Il blocco dei ristorni minacciato dal Canton Ticino “non ha effetti immediati, i nostri Comuni possono stare tranquilli, perché quelli pagati sono relativi a due anni fa”.
Un accordo “riusciremo a trovarlo, i rapporti bilaterali sono ottimi e con gli amici svizzeri siamo sempre stati in grado di trovare delle soluzioni. A patto però che il confronto avvenga su un piano di leale collaborazione. Non ci si può sedere a un tavolo e minacciare di non versare quanto è dovuto“.
L’obiettivo della Lombardia “è avere una sanità di qualità per chi vive nelle zone di confine, sia cittadino italiano o svizzero che sceglie di curarsi nei nostri ospedali”. I fondi serviranno infatti per aumentare, fino al 20%, gli stipendi di medici e infermieri che lavorano sui presidi ospedalieri a ridosso del confine e che scelgono di rimanere a lavorare in Lombardia.
L’assessore regionale agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche, Utilizzo risorsa idrica, Massimo Sertori – che è anche presidente della Regio Insubrica, la Comunità di lavoro che promuove la cooperazione transfrontaliera nella regione italo-svizzera dei Laghi Prealpini – getta acqua sul fuoco della polemica innescata da Bellinzona sul contributo per le spese sanitarie del 3% dei vecchi frontalieri.
“Il Ticino – spiega Sertori – ritiene che questo contributo, deciso da una Finanziaria del 2024, sia lesivo della revisione degli accordi italo-svizzeri del ’74 e per questo hanno sospeso in via preventiva il 50% dei ristorni. Ovviamente, è una loro versione. Fra l’altro lesiva di un accordo internazionale fra Italia e Svizzera. Quindi saranno Roma e Berna a dover affrontare la situazione”.
La Lombardia rimane aperta al dialogo. “Prendo atto – rileva – dell’incontro che c’è stato tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro Karin Keller-Sutter della Federazione elvetica, nell’ambito del quale hanno anche auspicato che ci sia un incontro tra Regione Lombardia e Canton Ticino per vedere se si può arrivare a una soluzione. Io sono convinto che si possa trovare una soluzione, a patto di confrontarsi alla pari. Non è possibile sedersi a un tavolo minacciando di bloccare la metà dei ristorni. Lombardia e Ticino hanno rapporti ottimi, abbiamo trovato soluzioni intelligenti per i nostri territori in passato, sono sicuro che potremo farlo anche in futuro”.
Sertori chiarisce anche un punto particolarmente controverso. “Non è corretto – spiega – parlare di ‘tassa sulla salute’. I frontalieri fino al 2000 hanno sempre pagato. Versavano, attraverso dei bollettini alle vecchie ASL, circa 600.000 delle vecchie lire per il servizio sanitario. Poi nel 2000 sono cambiate un po’ le cose, la sanità è diventata regionale, la Svizzera ha accettato un accordo con l’Unione Europea e quindi ha introdotto il diritto di opzione. Dal 2000 in poi, i lavoratori frontalieri possono optare o per il servizio sanitario svizzero o per quello italiano. Se optano per il primo pagano un’assicurazione privata che costa minimo 350 franchi al mese. Se scelgono per quello italiano. per un vuoto normativo, hanno l’assistenza sanitaria per loro e anche per i familiari a carico, gratis”.
Una evidente ingiustizia, che il Governo italiano ha ritenuto di correggere introducendo un modesto contributo sulla salute. “Nel caso di una busta paga di 4.000 euro netti – illustra Sertori – si sta parlando di 120 euro al mese per coprire il servizio sanitario per sé e per i propri familiari. Una cifra sensata, che in ossequio al federalismo fiscale, la Lombardia utilizza per aumentare gli stipendi, fino al 20%, di medici e infermieri che lavorano sui presidi ospedalieri a ridosso del confine e che come sappiamo hanno un grosso problema di attrattività verso la Svizzera perché evidentemente gli stipendi sono molto diversi”.
“Quindi – conclude Sertori – questa norma mira a mantenere un servizio sanitario di qualità per tutti, che abitino da una parte o dall’altra del confine”.
Sulla gravità di questa notizia interviene Silvia Alberici, coordinatrice provinciale del Movimento 5 Stelle Como.
La decisione del Canton Ticino di trattenere cautelativamente i ristorni destinati alla Lombardia è la certificazione del totale fallimento politico del centrodestra regionale e nazionale. Parliamo di oltre 50 milioni di franchi che rischiano di venire sottratti alle casse dei nostri Comuni, risorse vitali per i servizi essenziali dei cittadini e dei territori delle province di Como e Varese. Questo braccio di ferro istituzionale è la conseguenza diretta della miopia politica di chi governa Palazzo Lombardia.
Il Movimento 5 Stelle, anche in sede regionale, si è battuto per eliminare una tassa discriminatoria e penalizzante per i lavoratori. Introdurre un prelievo forzoso sulle spalle dei ‘vecchi frontalieri’ è stato un errore madornale: non solo si va a colpire chi lavora duramente ogni giorno affrontando sacrifici immensi, ma si è fornito al Ticino il pretesto giuridico perfetto per bloccare i ristorni, parlando di violazione degli accordi internazionali contro le doppie imposizioni.”
“Il governo di centrodestra in Regione Lombardia non si è opposta a questa misura ingiusta, dimostrando un’assoluta incapacità di valutarne gli effetti collaterali e i rischi diplomatici. Mentre la Regione Piemonte ha saggiamente deciso di fare un passo indietro per evitare lo scontro, la Lombardia ha tirato dritto, provocando la ritorsione di Bellinzona che oggi colpisce solo ed esclusivamente il nostro territorio. È imbarazzante vedere come la Lega e i suoi alleati, che a parole si dicono paladini dei territori, si rivelino nei fatti i principali responsabili del loro impoverimento e dell’isolamento istituzionale.