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Il cantiere per la maxi variante: “No, il Lago di Como non può diventare una discarica. Ricordiamoci il caso dell’arsenico”

Sulle questioni legate al cantiere infinito per la variante della Tremezzina riceviamo e pubblichiamo un contributo di Legambiente:

Variante della Tremezzina: il lago non può diventare la scorciatoia per rimediare ai ritardi del cantiere.

Per recuperare i vergognosi ritardi accumulati nei lavori della variante della Tremezzina, leggiamo sulla stampa che alcuni sindaci propongono di riversare nel lago i materiali di scavo, richiamando come esempio un progetto realizzato in Svizzera.

Ma quel precedente viene raccontato solo a metà. Nel Lago di Uri, infatti, il materiale proveniente dagli scavi del nuovo tunnel del Gottardo era destinato a un intervento di rinaturalizzazione del delta della Reuss, con l’obiettivo di ripristinare habitat naturali e favorire la biodiversità, non certo di creare nuove aree edificabili.

L’esperimento svizzero è però stato sospeso dopo la conferma della presenza di elevate concentrazioni di arsenico nelle rocce in parte già depositate sul fondale. Si è quindi dovuto ricoprire il tutto con materiali inerti per evitare possibili rilasci di arsenico. Anche in Tremezzina sono stati riscontrati arsenico, idrocarburi pesanti e altri contaminanti nei materiali di scavo. Non sappiamo in quali concentrazioni né quali possano essere gli effetti sull’ecosistema del lago e sulla salute pubblica. Proprio per questo servono analisi rigorose e valutazioni indipendenti, non decisioni dettate dall’urgenza di chiudere il cantiere.

Preoccupa inoltre che venga proposto dagli stessi sindaci di utilizzare il materiale versato nel lago, non per interventi di ripristino ambientale, ma per realizzare nuovi parcheggi, piazze, porticcioli e altre opere edilizie lungo una costa già fortemente compromessa. Sarebbe l’ennesima sottrazione di naturalità e paesaggio a favore di nuovo cemento. La tutela del lago non può essere subordinata alle esigenze del cronoprogramma dell’opera. Se i materiali siano compatibili con l’ambiente lacustre devono stabilirlo ARPA e gli organismi tecnico-scientifici competenti, non la politica. Colpisce invece che ARPA e Soprintendenza vengano spesso descritte come ostacoli burocratici da superare, quando il loro compito è proprio quello di difendere l’ambiente, il paesaggio e la salute dei cittadini.

Accelerare i lavori è un obiettivo condivisibile. Farlo abbassando le garanzie ambientali è inammissibile. Per di più questa proposta, che si presta a nostro avviso a velleità speculative, viene presentata come se, superato questo scoglio, tutti gli altri numerosi problemi organizzativi, strutturali, geologici, di compatibilità economica… si risolvessero come d’incanto. Il nostro lago è un patrimonio naturale e paesaggistico unico: merita scelte motivate, fondate su dati scientifici e orientate all’interesse collettivo.

Con preghiera di diffusione

Enzo Tiso a nome del Direttivo

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