti e non potrà che mancare a molti comaschi. C’è una possibilità che a fine cantiere ritorni? Diciamo che al momento è difficile dirlo ma, secondo quanto abbiamo cercato di capire con qualche telefonata, a differenza della giostra e dei tappeti elastici, forse sì. E’ elegante, antico, memoria. Quindi, chissà.
